PERSECUZIONI
Due giorni fa un uomo ucciso per il rifiuto di convertirsi all’induismo. La triste graduatoria degli Stati dove le violenze vengono tollerate. Ma il 2 giugno venti milioni di fedeli indiani hanno partecipato all’adorazione eucaristica. Nelle intenzioni di preghiera di Papa Francesco il riflesso delle violenze da estirpare contro le donne e i bambini
Due giorni fa, Asia News ha riportato la notizia dell’assassinio di un uomo di 35 anni, Tapas Bin, cristiano, decapitato da suo suocero per essersi rifiutato di convertirsi all’induismo. L’omicidio è avvenuto nel villaggio di Teliamura (West Tripura), nella zona nord-orientale del Paese. Secondo le fonti della polizia, tre anni fa l’uomo aveva sposato la figlia del suo assassino, seguace della religione locale. Era stato insegnante della figlia e avevano un bambino di un anno. La donna, che ha dichiarato che sin da subito dopo il matrimonio suo padre aveva esercitato pressioni per convertire il marito alla religione praticata nel villaggio, ricevendo il diniego da parte di questi, ha aggiunto di temere per la sua stessa vita e per quella di suo figlio.
Sono stati 135 gli attacchi contro i cristiani censiti nel 2012. All’inizio di quest’anno, il "Consiglio globale dei cristiani indiani" (Gcic), ha inviato all’Agenzia Fides un Rapporto nel quale sono stati censiti ufficialmente 135 attacchi contro fedeli cristiani in India. In base ai dati contenuti nel Rapporto, guida la classifica degli Stati indiani dove le persecuzioni sono più accese il Karnataka (India centrale), con 41 casi di attacchi. Seguono l’Orissa con 16, il Tamil Nadu con 15 casi, il Madhya Pradesh con 14. In Chhattisgarh gli episodi censiti sono 7; in Kashmir e Kerala, si registrano 5 casi per ciascuno.
Il caso dell’Orissa. Tristemente famoso, in questa graduatoria, è lo Stato dell’Orissa, dopo quanto avvenne nel 2008: centinaia di fedeli furono uccisi, molti bruciati vivi, dagli estremisti indù per la morte del loro leader Laxamananda Saraswati, della quale furono accusati appunto i cristiani. Nonostante sia stato più volte dimostrato che le accuse erano false, sette cristiani sono tuttora in prigione e le violenze contro i cristiani continuano. Due settimane fa, due famiglie indiane convertite al cristianesimo dall’induismo sono state costrette a scappare dal loro villaggio Bhalu Tanggaro, entrambi nel distretto di Dhenkanal, dopo le minacce e le ritorsioni subite dagli altri abitanti dei villaggi. Dopo la conversione, le due famiglie hanno smesso di partecipare ai riti "puja" e non avevano più contribuito al tempio. Per questo motivo, gli altri abitanti hanno prima emarginato i nuovi cristiani e poi hanno scatenato l’odio contro di loro, costringendoli ad abbandonare le loro case, senza che la polizia abbia inteso intervenire. Nello scorso mese di maggio, a distanza di 14 anni, sono stati individuati i colpevoli di uno dei crimini più orrendi avvenuti in Orissa: l’assassinio di un pastore australiano e di due suoi figli, che furono bruciati vivi dagli estremisti indù, mentre dormivano in auto.
L’adorazione eucaristica del 2 giugno. Il contesto di violenze così diffuse, non fa venir meno la fede dei cristiani del grande paese asiatico. Oltre venti milioni di indiani hanno partecipato il 2 giugno all’adorazione eucaristica in contemporanea con il Santo Padre. Per quest’occasione, l’arcivescovo di Mumbai e presidente della Conferenza episcopale indiana (Cbci), il cardinale Oswald Gracias, ha tra l’altro detto: "Le intenzioni del Santo Padre si rivolgono alla situazione di così tanti bambini e donne in India che soffrono di ogni tipo di violenza. La Chiesa cattolica è sempre stata all’avanguardia nel promuovere la parità fra i sessi, con un instancabile e generoso servizio verso i più poveri e gli abbandonati, attraverso decine di migliaia di missionari, religiosi e religiose, sparsi nelle aree più remote, attraverso i nostri servizi medici, sociali, educativi, caritativi. Ma la strada avanti a noi è ancora lunga e difficile: deve cambiare la mentalità patriarcale, terminare la discriminazione sessuale, la pari dignità alle bambine e alle donne deve divenire norma sociale. Le nostre donne soffrono inesprimibili violenze domestiche; l’eliminazione di feti femminili e l’infanticidio femminile continuano: insieme con Papa Francesco e con la Chiesa universale, queste intercessioni sono molto vicine alle sofferenze delle persone qui in India".