BOLOGNA AL VOTO DOMENICA

Scuola dell’infanzia” “Referendum ideologico

Lo rivela la stessa entità del finanziamento alle “paritarie”: un milione di euro rispetto ai 127 che il Comune investe nella scuola pubblica. Il tutto a fronte dei 1.736 bambini che ne usufruiscono, per una spesa pro capite di soli 600 euro. Qualora di trasferissero nelle scuole pubbliche lo stesso investimento coprirebbe solo 150 posti. Si tratta, in realtà, di un attacco premeditato ai principi di sussidiarietà e di laicità

Foto Siciliani-Gennari/SIR

Non è un referendum su tutta la scuola, men che meno sulle "paritarie". Il parere (consultivo) che i bolognesi sono chiamati a esprimere domenica 26 maggio sta facendo venire a galla tutta l’ideologia attorno al mondo dell’istruzione, partendo dal dettato costituzionale secondo il quale "enti e privati hanno il diritto d’istituire scuole e istituti di educazione, senza oneri per lo Stato" (non a caso il comitato promotore ha preso il nome di "Articolo 33", ispirandosi alla controversa norma costituzionale). Eppure la realtà è ben diversa: qui si parla della scuola dell’infanzia e la posta in gioco sono le convenzioni con le scuole paritarie a gestione privata (non solo cattoliche). Una goccia nel mare, ma che permette alle materne paritarie di svolgere un ruolo davvero "pubblico" e sussidiario in una realtà dove è cronica la carenza dei posti nelle strutture comunali e statali.

I numeri delle paritarie. I promotori del referendum ipotizzano che i soldi destinati alle scuole paritarie in convenzione (un milione di euro a fronte dei 127 milioni che il Comune di Bologna investe nella scuola pubblica) risolverebbero il problema della carenza di posti nelle scuole comunali e statali. In caso di loro vittoria "verrà abolito il contributo economico alle scuole paritarie convenzionate: circa 600 euro a bambino all’anno", che i gestori dovranno chiedere alle famiglie, se non vogliono chiudere. Ma "questo – sottolineano quanti si oppongono al referendum e invitano a votare ‘B’, per mantenere i contributi alle paritarie in convenzione – provocherà un significativo calo degli iscritti: oltre 400 famiglie, da subito, abbandoneranno le scuole ‘paritarie non più convenzionate’ e andranno a infoltire le liste d’attesa delle scuole comunali e statali" che, da parte loro, non saranno in grado di "reggere" l’onda delle maggiori richieste. Il milione di euro che oggi permette a 1.736 bambini di frequentare le paritarie, in sintesi, basterà solo per 150 di loro.

Due manifesti per la "B". Che la posta in gioco sia delicata lo dimostra la mobilitazione della società civile. All’impegno economico del Comune di Bologna per mantenere le proprie scuole "si accompagna, si aggiunge, non si sostituisce, con le convenzioni, il sostegno e la qualificazione sia delle scuole per l’infanzia dello Stato sia di quelle paritarie (1 milione di euro) che già la legge considera appartenenti al sistema pubblico", rimarca il manifesto per la "B" che vede come primo firmatario Giovanni Sedioli, assieme a insegnanti, docenti universitari, tecnici e collaboratori, genitori e studenti di scuole pubbliche statali o di enti locali. Sulla stessa lunghezza d’onda l’"appello Zamagni" (che prende il nome dall’economista bolognese), per il quale "la collaborazione consolidatasi in circa 20 anni a Bologna tra scuole comunali, statali e paritarie a gestione privata rappresenta una significativa applicazione del principio di sussidiarietà", mentre "la presenza di una pluralità di gestori di scuole" è "una grande risorsa per la città, oltre che espressione alta del principio di laicità".

La politica e le associazioni. Nel mondo politico, se da una parte Sel invita ad abbandonare l’attuale sistema, dall’altra il sindaco di Bologna Virginio Merola (Pd) si è schierato apertamente per la "B", come il ministro dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza, che al congresso della Cisl scuola ha invitato ad "appoggiare gli accordi che vedono il ruolo delle paritarie per coprire tutti i posti per i bambini". Sempre sul fronte Pd, il deputato emiliano Edoardo Patriarca, intervistato da "Avvenire", ha chiesto che il segretario Epifani "ci metta la faccia" ed esprima al sindaco Merola "il pieno sostegno del partito". Infine l’associazionismo: le Acli parlano di "quesito assolutamente tendenzioso, posto in forma ingannevole", mentre l’Azione cattolica auspica "che il dibattito, anziché procedere per contrapposizioni ideologiche e richieste di abrogazione di leggi e finanziamenti, prenda inizio dai bisogni delle persone concrete che la scuola intende servire". Ovvero i bambini, prima di tutto.

a cura Francesco Rossi