IL PRESIDENTE ELETTODEI VESCOVI FRANCESI
L’arcivescovo di Marsiglia, monsignor Georges Pontier, presenta il “Cortile del cuore” che si conclude domani, 8 giugno, nella sua città. E non si sottrae alle domande più scottanti che riguardano l’opinione pubblica francese e cattolica
Una settimana dal 3 all’8 giugno all’insegna della cultura dell’incontro tra pensieri, appartenenze, tradizioni diverse, per dire che il dialogo è possibile anzi è una sfida da accogliere in un tempo di forti radicalizzazioni che stanno dividendo la Francia e purtroppo stanno anche degenerando in scontri e violenze urbane. Si presenta così il "Parvis du Coeur" – Cortile del Cuore – lo speciale ‘Cortile dei Gentili’ in corso fino a domani a Marsiglia nella settimana della festa del Sacro Cuore. A patrocinare l’iniziativa – promossa dall’arcidiocesi francese con l’Istituto cattolico del Mediterraneo – c’è anche il Pontificio Consiglio della Cultura che ieri con la presenza del cardinale Gianfranco Ravasi a Marsiglia, ha animato un suggestivo confronto sul tema "Umanesimi e religioni" con i filosofi Julia Kristeva e Jean-François Mattéi. Il Sir ne ha parlato direttamente con l’arcivescovo di Marsiglia, monsignor Georges Pontier, che a luglio assumerà la presidenza della Conferenza episcopale francese.
Perché Marsiglia ha scelto per la tappa in terra francese del Cortile dei Gentili il titolo "Cortile del cuore"?
"Il titolo ‘Parvis du coeur’ è venuto dalla congiunzione di due cose: la prima è che l’iniziativa si situa nell’ambito del cortile dei gentili realizzato in collaborazione con il Pontificio Consiglio della cultura. È nello stesso tempo un’iniziativa che si svolge nella settimana della festa del Sacro Cuore che è una ricorrenza importante per Marsiglia legata all’epidemia di peste che colpì la città nel XVIII secolo ed è divenuta oggi segno di congiunzione tra la Chiesa e la società. Si dice ‘parvis du coeur’ perché fa eco ad un desiderio ed una realtà: raggiungere gli uomini di oggi per dialogare con loro".
Come si configura "una città con un cuore"?
"Una città con il cuore? Marsiglia per la sua tradizione, porto che si affaccia sul Mediterraneo, è una città fortemente segnata dall’arrivo di popoli che sono passati da qui e sono rimasti ad abitarla per lungo tempo. Si è quindi sedimentata nel tempo una tradizione di accoglienza, sebbene come dappertutto, è sempre una dimensione delicata. Ma la nostra città è fatta di popoli diversi. Nel sud della Francia è forse una delle città più fortemente segnata dall’immigrazione che continua ancora oggi con l’arrivo di popolazioni soprattutto dall’Europa dell’Est".
Come si coniuga questa vocazione all’incontro con il clima di radicalizzazione che si sta verificando in Francia soprattutto sulle questioni della vita e della famiglia?
"La situazione attuale ci invita innanzitutto ad una conversione che significa non difendere le proprie idee, ma viverle in profondità. Il primo servizio che i cristiani possono dare alla società è testimoniare con la loro vita il messaggio del Vangelo che è portatore di gioia e promozione umana. È solo vivendo che diventiamo credibili. È con questo stile poi che si prende parte al dibattito con argomentazioni che fanno riflettere. E se nella sua domanda, fa riferimento al dibattito sul ‘mariage pour tous’, le posso dire che è grazie anche alla Chiesa se in questi mesi il dibattito si è potuto arricchire indicando all’opinione pubblica il riferimento al concetto stesso di matrimonio e di diritti del bambini. Una presa di coscienza che si è poi vista nei sondaggi, sebbene alla fine non si è riusciti a influenzare il legislatore".
Ieri notte, a Parigi, è avvenuta un’aggressione "a sfondo politico" commessa da uno skinhead ai danni di un giovane militante di estrema sinistra che è in stato di morte cerebrale. La radicalizzazione delle idee sta sfociando in violenza urbana?
"C’è una violenza nella società che è multiforme. Ci sono forme di violenza che si esprimono in veri e propri crimini. A Marsiglia, per esempio, l’altro ieri notte si è consumato un omicidio nell’ambito del traffico della droga. Sono fatti estremi di violenza che toccano fortemente i cittadini ma ciò che più preoccupa sono le piccole forme di delinquenza che sono purtroppo generate anche da problemi come la disoccupazione, con persone che non hanno più garantito uno stipendio a fine mese e cadono nella disperazione. Un problema che si è accentuato in questi ultimi anni, anzi mesi. Noi stessi siamo impegnati per cercare soluzioni o quanto meno di accompagnare queste realtà. La violenza, però, non è mai una risposta ai problemi. È un messaggio che cerchiamo di far passare soprattutto laddove le persone sono fortemente destabilizzate, inquiete, vivono nella paura, perdono il senso della dignità e del rispetto dell’uomo".
Quale la vocazione dei cristiani?
"Chi siamo noi come cristiani? Uomini che favoriscono l’incontro, il dialogo, il rispetto. Sono valori oggi importanti in una società che si sta radicalizzando con opposizioni sempre più marcate che purtroppo non esitano a intraprendere cammini di violenza per esprimersi. Occorre allora favorire l’incontro perché quando ci si conosce, ci si rispetta".