AZIONE CATTOLICA
Seminario di studi “Democratica-mente”, promosso dall’Istituto “Vittorio Bachelet”
La formazione alla democrazia tra percorsi culturali e partecipativi è stata al centro di "Democratica-mente", il seminario promosso a Roma dall’Azione Cattolica e dall’Istituto "Vittorio Bachelet". Occorre "pensare alla fede nello stretto nesso con la vita comune" secondo il presidente di Ac, Franco Miano, che ha parlato di una "proposta formativa globale" in cui "la dimensione spirituale si integri con quella sociale e politica". Avendo a cuore "la formazione a tutto tondo sviluppata attorno a due obiettivi fondamentali: essere cittadini all’altezza di questo tempo e, al contempo, degni del Vangelo". Per il docente della Luiss Paolo Peverini, che è intervenuto offrendo una prospettiva sociosemiotica in merito alla reputazione e all’ influenza nei social media, Facebook e Twitter "sono nati con un obiettivo diverso da quello per cui vengono usati. Non possiamo prendere per buone in assoluto le cose dette su Twitter, anche perché non può essere sostituito alle forme di approfondimento". Secondo l’esperto, comunque, è "ancora forte la verticalizzazione dei processi comunicativi: i media rimangono dispositivi complessi dove si intrecciano economia e finanza, politica e, in parte ancora troppo piccola, la cultura".
Una cultura civica nuova e matura. Di "spiritualità della politica, partecipazione alla politica e informazione politica" ha parlato padre Francesco Occhetta de "La Civiltà Cattolica": "La nostra testimonianza – ha spiegato – è politica a causa della nostra fede. Dobbiamo assumere la debolezza della croce: a noi in politica basta solo la Sua grazia, e molti compromessi non possiamo accoglierli, per questo dobbiamo sviluppare un’attivazione di coscienza". In politica, ha proseguito il gesuita, "il testimone è un arciere, le sue parole sono le frecce: a cambiare è la forza dell’arciere che le lancia, e questa dipende dalla sua vita spirituale". Così, se il panorama politico attuale è caratterizzato dall’ "oligopolio dei partiti", dalla "tecnicizzazione, mediatizzazione e professionalizzazione della politica", dal "conflitto tra potere statale e autonomie locali", dal "parlamento succube del governo" e dal "disinteresse per il territorio", emerge la tensione tra diversi modelli di democrazia: "rappresentativa, liquida o diretta". La rappresentanza politica, insomma, "è cambiata: serve una cultura civica, che va informata e resa responsabile" perché diventi una "rappresentanza matura".
Quando la democrazia vince. Sulle imprese sociali ha riferito l’imprenditore Andrea Vecci: "Sempre più imprese sociali hanno una funzione istituzionale. L’impresa sociale, facendo crescere la responsabilità sociale locale, diventa impresa di comunità". Sull’esperienza di "Io cambio, il mio voto non lo scambio" attuata a Molfetta ha testimoniato il coordinatore, Graziano Salvemini, evidenziando come grazie all’iniziativa sia stato presentato un Codice etico in vista delle elezioni nelle parrocchie e anche nelle scuole, coinvolgendo circa venti associazioni aderenti al progetto.
Essere coscienza critica. "I rappresentanti eletti dal popolo sono incapaci di risolvere i problemi della gente", ha detto Lorenzo Caselli, docente emerito di Economia all’Università di Genova, aggiungendo che "alla sovranità dei cittadini si è sostituita quella dei creditori internazionali". In questa prospettiva di passaggio la democrazia deve "fare i conti con la dicotomia tra interpreti ed esclusi". Occorre, per Caselli, "essere coscienza critica nella primazia del mercato, promuovere l’impegno a costruire un ethos collettivo dove la fede non rimane un fatto privato, elaborare un pensiero politico non appiattito e garantire una presenza sociale strutturata nei corpi intermedi" che sia "capace di incidere su Stato e mercato". Senza "rassegnarci a sterili contrapposizioni" o ad "ammucchiate", possiamo, ha concluso, "valorizzare le differenze e appartenere alla comune casa europea".