INDIA

Gli ultranazionalisti” “bocciati dalle urne

Nello Stato del Karnataka il Congress torna a vincere e scalza il Bharatiya Janata Party (Bjp) al potere da nove anni. Un sospiro di sollievo per le minoranze religiose che hanno subito pesanti persecuzioni. Colpiti in particolare i cristiani. Tanto da spingere la Commissione Usa sulla libertà religiosa a indicare l’India tra i Paesi in cui le violazioni alla libertà di culto sono in crescita e motivo di grave preoccupazione a livello internazionale

Dopo nove anni, il Bharatiya Janata Party (Bjp), partito ultranazionalista indù, ha perso le elezioni nello Stato di Karnataka. Una buona notizia, per un Paese che la Commissione Usa sulla libertà religiosa internazionale ha inserito, di recente, nella lista di quelli che subiscono la crescita del numero di persecuzioni di cristiani.

La sconfitta elettorale del partito nazionalista indù. In vista delle consultazioni nazionali previste nel 2014, è importante il risultato elettorale che nei giorni scorsi è stato registrato nello Stato indiano di Karnataka – con capitale Bangalore, uno dei quattro Stati del Sud dell’India, assieme a Kerala, Tamil Nadu, Andrha Pradesh – dove il partito ultrazionalista indù, il Bharatiya Janata Party (Bjp), dopo nove anni, ha perso la maggioranza nell’Assemblea legislativa. Il Bip guidava l’unico Governo statale di destra. Nel corso della campagna elettorale, il Bip ha tentato tutte le carte a sua disposizione per affermare la sua identità, il cui connotato essenziale è costituito dal sostegno aperto ai gruppi appartenenti al movimento ultranazionalista indù Sangh Parivar, autori di violenze e persecuzioni contro i cristiani e altre comunità di minoranza.

Alle frange estremiste viene garantita l’immunità. Secondo il Global Council of Indian Christians (Gcic), nel 2012 il Karnataka ha registrato 41 attacchi anticristiani, più di ogni altro Stato indiano. Nel 2013 siamo già a 7. Per il leader cristiano del Gcic, Sajan George, "le frange estremiste si sentono forti della protezione politica e spesso, la responsabilità principale di queste violenze risiede proprio nella polizia, che garantisce immunità a queste forze". Basti pensare alla denegata giustizia per gli eccidi di cristiani avvenuti a Orissa, nel 2008. In base ad una testimonianza raccolta di recente dall’Agenzia Fides, 3.232 denunce penali sono state depositate dai cristiani. La polizia ne ha accettate 1.541 ma, nonostante ciò, non ha depositato subito un "First Information Report" (un rapporto con le prime informazioni, che dà il via ufficialmente a un caso legale), previsto dal diritto penale indiano. Solo 828 denunce di privati cittadini sono state effettivamente convertite in "First Information Report", che apre il processo in tribunale. In 327 casi il lavoro investigativo è stato dichiarato concluso e, nei processi giudiziari avviati, 169 casi hanno già visto l’assoluzione di tutti gli imputati: in tutto, le persone assolte sono 1.597 e – va notato – questi imputati sono un numero esiguo, rispetto alla massa di persone che partecipò attivamente ai massacri. Le assoluzioni avvengono perché spesso i testimoni-chiave sono minacciati, intimiditi o impauriti.

La Commissione Usa sulla libertà religiosa inserisce l’India a livello 2 della sua lista. Considerando questo contesto, si comprende la decisione della Commissione Usa sulla libertà religiosa internazionale (Uscirf) d’inserire l’India al livello 2 della sua classifica, tra i Paesi in cui le violazioni alla libertà di culto sono in crescita e motivo di grave preoccupazione. Il Paese asiatico esce così dalla "Watch List" per affiancare Azerbaijan, Cuba, Indonesia, Kazakistan, Laos e Russia. A tale proposito, il Cardinale Oswald Gracias, arcivescovo di Mumbai e presidente della Conferenza episcopale indiana (Cbci), ha dichiarato ad Asia News: "Mi dispiace quello che l’Uscirf ha rilevato sulla libertà religiosa in India. La mia prima preoccupazione è che dobbiamo prendere dei provvedimenti per garantire che i diritti non siano infranti in alcun modo; che le minoranze possano praticare, professare e diffondere la loro fede in modo libero e sicuro. Il diritto alla libertà di culto è sancito dalla nostra Costituzione. La spiritualità è parte intrinseca della cultura e della vita indiana, ed è urgente ed essenziale che gli organismi governativi, le leggi e le azioni pratiche tutelino la libertà religiosa. (…) La libertà religiosa e il rispetto della libertà di coscienza sono i diritti più intimamente connessi con la dignità umana. Nessun governo, né gruppo può entrare nella sacralità della coscienza di una persona, e cercare di imporsi e dominarla. Sarebbe una regressione, anziché un progresso. Garantire la libertà religiosa sostiene gli altri diritti fondamentali necessari a tutti gli esseri umani, perché è radicata nella dignità universale della persona umana".