SPAGNA

“La crisi ci assedia?” “Irrighiamo lo spirito”

Con oltre sei milioni di disoccupati, il Paese è in grave sofferenza. il cardinale arcivescovo di Barcellona, Lluís Martínez Sistach, descrive l’azione della Chiesa per favorire la formazione e l’inclusione socio-lavorativa dei giovani disoccupati. Senza mai dimenticare l’azione caritativa e la ricostruzione della società attraverso i valori perché “corriamo il rischio di superare un giorno la crisi economica, ma di trovarci di fronte a una società che ha smarrito il suo patrimonio più prezioso”

Oltre sei milioni di disoccupati. Il 57% dei giovani senza lavoro: è uno degli aspetti più dolorosi della crisi che morde la Spagna, "osservato speciale" di Bruxelles, che ha concesso al Paese una proroga dei termini per la riduzione del disavanzo (entro il 2016). "Vivo questa situazione con molta sofferenza. Come Chiesa – soprattutto con l’aiuto della Caritas e attraverso le parrocchie, le associazioni ecclesiali e le istituzioni – tentiamo di fare il possibile per sostenere chi è privo di lavoro e di sussidio di disoccupazione. Molti vivono solo con questi aiuti. Mi stanno a cuore soprattutto i giovani per l’impatto negativo che la crisi può avere sui loro progetti di vita". È accorato ma sereno il cardinale arcivescovo di Barcellona Lluís Martínez Sistach, incontrato dal Sir a margine della presentazione, il 29 maggio a Roma, del suo volume "Cristiani nella società del dialogo e della convivenza" (Libreria editrice vaticana), che raccoglie quindici importanti discorsi tenuti dal porporato tra il 1986 e il 2012.

Quale, in particolare, l’impegno della sua Chiesa?
"In collaborazione con la Caritas, nella mia diocesi abbiamo lanciato un programma di formazione e inclusione socio-lavorativa dei giovani disoccupati. Non è stato facile, ma siamo riusciti ad avviarne alcuni al lavoro. Per un giovane è importante poter scrivere nel proprio curriculum di avere maturato almeno un’esperienza professionale. Inoltre più formazione significa più competenze e quindi maggiori opportunità di impiego".

C’è anche una crisi di speranza?
"Non direi. Le difficoltà e l’incertezza del futuro sembrano piuttosto portare ad una crescita della generosità e della solidarietà da parte di tutti i cittadini che si traduce in aumento del numero dei volontari nelle organizzazioni caritative e delle persone che donano, anche se si tratta di poveri. Qualche giorno fa in una periferia di Barcellona è stato dipinto un grande cuore al centro di una strada e tutti sono stati invitati a riempirlo donando viveri. In un solo giorno sono state raccolte 25 tonnellate di alimenti. La crisi attuale è soprattutto una crisi di valori. Dobbiamo partire da questi segnali positivi per rifondare i grandi valori, altrimenti corriamo il rischio di superare un giorno la crisi economica, ma di trovarci di fronte a una società che ha smarrito il suo patrimonio più prezioso. Un’opera di ‘ricostruzione’ in cui è fondamentale il ruolo dei cristiani".

Dunque cristiani nello spazio pubblico: come e perché?
"Quando si parla di presenza pubblica della Chiesa e dei cristiani, le relazioni Chiesa – Stato sono ovviamente importanti, ma secondo me vengono dopo un primo livello, quello dei rapporti religione-società, Chiesa-società. La Chiesa offre infatti alla società un ‘servizio’ che rientra nell’ordine prepolitico delle idee e dei valori morali dei quali, come ho già detto, la società sta rischiando di svuotarsi ma che incidono fortemente sulla qualità della convivenza civile. Mi riferisco in particolare ai valori della vita, della persona, della famiglia, della giustizia, della libertà religiosa È, quella della Chiesa, una funzione di ‘irrigazione’ spirituale ed etica dei cittadini. Che cosa ne sarebbe di grandi città come Barcellona o Roma, senza la presenza e l’azione delle parrocchie e delle associazioni ecclesiali a favore della spiritualità dei rapporti interpersonali, della povertà, dell’emarginazione, dell’attenzione a malati, anziani, immigrati? Sarebbero città povere, disumanizzate, con gravi problemi sociali. Le opere di misericordia sono corporali e spirituali: così la Chiesa è chiamata alla duplice missione di sfamare il corpo con il pane materiale e l’anima con la Parola. Del resto la Costituzione spagnola riconosce la religione come un valore per il bene comune ed invita i pubblici poteri alla cooperazione con la Chiesa cattolica e le altre confessioni".

Il prossimo 13 ottobre si svolgerà a Tarragona, diocesi di cui lei è stato vescovo, la beatificazione di circa 500 martiri uccisi in "odium fidei" durante la guerra civile…
"Un fatto storico da celebrare in una duplice prospettiva affinché sia realmente un momento di grazia: quella dell’eroica testimonianza di sacerdoti, religiosi, seminaristi e laici di ogni età che hanno pagato con il proprio sangue il prezzo della fede, ma anche quella del perdono che hanno accordato ai loro assassini prima di morire. Come diceva Napoleone, occorrono molte generazioni per dimenticare le guerre civili. Questa beatificazione dovrà essere celebrata in questo duplice spirito. La nostra società ha bisogno di forti testimonianze di fede ma anche dell’esempio di gesti coraggiosi di perdono e riconciliazione".