BULGARIA DOPO IL VOTO

Pareggio elettorale: un Paese diviso

L’esito del voto di domenica 12 maggio, che ha certificato l’equilibrio sostanziale tra centrodestra e socialisti, non consente l’immediata formazione di un esecutivo in grado di governare. Lo stallo politico riflette quello sociale ed economico. E cresce il partito nazionalista

Una vittoria incerta del partito di centrodestra Gerb con il 30,7% dei voti e solo quattro partiti nel Parlamento di Sofia: è quanto mostrano i dati della Commissione centrale elettorale bulgara al 96% delle schede scrutinate. Secondi sono i socialisti con il 27%, seguiti dal Movimento per i diritti e le libertà (che rappresenta la minoranza turca) con circa l’11% e il partito dei nazionalisti Ataka con il 7,8%. Solo il 54% dei quasi sette milioni di votanti si è recato alle urne, registrando l’affluenza più bassa dalla caduta del comunismo. Questi risultati rendono molto difficile la formazione di un governo, dato che nessun partito potrà disporre di una maggioranza nel Parlamento unicamerale composto da 240 seggi.

Dopo il voto. Al termine della lunga e difficile campagna elettorale, continuano le tensioni a Sofia, anche dopo le elezini. A due mesi dalle massicce proteste contro il carovita e il sistema politico che ha permesso una corruzione dilagante e profondi divari sociali, gli scenari che si aprono non sono per niente ottimistici. "È una situazione molto difficile che ancora si dovrà chiarire – afferma a Sir Europa il politologo Boris Popivanov -; per la prima volta un partito politico, quello di Gerb, ripete la sua vittoria alle elezioni, ma molto probabilmente non riuscirà a governare". Anche se il vicepresidente di Gerb ed ex ministro degli Interni Zvetanov ha mostrato la disponibilità della sua formazione a formare un governo, i leader degli altri tre partiti per ora negano la possibilità di giungere a un’intesa. Più probabile sembra lo scenario di un governo di programma dei socialisti se potranno ricevere l’appoggio sia dal partito della minoranza turca che da quello dei nazionalisti, due schieramenti peraltro molto distanti tra loro. "Una possibilità troppo remota", secondo il docente universitario e analista del portale "Cultura" Toni Nikolov, il quale ritiene che a queste elezioni "non ci sono stati dei vincitori". "Si sentono un’apatia e una sfiducia nei confronti dell’intero sistema politico – aggiunge -; praticamente questi quattro partiti rappresentano solo il 30% dei bulgari, la metà delle persone non ha votato e l’altro 20% ha appoggiato soggetti che non hanno superato lo sbarramento del 4%". "I partiti dovranno dimostrare la voglia di superare i ponti bruciati – aggiunge Popivanov – e dimostrare che sono capaci di compromessi". Se questo non avverrà a breve, potranno esserci nuove proteste.

Tra il vecchio e il nuovo. "Le proteste hanno dimostrato che nella società arde un forte desiderio di cambiamento ma i risultati danno credito ai partiti tradizionali", si meraviglia Popivanov. La spiegazione secondo Nikolov, invece, è "nella mancanza di confronto d’idee e nella campagna politica piena d’illazioni". "Dopo i continui scandali delle intercettazioni – puntualizza – le persone hanno iniziato a provare disgusto verso la politica". A questo si è aggiunta la vicenda accaduta il sabato prima del voto, quando la procura e i servizi segreti hanno scoperto 350mila schede elettorali stampate più del numero ordinato dalla stessa società che ha prodotto le schede per le elezioni. Toni Nikolov sostiene che anche a queste elezioni "ci sono stati voti controllati e commercio di preferenze da parte da tutti i grandi partiti". Domenica 12 maggio sera, di fronte al centro stampa internazionale delle elezioni, circa 200 persone hanno protestato gridando "mafia" e sventolando la bandiera nazionale.

Cresce l’appoggio per i nazionalisti. Oltre al partito Ataka, entrato in Parlamento, sono nate tre altre formazioni di tipo nazionalista, una delle quali "il fronte nazionale per la liberazione della Bulgaria", è il primo schieramento dopo lo sbarramento del 4%, con 3,75%, mentre risultati minori hanno la vecchia destra e il movimento dell’ex commissario europeo Kuneva. "I nazionalisti sono il vero vincitore delle elezioni perché gli altri partiti hanno dimostrato il massimo delle loro possibilità", spiega Popivanov. "La crisi demografica, l’integrazione delle minoranze, i rapporti con le istituzioni europee e con le grandi aziende straniere: questi argomenti, su cui insistono i nazionalisti, attirano l’attenzione dei bulgari".

Una crisi morale. A parere di Popivanov, "nella società è stata accumulata tanta energia negativa che non ha avuto tempo, fino alle elezioni, di trovare un modo e dei volti concreti per presentarsi, ma presto accadrà". Anche Toni Nikolov pensa che "se ora abbiamo toccato il fondo politico, dall’autunno forse nasceranno progetti politici che potranno rappresentare questa voglia di cambiamento che si avverte". Secondo i due analisti oltre le complicazioni politiche c’è qualcosa di più: "In Bulgaria è in atto una crisi di valori molto profonda – afferma Popivanov – dopo l’entrata nell’Ue che dava ragione alla speranza di un’intera generazione, ma ora mancano i traguardi".