BULGARIA
Migliaia di persone per le strade della capitale contro la nomina del nuovo direttore dell’Agenzia nazionale della sicurezza. I manifestanti, per lo più rappresentanti del ceto medio, chiedono anche le dimissioni del nuovo governo che per adesso non intende rassegnarle. La crisi a Sofia e gli scenari possibili
Ieri sera (17 giugno) nella piazza centrale di Sofia, di fronte alla sede del Consiglio dei ministri, si sono date appuntamento 10.000 persone. Diversi gli striscioni con le scritte "Mafia", "Dimissioni", "Ridateci il Paese". Molti di loro sono giovani professionisti, ci sono anche famiglie con figli piccoli, si respira un’aria di speranza e di amicizia. Il motivo della protesta è la nomina del deputato del Movimento per i diritti e le libertà (partito della minoranza turca) Delyan Peevski a direttore dell’Agenzia nazionale per la sicurezza. Il nome di Peevski, che possiede anche un grande gruppo mediatico in Bulgaria, è legato a diversi affari oscuri. È stato indagato per corruzione. "Le persone sono indignate, non si può continuare così – spiega al Sir uno dei manifestanti, Petar Georgiev -. Vogliamo un Paese dove il potere non agisce dietro le quinte ma dimostra che è in grado di difendere gli interessi dei cittadini". Secondo Georgiev, la nomina di Peevski avvenuta venerdì "ha esaurito la pazienza della gente e da allora, tramite le reti sociali, le persone hanno iniziato a protestare tutte le sere".
La situazione politica. Tutto questo succede a solo due settimane dall’arrivo del nuovo governo guidato da Plamen Oresharski, appoggiato dai socialisti e dal partito della minoranza turca. Anche se ha ricevuto il maggior numero dei voti, il partito di centro-destra Gerb, uscito di scena dopo le numerose proteste contro il carovita a febbraio, non è riuscito ad avere abbastanza deputati per formare un governo proprio.
Il commento della Chiesa cattolica bulgara e della Commissione europea. "Per le strade di Sofia ma anche di molte città della Bulgaria, si vedono persone che chiedono giustizia, onestà e una vita migliore per sé e per i propri figli". È il breve commento che il presidente dei vescovi bulgari, mons. Hristo Proykov, rilascia al Sir sull’ondata di scontentezza che sta attraversando il Paese. "Si nota un desiderio di morale nella politica perché la gente non vuole sentirsi più ingannata ma cerca stabilità e sicurezza", aggiunge il vescovo. Per la Commissione europea le proteste "dimostrano una grande preoccupazione nella società bulgara per il ruolo della legge" e "la necessità di trasparenza nelle scelte di persone che occupano cariche alte nello Stato".
Scontentezza dall’intera classe politica. "Da lungo tempo i sociologi registravano una scontentezza dall’intero sistema politico – spiega l’analista politico Boris Popivanov – ma dall’inizio dell’anno la tensione ha portato le persone nelle strade". Questa volta però, secondo l’esperto, "non sono i problemi sociali o il carovita a spingere la gente ma le questioni morali e il modo in cui i politici guidano il Paese". "La maggior parte dei manifestanti – aggiunge il giornalista Ivan Bedrov – è laureata e ha un buon lavoro e si è sentita presa in giro. Si sapeva che in Bulgaria la mafia fosse legata in qualche modo al potere, ma non lo si dimostrava così esplicitamente come è accaduto con la nomina di Peevski". Anche se il contestato neodirettore dell’Agenzia nazionale per la sicurezza ha dimostrato la sua disponibilità a ritirarsi, le proteste continuano e i manifestanti chiedono le dimissioni del governo. Il premier Oresharski ha cercato d’incontrarli ma la sua iniziativa non ha avuto successo. In un’intervista televisiva, però, ha detto che per adesso non intende dare le dimissioni. "Tutto si deciderà nei prossimi giorni – è la previsione di Popivanov – se le tensioni si placheranno, il governo potrà continuare, anche se avrà una credibilità sotto il minimo". Bedrov invece è convinto che le dimissioni del governo sono solo "questione di tempo" e che i politici "non sono mai stati così lontani dalla realtà".
Gli scenari possibili. Dalle elezioni del 12 maggio sono entrati in Parlamento solo quattro partiti. "Molte delle persone non si sentono rappresentate – spiega Bedrov – e si cercherà presto la formazione di un nuovo movimento di destra che possa rispondere alle aspettative della gente". Secondo Popivanov, invece, "anche se ci saranno elezioni anticipate, non avverranno grandi cambiamenti nella composizione del Parlamento". "Per un nuovo partito di destra servirebbe più tempo", aggiunge. Esiste anche una terza possibilità, che il governo funzioni fino a maggio 2014 e allora "insieme alle elezioni europee – conclude Popivanov -, si potranno svolgere anche le nuove elezioni parlamentari".