DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA
Monsignor Giampaolo Crepaldi, arcivescovo di Trieste e direttore “Osservatorio cardinale Van Thuan”, denuncia l’offensiva internazionale della “ideologia del gender” che dall’Europa sta attaccando il Continente sudamericano. Clamoroso il caso dell’Argentina. Si tratta della diffusione “di una cultura nichilista che intende ormai superare completamente il concetto di natura umana”. Da incoraggiare iniziative come la campagna “Uno di noi” a difesa dell’embrione umano
La "ideologia del gender" e la "colonizzazione della natura umana" rischiano di "disumanizzare" il nostro Continente. Ma per la dottrina sociale della Chiesa possono essere, in positivo, anche una sfida a riproporre il valore della "legge naturale" come punto di vista "laico" sul mondo. Ne parliamo con monsignor Giampaolo Crepaldi, arcivescovo di Trieste e direttore dell’Osservatorio sulla Dottrina sociale della Chiesa cardinale Van Thuan, in occasione della presentazione del IV Rapporto sulla Dottrina sociale della Chiesa nel mondo, svoltasi questo pomeriggio a Roma presso la sede di Radio Vaticana, per iniziativa del Movimento cristiano lavoratori e del suo presidente, Carlo Costalli.
Il rapporto parte dall’ideologia del "gender": in che modo e in quale portata ne siamo influenzati?
"Questa ideologia sta prendendo piede, e il Rapporto evidenzia soprattutto come sia partita dai Paesi sviluppati, nel mondo occidentale, ma ormai si sia diffusa nei Paesi in via di sviluppo. Nel 2011, anno di riferimento del Rapporto, il caso che a livello mondiale ha fatto più scalpore è stato quello dell’Argentina: nel giro di un solo anno, quel grande Paese di tradizione cattolica ha avuto una legge sulla procreazione artificiale che ha denaturalizzato la procreazione, una legge sul riconoscimento sulla ‘identità di genere’ che ha denaturalizzato la famiglia e una modifica del Codice civile per permettere l”utero inaffitto’ che ha denaturalizzato la genitorialità e la filiazione. Nel giro di un solo anno è stata rivoluzionata la base dell’intera società argentina, è stata messa da parte la nozione di natura umana ed è stata violentemente posta in un angolo l’ispirazione della fede cattolica per la costruzione della società. Nel mio recente incontro con Papa Francesco, per la visita ad limina, gli ho portato una copia del Rapporto dicendogli appunto che esso si occupa molto dell’Argentina. Era molto interessato".
In che cosa consiste il processo di "colonizzazione" della natura umana?
"È espressione di una cultura nichilista che intende ormai superare completamente il concetto di natura umana: ed infatti è proprio qui, in Europa, che il congedo dalla natura umana sta ottenendo i risultati più inquietanti. L’Europa che diffondeva il cristianesimo e, con esso, la tutela della natura umana creata da Dio, ora esporta il superamento della natura umana verso una identità da costruirsi liberamente: maschio o femmina, madre o padre, moglie o marito non si è, si diventa. Il grande problema è proprio questo: nella prospettiva della famiglia, la tradizione della Chiesa ha colto che uno dei punti di fondo è la valorizzazione della natura, non in senso naturalistico, ma come un dato creato da Dio stesso, che viene offerto all’uomo e va rispettato nella sua identità e profondità. Si sta passando dal rispetto, dalla valorizzazione del dato naturale, ad una valorizzazione enorme del dato culturale: tutto questo ha portato all’idea che tutto ciò che appartiene alla dignità umana possa essere trasformato".
In che senso, e con quali interventi concreti, la dottrina sociale della Chiesa può essere un antidoto a questa sorta di "disumanizzazione" in atto?
"Da sempre la Chiesa ha valorizzato la vita, come dato naturale, perché il mancato rispetto del diritto alla vita comporta, in maniera spesso subdola, il mancato rispetto di tutti gli altri diritti. Ciò comporta, in concreto, valorizzare la famiglia come cellula fondamentale della società, perché senza il suo apporto fondamentale non è pensabile costruire una convivenza autentica. La dottrina sociale della Chiesa, inoltre, porta alla valorizzazione della libertà, da cui deriva la valorizzazione dei corpi intermedi e la responsabilità, il coinvolgimento nei vari settori della società, contro ogni forma di statalismo. In sintesi, la dottrina sociale della Chiesa unisce una linea culturale, prima, e politica, dopo, a partire dal rispetto della dignità della persona umana in ognuna delle sue dimensioni costitutive di creatura di Dio".
Come far capire all’opinione pubblica che il primato della "legge naturale" è un discorso "laico"?
"Questo discorso sulla natura umana non è affatto un discorso confessionale, ma è un discorso laico, nel senso di una ragione restituita a se stessa. Spesso la ragione si perde per via, allora è compito della fede intervenire. La fede nel Creatore aiuta la ragione a guardare meglio la natura. Ma essa lo fa con i propri strumenti, come ragione. La fede spesso aiuta la laicità ad essere tale. Viceversa: man mano che si perde la fede nel Creatore, anche la capacità della ragione di leggere la natura umana come una lingua che esprime un senso si allenta e perfino muore. Quando questo avviene, la ragione perde i lumi della ragione e non riconosce più nemmeno le proprie evidenze. Per questo motivo il compito della Chiesa è un compito pubblico e non di una sétta di adepti che cercano una rassicurazione psicologica. Il riferimento al creato e alla natura umana conferisce alla Chiesa un diritto di cittadinanza a trattare di queste questioni in pubblico".
Un esempio di sfida raccolta a favore della vita è la campagna "Uno di noi". Come valuta l’iniziativa?
"Si tratta di un’iniziativa che conosco molto bene, e che sto promuovendo nella mia diocesi. Credo che si tratti di qualcosa di nuovo, a livello europeo, e certamente è un’iniziativa molto significativa e da incoraggiare. Su quelli che Benedetto XVI ha definito ‘principi non negoziabili’ si gioca la partita piuttosto complessa del rapporto tra la fede cristiana e la modernità, ma in un certo senso anche il futuro autentico della nostra gente. Vuol dire giocare la partita della vita, di fronte alla grave crisi di denatalità; vuol dire giocare la partita della relazione, di fronte a una crisi vistosa della fede; vuol dire giocare la partita della libertà, di fronte a poteri occulti che rischiano di schiavizzare la società".