FRANCIA TURBATA
Una “veglia di preghiera” si è celebrata ieri sera nella cattedrale di Notre-Dame, poche ore dopo il suicidio dello scrittore Dominique Venner. Il cardinale André Vingt-Trois ha lanciato un appello di pace alla società francese in vista anche della manifestazione in programma domenica 26 maggio contro i matrimoni gay: “Mai nessuna violenza fa progredire l’essere umano nella conoscenza di ciò che è buono e nella volontà di farlo. Mai nessuna violenza fa progredire l’amore”
Parigi sotto choc per il suicidio dello scrittore e storico Dominique Venner: si è sparato sull’altare della cattedrale di Notre-Dame per protestare in maniera estrema contro la legge sui matrimoni gay che, dopo il varo delle due Camere del Parlamento, venerdì scorso ha ricevuto anche il via libera del Consiglio Costituzionale. Il personale della cattedrale ha tentato di rianimare la persona prima dell’arrivo rapido dei soccorsi. Ed essendo la cattedrale fortemente frequentata a quell’ora della giornata – erano le 16 – è stata evacuata per facilitare l’intervento dei pompieri e della polizia. La tragedia si è consumata a poche ore dall’inizio di una "veglia di preghiera per la vita" che le otto diocesi dell’"Ile de France" hanno organizzato. Nonostante lo choc e il profondo dolore, la cattedrale in serata si è riempita di gente e tra inni e preghiera del Rosario, volontari delle diverse diocesi hanno dato testimonianze forti sulle iniziative e sui progetti a favore dei senza fissa dimora, delle persone in difficoltà, dei malati di Alzheimer, delle coppie in crisi, dei Rom. Segno di una Parigi che crede alla vita, ma soprattutto crede alla via del dialogo, della vicinanza, della fraternità, nonostante il periodo particolarmente difficile e segnato da violente contrapposizioni che sta vivendo la Francia.
L’appello dell’arcivescovo di Parigi. Nel prendere la parola all’inizio della veglia, l’arcivescovo di Parigi, cardinale André Vingt-Trois, ha evocato la tragedia appena vissuta ed ha detto ai numerosi fedeli che la cattedrale era stata benedetta prima dell’inizio della veglia. Ma ha subito aggiunto: "Più che la cattedrale, sono i nostri cuori che devono essere purificati. È dai nostri cuori che bisogna cacciare la violenza". È a questo punto che il cardinale ha dato voce a una esortazione: "Mai nessuna violenza, di qualsiasi tipo, che sia fisica o verbale, che tocca il bambino innocente che è chiamato a nascere o l’anziano che è stato abbandonato e che si vuol far morire, che colpisce il nostro avversario o che colpisce noi stessi. Mai nessuna violenza fa progredire l’essere umano nella conoscenza di ciò che è buono e nella volontà di farlo. Mai nessuna violenza fa progredire l’amore. La violenza non produce che violenza e morte". Poi l’esortazione si è trasformata in appello, in vista della grande manifestazione che si terrà, su iniziativa della "Manif pour tous", a Parigi domenica prossima, 26 maggio, per protestare contro la legge sui matrimoni gay. "Visto che molti cattolici domenica prossima parteciperanno alla manifestazione – ha detto il cardinale – domandiamo loro, come abbiamo fatto per le manifestazioni precedenti, di astenersi da ogni forma di violenza, non solamente nei gesti ma anche nelle parole. Domandiamo loro di essere testimoni della pace e della vita".
I progetti per la vita delle diocesi. Una Chiesa viva nella fede, impegnata nelle periferie della grande metropoli di Parigi, a fianco delle ferite, delle sfide, ma anche delle attese che riempiono i cuori dei suoi abitanti. È la Chiesa di Papa Francesco. È la Chiesa dell’"Ile de France". Nel centro accoglienza di Valgiros (per la diocesi di Parigi), vengono ospitate 21 persone senza fissa dimora o che vivono situazioni di profonda precarietà. "Sono persone – dice un volontario – prigioniere della sofferenza. Nessuna istruzione, nessun lavoro. Hanno subito violenza spesso quando erano bambini. Hanno commesso violenza". La scommessa per loro è quella di riuscire a costruirsi una vita. È stata poi raccontata l’esperienza vissuta dalla pastorale familiare della diocesi di Pontoise a fianco delle coppie in crisi "in cui manca l’amore, la tenerezza, la fiducia, il dialogo, la forza di reagire e fare progetti per il futuro" e per le quali "il matrimonio è diventato un sogno inaccessibile". A Versailles c’è, invece, una casa-famiglia che accoglie persone che vivono situazioni di grande vulnerabilità che "può essere stata causata dalla perdita di un lavoro, da una separazione, dalla presenza di un handicap in famiglia, una malattia, un lutto". Quello che chiedono è semplicemente "un sostegno, un aiuto, un accompagnamento". A Saint-Denis sono le famiglie Rom a richiamare l’attenzione della Chiesa locale. "Ci sono persone che nella nostra società vivono prove e difficoltà. Ma ci sono anche persone che soffrono di più. Perché nessuno li vuole. Sono le famiglie Rom. Possiamo ignorare questi segni di esclusioni e di miseria?". E, infine, la testimonianza di una volontaria che nella diocesi di Créteil accompagna i malati di Alzheimer. "È una malattia che avanza progressivamente. E il malato si ritrova a non riconoscere più nessuno, nemmeno la moglie e i figli. Non ricorda nulla, non sa più chi è, chi è stato. Quando entro nella stanza di un malato, basta un sorriso, una presenza, uno sguardo che s’incrocia con il suo". Al termine della veglia, in un clima di profondo silenzio, è stata letta una preghiera d’impegno: "Ispira negli uomini un profondo rispetto per la vita umana. Aiutaci a capire come possiamo aiutarci vicendevolmente per accogliere la vita, ogni vita, come un dono. Ispira medici e ricercatori a trovare le cure migliori per alleviare la sofferenza, ispira i nostri responsabili politici e sociali a ricercare il bene di tutti. Ma soprattutto ispira in tutti amore per la vita".