VISITA AD LIMINA

”Una fraternità che spiazza”

I vescovi della Sicilia, divisi in due gruppi, hanno incontrato Papa Francesco. Ne parla monsignor Carmelo Cuttitta, segretario generale della Conferenza episcopale siciliana e vescovo ausiliare di Palermo: ”Non abbiamo mancato di raccontare al Santo Padre il grande disagio che vive la Sicilia, che sta al sud dell’Italia e all’estremo sud dell’Europa, ma è al tempo stesso una porta aperta verso il Mediterraneo”

Questa settimana i vescovi della Sicilia sono stati impegnati nella visita ad limina. Il Papa li ha ricevuti in due gruppi, i presuli della Sicilia orientale e quelli della Sicilia occidentale. Ciascun gruppo è stato un’ora e trenta con il Pontefice. La disoccupazione, la mafia e la prossima beatificazione di don Puglisi sono stati tra gli argomenti trattati, come ci spiega monsignor Carmelo Cuttitta, segretario generale della Conferenza episcopale siciliana e vescovo ausiliare di Palermo.

Eccellenza, cosa l’ha colpita dell’incontro con il Papa?
"Colpisce la persona del Santo Padre, che ha una grande capacità di accoglienza anche con il suo sorriso e con la semplicità della parola che mette subito a proprio agio e quindi dà la possibilità di ritrovarsi con lui in una fraternità che veramente spiazza".

Quale quadro avete offerto al Pontefice della vostra terra?
"Non abbiamo mancato di raccontare al Santo Padre il grande disagio che vive la Sicilia, che sta al sud dell’Italia e all’estremo sud dell’Europa, ma è al tempo stesso una porta aperta verso il Mediterraneo. Al Papa sono state presentate le difficoltà di questo Mediterraneo, luogo di speranza per tante persone che vengono dall’Africa, ma anche di morte per i tanti che non riescono ad approdare alla nostra terra di Sicilia. Il Papa è stato molto colpito da questa situazione. Gli abbiamo presentato anche altri problemi, come la disoccupazione e la cattiva amministrazione".

Cosa fa la Chiesa siciliana per sensibilizzare la politica a risolvere questa piaga della mancanza di lavoro?
"I vescovi sono intervenuti più volte, anche prima delle elezioni, con un proprio documento. Continuamente sollecitano chi ha il ruolo di amministrare la regione e a livello locale di fare molta attenzione a questa emergenza del lavoro. Non c’è giorno a Palermo in cui non ci siano manifestazioni di gruppi di persone accomunate dalla mancanza di lavoro. Le Chiese siciliane sono poi impegnate nel sostegno della gente in difficoltà: l’aiuto viene dato attraverso le Caritas e le parrocchie, importanti antenne sul territorio. Il Santo Padre si è mostrato molto preoccupato per il dramma della disoccupazione".

La Sicilia combatte contro il "cancro maligno" della mafia. Cosa vi ha detto il Papa a questo proposito?
"Si è molto preoccupato pure di questo fenomeno, tanto che ha voluto conoscere alcuni dettagli, ma ci ha anche spronato a saper leggere la situazione, invitandoci alla speranza e a rinnovare il nostro impegno, così come è già stato fatto in tutti questi anni. Noi gli abbiamo presentato la figura di don Pino Puglisi, che sabato sarà beatificato, spiegando al Papa il motivo della sua uccisione".

Quale significato riveste la figura di don Pino per la Chiesa siciliana?
"La figura di don Pino in questi vent’anni dalla sua morte è stata conosciuta sempre di più: sono venute fuori le coordinate essenziali dell’uomo di fede e del presbitero che ha messo al primo posto l’evangelizzazione coniugata continuamente con la promozione umana. Pino Puglisi è definito da noi un prete normale, ma è proprio questa normalità, che implica l’annuncio del Vangelo e l’attenzione alla situazione concreta degli uomini e delle donne, che lo ha fatto diventare un uomo straordinario, tanto da essere indicato come modello di testimonianza e di fede. Quella di Pino Puglisi è una vicenda che lo ha condotto al martirio, ucciso dalla mafia. La Chiesa prende coscienza con la sua beatificazione del fatto che il primo suo impegno è l’evangelizzazione e, come sua conseguenza e traduzione pratica, anche la promozione dell’uomo che viene liberato dall’azione evangelica. Solo il Vangelo può dare la libertà interiore da qualunque sopraffazione e da qualunque potere mafioso".

Proprio in questo mese di maggio si ricordano i vent’anni dalla visita di Giovanni Paolo II ad Agrigento e del suo celebre monito contro la mafia. Come attualizzare oggi quel grido?
"Il grido di Giovanni Paolo II è stato veramente decisivo nella storia della Sicilia, del fenomeno mafioso e dell’impegno delle Chiese di Sicilia. Il Papa nella Valle dei Templi ha parlato di conversione, inaugurando un nuovo approccio al fenomeno della mafia. Da un lato, ha indicato che tutti possono entrare nel Regno di Dio, a patto di cambiare la propria vita. Quindi, c’è speranza anche per i mafiosi se si convertono. Allo stesso tempo, il Papa ha dato una prospettiva diversa, mostrando come strada maestra l’impegno nell’annuncio del Vangelo. Da quel grido nella Valle dei Templi alla beatificazione di Puglisi c’è un unico filo conduttore. Oggi la Chiesa siciliana ha la coscienza che non c’è assolutamente possibilità di incontro tra la professione della fede e la cultura mafiosa. Anzi, la mafia viene identificata come una forma di ateismo pratico. I mafiosi sono battezzati, magari vanno alle feste patronali, ma non hanno la fede in Gesù Cristo e nel Dio di Gesù Cristo".

Dopo gli omicidi dei giudici Falcone e Borsellino, c’è stato un risveglio anche della società civile contro la mafia?
"Dopo la morte dei magistrati, come pure di giornalisti, imprenditori e di don Puglisi, si è innescata una crescita nella coscienza della gente comune. È vero che molto bisogna fare e vigilare, perché questi fenomeni sono sempre in agguato. Il rischio è che le persone senza lavoro possano diventare servili nei confronti dei signorotti di turno. Più c’è la presenza dello Stato, più funzionano le nostre amministrazioni, più si lavora per dare ai cittadini una sicurezza dal punto di vista del lavoro, della conduzione della propria famiglia, della possibilità di vivere in ambienti accoglienti, più si argina il fenomeno della mafia".

Quali indicazioni Papa Francesco ha dato a voi vescovi siciliani?
"Il Papa ci ha incoraggiato a proseguire il nostro cammino anche in mezzo alle tante difficoltà quotidiane. Il Santo Padre ci ha detto di non perdere mai la speranza e di avere la certezza che nel lavoro comune e soprattutto confidando nella grazia del Signore si può riuscire a fare veramente tanto".