BILANCIO DI UN ANNO
I grandi deficit della scuola sono ancora tutti da sanare: il problema economico che si è tradotto a settembre nei forti tagli all’organico, soprattutto di sostegno, e nella grande incertezza sul destino dei percorsi extracurriculari, sempre in bilico; la grave emergenza dell’edilizia scolastica. E poi ancora il non trascurabile rischio della dispersione scolastica
Le lezioni volgono al termine, in alcune città la campanella ha già accompagnato l’esodo definitivo degli studenti verso i cortili e la spensieratezza estiva (quella riservata ai non impegnati negli esami, ovvio). Ma per gli insegnanti questo è il tempo delle scadenze, dei bilanci, degli scrutini e della preparazione delle prove d’esame.
È il tempo della burocrazia e dei fogli da compilare. Arriva sempre al termine di molte fatiche e di grandi incertezze. Gli insegnanti sono chiamati a riflettere e a ripercorrere il lavoro svolto e le criticità incontrate, in termini "ufficiali".
L’anno che si chiude ha rappresentato il difficile banco di prova degli accorpamenti delle scuole in istituti comprensivi (Ic) che provvederanno all’istruzione dei cittadini dall’infanzia all’adolescenza. La creazione degli Ic ha chiesto la ridefinizione degli ambiti e delle competenze nelle diverse scuole e anche del Piano dell’offerta formativa (Pof). L’istituzione di questi pachidermi amministrativi ha provocato inizialmente dei disagi all’utenza, perché nella maggioranza dei casi il personale di segreteria è proprio fisicamente migrato nelle sedi centrali, assieme agli archivi e al materiale cartaceo. Questo, quindi, è stato l’anno delle lunghe file per avere certificati, buoni libro o anche soltanto libretti delle giustificazioni.
Gli accorpamenti, inoltre, sono andati di pari passo con il complesso e "periglioso" progetto della dematerializzazione burocratica, con le iscrizioni online e la fine della sperimentazione del registro elettronico, che entro l’anno prossimo entrerà a pieno regime. Tutti passaggi che dovrebbero facilitare i contatti fra scuola e famiglia, renderli più immediati. A portata di un "click", dice lo slogan. Ma a questo proposito i docenti s’interrogano molto. A breve ci sarà la consegna dei documenti di valutazione, le storiche pagelle… Ma se il cartaceo non è più previsto, cosa consegneranno? E soprattutto i genitori e gli insegnanti avranno modo di confrontarsi sul terreno della valutazione, che è così pregnante e delicato? La "dematerializzazione" non rischia di dematerializzare anche i necessari rapporti collaborativi e costruttivi fra scuola e famiglia?
In questa importante metamorfosi, la scuola deve mantenere saldo il suo ruolo di comunità educante, coerente con il territorio. Il progetto di base, soprattutto nella scuola dell’obbligo, non può prescindere dall’accoglienza, dal rispetto della diversità e dalla formazione al pensiero critico e creativo. La sfida vera è riuscire a coniugare umanesimo e tecnologia, tenendo sempre a mente il ruolo di mero strumento che riveste quest’ultima.
Si è aperta l’era della scuola digitale, dunque. Una rivoluzione che stenta ancora a decollare, perché – inutile negarlo – molte scuole non hanno ancora strumenti adeguati, non sono al passo con gli altri stati europei. I cosiddetti laboratori multimediali, le Lim e i progetti legati alla tecnologia funzionano davvero? Sono impiegati realmente, o rappresentano ancora soltanto un utopico approdo?
Le politiche inclusive, poi. come rispondono a questo nuovo profilo tecnologico dei saperi? E gli studenti, definiti nei forum e nelle pubblicazioni "nativi digitali", quanto ne sanno davvero di tecnologia? Ne comprendono i rischi e le potenzialità? E gli insegnanti saranno in grado di formarli e di condurre assieme a loro una corretta sperimentazione?
Questi interrogativi restano aperti.
E non sarà, ahimè, la tecnologia a sanare i grandi deficit della scuola. Il problema economico che si è tradotto a settembre nei forti tagli all’organico, soprattutto di sostegno, e nella grande incertezza sul destino dei percorsi extracurriculari, sempre in bilico; la grave emergenza dell’edilizia scolastica. E poi ancora il non trascurabile rischio della dispersione scolastica (molto viva, soprattutto in alcune sacche sociali e territoriali)… Tutti nodi mai completamente risolti e pressanti nella scuola di oggi.