LONDRA/"MARRIAGE BILL"

Dai Lord un altro sì” “ai matrimoni gay

Sempre più vicina, anche in Inghilterra e Galles, la celebrazione di unioni fra persone dello stesso sesso. Non trovano ascolto le pesanti riserve espresse da cattolici e anglicani. Ora sono in gioco le eventuali ripercussioni della legge su scuole cattoliche, insegnamento pubblico, libertà dei funzionari pubblici di far ricorso all’obiezione di coscienza. Per non parlare del rischio di ripercussioni negative a carico delle organizzazioni religiose

La legge che introduce le unioni tra persone dello stesso sesso in Inghilterra e Galles ha ricevuto il via libera della Camera dei Lord ed è stata respinta, con 390 voti contro 148, la mozione che voleva bloccare il provvedimento. Continua così, nonostante quasi 700mila firme di protesta raccolte dalla "Coalizione per il matrimonio" nei mesi scorsi, l’iter di questa normativa fortemente voluta da Cameron anche contro metà del suo partito.

Gli emendamenti cattolici. La legge, che potrebbe portare alle prime cerimonie omosessuali durante l’estate, verrà discussa, sempre ai Lords, a metà giugno, a livello di commissioni dove la Chiesa cattolica ha proposto una serie di emendamenti. Se questi ultimi verranno bocciati il "bill" riceverà il "royal assent" il via libera ufficiale della Regina mentre se sarà modificato dovrà tornare ai Comuni per un altro voto. In un documento, inviato prima del voto ai parlamentari, il Primate cattolico Vincent Nichols e l’arcivescovo Peter Smith hanno chiarito che, con la nuova legge, "l’apertura ai figli e, con essa, la responsabilità per padri e madri di rimanere insieme per occuparsi dei bambini nati nella loro famiglia non è più al centro dell’interpretazione che la società dà dell’istituzione matrimonio". In cima alle preoccupazioni dei vescovi le scuole gestite dalla Chiesa cattolica che potrebbero essere costrette a "promuovere e sostenere tali matrimoni". Un’ansia condivisa anche dal mondo laico, se si considera che 40mila insegnanti hanno detto in un sondaggio di non voler incorporare i matrimoni gay nelle loro lezioni. I vescovi hanno chiesto infatti che la legge venga modificata per garantire che "i cittadini non vengano discriminati se esprimono pareri contrari ai matrimoni omosessuali", "che vengano tutelati ufficiali di stato civile che facciano obiezione di coscienza quando viene loro chiesto di ufficiare cerimonie gay" e "che le organizzazioni religiose non vengano penalizzate, in alcun modo, se si rifiutano di dare spazio a matrimoni omosessuali".

Preoccupati anche i vescovi anglicani. La preoccupazione dei vescovi cattolici è condivisa da quelli della "Chiesa di Inghilterra" che, in un incontro con i parlamentari, hanno avvertito che "giovani cristiani e funzionari pubblici saranno costretti a scegliere tra la loro coscienza e la carriera sulla questione dei matrimoni omosessuali". Anche 500 imam hanno accusato il governo di attaccare "la base della vita famigliare". Particolarmente dure le parole usate dal Primate anglicano Justin Welby che, durante il dibattito ai Lord, si è pronunciato per la prima volta con forza contro la legge. Welby ha detto di voler difendere il matrimonio non perché è una questione di fede ma perché pensa che esso sia fondamentale per l’esistenza della società. Secondo l’arcivescovo la legge crea confusione: parte da "un legittimo desiderio di uguaglianza" che non necessariamente però "deve significare uniformità, non riuscendo quindi a capire che due cose possono essere uguali ma diverse". "Il risultato – ha proseguito Welby – è la confusione". Il matrimonio ne esce "abolito, ridefinito e ricreato" e "la famiglia, nella sua definizione normale, che precede lo Stato ed è base della nostra società, è indebolita". Secondo Andrea Minichiello Williams, direttrice di "Christian Concern", una delle associazioni più attive del movimento per la vita "non esiste mandato per questa legge che non esisteva nel programma presentato alla Regina l’anno scorso all’apertura del parlamento ed è profondamente preoccupante che i Lord non lo abbiano riconosciuto".

a cura di Silvia Guzzetti