IL PAPA IN SARDEGNA
La sorpresa riservata da Francesco ai fedeli sardi continua a suscitare stupore e gratitudine. “È la vostra Madonna” ha detto in Piazza San Pietro, ricordando il ruolo dei marinai sardi che accompagnarono il fondatore della città. Poche parole per motivare il senso di una visita dal profondo respiro spirituale
Stupore e gratitudine: sono i sentimenti più diffusi tra i sardi all’indomani dell’annuncio della visita del Papa – prevista per settembre – a Cagliari, pellegrino alla Basilica di Nostra Signora di Bonaria, "mamma, fiza e isposa de Su Segnore", come la chiamò in sardo Benedetto XVI cinque anni fa citando la versione in limba dell’Ave Maria.
La meraviglia domina anche tra i vescovi dell’Isola, in questi giorni in Visita ad limina, forse anche nell’arcivescovo di Cagliari, e presidente della Conferenza episcopale sarda, Arrigo Miglio, che pure la visita ha chiesto fin dai primi giorni successivi all’elezione di Papa Francesco, nel biglietto augurale in cui ricordava il legame tra la Madonna venerata nell’Isola e il nome della capitale argentina.
Stupisce la rapidità nella risposta alla richiesta del presule e il feeling subito sbocciato con i pellegrini presenti ieri in Piazza San Pietro al momento dell’annuncio: "Voi sardi siete entusiasti", il commento del pontefice all’esultanza della delegazione. Altro motivo di meraviglia è la conferma del primo viaggio in Italia di Papa Bergoglio giunta direttamente a braccio, una novità rispetto al passato.
Segno evidente della "fratellanza" tra il Santuario di Bonaria a Cagliari e Buenos Aires, per una storia antica che ha a che fare con la fondazione della capitale argentina. La tradizione della statua della Madonna giunta dal mare sulle coste di Cagliari – all’interno di una cassa gettata da una barca squassata dalle onde – è un pezzo della storia e della fede dei sardi, gelosamente conservata dai Padri Mercedari, custodi dell’immagine della Vergine. Sono loro a sostenere da sempre il legame tra il simulacro della Vergine e la città di Buenos Aires: ieri l’autorevole conferma. "Quando il fondatore ha fondato la città argentina – ha spiegato infatti il Papa – voleva intitolarla alla Santissima Trinità, ma i marinai che lo avevano portato laggiù erano sardi e volevano che si chiamasse città della Madonna di Bonaria". Così, c’è stato "uno scontro" e poi "una negoziazione" per chiamarla "città della Santissima Trinità nel porto di Nostra Signora di Bonaria". Ma il nome era "troppo lungo", ha concluso il Papa, e da allora "sono rimaste le ultime parole: Buon Aria, Buenos Aires, ma è la vostra Madonna".
Papa Bergoglio sarà il quarto pontefice a visitare l’Isola in poco più di 40 anni: è certamente la devozione mariana a spingere i Papi a rendere omaggio alla Regina dei sardi. Fu Paolo VI, dal sagrato della Basilica di Bonaria, a sottolineare che "non si può essere cristiani senza essere mariani". Benedetto XVI, nel settembre di appena cinque anni fa, dallo stesso punto invocò una nuova generazione di "laici cristiani impegnati".
A Cagliari Papa Francesco incontrerà una regione allo stremo. Solo la dignità dei sardi evita la disperazione davanti a numeri in grado di fotografare una crisi apparentemente irreversibile: più di un quarto delle famiglie vive in condizioni di povertà, su un milione e mezzo di abitanti i disoccupati sono 109mila, la cifra più elevata di sempre, ma altre 105mila persone cercano un lavoro o vorrebbero lavorare. I lavoratori in cassa integrazione straordinaria e in deroga oscillano ormai intorno ai 20mila, ma secondo le organizzazioni sindacali nel 2013 potrebbero arrivare a 30mila. Gli esperti parlano di una spirale da spezzare perché alimenta la povertà delle famiglie destinando quantità crescenti di risorse pubbliche per sussidi insufficienti, sottraendo queste risorse a investimenti che producano occupazione. I pensionati (di vecchiaia e anzianità) sono 250mila, ma un terzo non raggiunge i mille euro mensili di pensione e per tante famiglie – che pure in Sardegna reggono più che altrove – si tratta dell’unico reddito. Nell’Isola oggi c’è la quota più elevata di giovani che abbandonano prematuramente la scuola: il 25% dei giovani tra i 18 e i 24 anni (circa 30mila ragazzi) ha lasciato gli studi senza avere conseguito un diploma o senza avere una qualifica professionale.
Per questo "è una visita che onora e commuove – dice l’arcivescovo di Cagliari, Arrigo Miglio – pensando alle povertà della Sardegna: ci incoraggia, perché questo aspetto ha certamente pesato nell’invito. Il nostro augurio è che questa visita riaccenda la speranza per il mondo del lavoro, sia un incoraggiamento ai giovani sardi e un invito alle famiglie a stare unite, e alle istituzioni a sostenere le famiglie, anche in vista della quasi contemporanea Settimana sociale dei cattolici dedicata a questo tema".
(*) direttore del settimanale diocesano "Il Portico" (Cagliari)