IL FORUM DI PIOBBICO

Un grande laboratorio” “della cultura cristiana

Da oggi a domenica confronto su temi quali il rapporto fra cultura cristiana e fede, comunicazione, politica, economia. Il professor Demetrio Marco De Luca ipotizza la nascita di una “Conferenza mondiale permanente delle religioni per l’umanità e la pace”. A conclusione dei lavori interverrà il cardinale Tauran

Si apre oggi a Piobbico (Pu) il "Forum della cultura cristiana", promosso dal Comune, dall’Associazione Forum della cultura cristiana con sede a Roma e dall’Associazione culturale Francesco Tarducci. Il Forum vuol essere una sorta di "grande laboratorio della cultura cristiana" in grado di catalizzare l’interesse su temi centrali della civiltà. L’evento è articolato in tre giorni di dibattiti in cui esponenti del mondo dell’associazionismo, della cultura, accademico e religioso italiano e internazionale saranno chiamati a dialogare e confrontarsi su temi quali il rapporto fra cultura cristiana e fede, comunicazione, politica, economia. Concluderà il Forum, la sera di domenica, l’intervento del cardinale Jean Louis Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso, che nella stessa mattina sarà presente all’inaugurazione di un monumento dedicato al cardinal Pietro Palazzini. Un nuovo appuntamento con il Forum della cultura cristiana è previsto a Roma, tra la fine del 2013 e la primavera del 2014, come ci anticipa Demetrio Marco De Luca, presidente della Commissione paritetica interparlamentare internazionale rapporti cultura e politica e presidente onorario dell’Associazione Forum della cultura cristiana. Il progetto a più ampio respiro sarà una "Conferenza mondiale permanente delle religioni per l’umanità e la pace", una sorta di "Onu delle religioni", che comprenda "cattolici, ortodossi, protestanti, ebrei, musulmani, buddisti, taoisti e induisti", come ci spiega De Luca.

Presidente, perché un Forum della cultura cristiana?
"Voglio fare una provocazione: il cristianesimo è al di sopra delle culture, perché è un incontro con l’uomo. Cristo, che si è sempre definito il Figlio dell’uomo, rivela appunto l’uomo all’uomo. La persona umana, potremmo dire, ‘nasce’ dalla rivelazione cristiana. Gesù ci dice che siamo tutti figli di un unico Padre e da qui nasce il concetto che siamo tutti fratelli. La conseguenza è la nascita della persona umana al centro dell’universo. Il cristianesimo accoglie tutti al di là delle proprie convinzioni, perché importanti sono le persone. La multiculturalità nasce nella storia con il messaggio evangelico".

Durante il Forum sono previste sessioni di confronto con le altre religioni: come mai?
"Il cristianesimo si fa portatore di un incontro con le altre culture religiose, che hanno in comune il senso della sacralità della vita e della natura. Il nostro Forum, insieme con le altre culture religiose, vuole condurre a una nuova visione del mondo, dove ci sia un’attenzione spirituale non solo alla vita e alla natura, ma anche ai diritti umani. L’incontro delle culture religiose promosso attraverso il Forum, dunque, vuol far riappropriare all’uomo i valori antropologici. Oggi c’è una cultura laica emergente che a volte cerca di cancellare la trascendenza: ma se annulliamo i grandi valori dell’uomo, rendiamo la società sempre più triste perché manca di quei principi che sono essenziali. Perciò, vogliamo confrontarci anche con le culture laiche emergenti perché vogliamo contribuire ad arricchirle di umanità e metterci tutti insieme a servizio dell’uomo, come ci chiede Papa Bergoglio, che va incontro a tutti gli uomini in maniera diretta, spontanea. Insomma, le grandi religioni storiche, di fronte all’attuale periodo di crisi spirituale e umana, assumono un compito di testimonianza, di presenza e di valore in cui sottolineano i grandi riferimenti trascendenti che sono loro tipici e che costituiscono le radici dei popoli".

Che ruolo possono avere le religioni di fronte a fenomeni sempre globali come le migrazioni?
"Oggi le religioni possono fare moltissimo proprio per agevolare l’incontro di culture così diverse di cui sono portatori gli immigrati, perché hanno nel loro Dna la capacità di incontro e di comprensione".

Una sessione sarà dedicata alla comunicazione: quanto è importante per far conoscere la cultura cristiana oggi?
"Moltissimo. La comunicazione deve essere un servizio alla comunità, parlando delle esigenze vere degli uomini. Non si deve strumentalizzare l’informazione. Occorre creare una sensibilità degli informatori. Perciò, la Chiesa deve essere attenta alla formazione dei comunicatori. Oltretutto, sarebbe un peccato nascondere il messaggio di Cristo che ha aperto agli uomini la possibilità di una vita di incontro, pienezza e gioia".