BANGLADESH
Dalla testimonianza di un sacerdote della diocesi di Treviso che presta servizio nella Rappresentanza Pontificia emerge il contributo della Caritas nel portare sollievo, anche psicologico, ai sofferenti. Indispensabili gli aiuti internazionali per fronteggiare le spese di degenza totalmente a carico dei pazienti. Le operazioni chirurgiche di amputazione, a cui molti sono stati costretti a sottoporsi, costano circa mille dollari statunitensi. Il rischio d’indebitarsi per il resto della vita
In questi giorni il Bangladesh è stato colpito da una grave tragedia: il crollo di un edificio che ospitava un’industria tessile, ubicato a Rhana PlazaSavar, periferia di Dhaka. Il crollo è avvenuto lo scorso 24 aprile, causando la morte accertata ad oggi, di più di 700 persone e il ferimento di oltre mille.
Inutile dire che, specie in un Paese musulmano dove la Comunità cattolica costituisce poco più dello 0,3% dell’intera popolazione, la Chiesa cattolica deve dare buona testimonianza della vicinanza e dell’amore di Gesù, che nel corso della sua vita terrena non si è mai sottratto al farsi prossimo di chi vive nell’indigenza e nel bisogno.
In queste situazioni la Nunziatura Apostolica diventa un ponte privilegiato tra la Chiesa universale e la Chiesa locale, un ponte di cui sono il diretto protagonista dal momento che questa Rappresentanza Pontifica è sprovvista del Nunzio da circa un mese e sto svolgendo la funzione di Capo missione in attesa dell’arrivo del nuovo Nunzio.
Papa Francesco, come abbiamo sentito durante il "Regina Caeli" del 28 aprile, non ha mancato di sorprenderci ancora una volta, dal momento che ha espresso la sua preghiera e la sua vicinanza ai familiari delle vittime coinvolte nella tragedia di Dhaka, lanciando altresì un appello per un maggior rispetto della dignità dei lavoratori. Dal momento che la stampa di questo Paese non ha fatto alcun cenno della vicinanza espressa dal Papa, ho provveduto immediatamente a darne informazione al presidente della Repubblica del Bangladesh, il signor Md. Abdul Hamid, al primo ministro la sig.ra Sheikh Hasina, e al ministro degli Affari Esteri, Dipu Moni.
Successivamente ho contattato il presidente della Conferenza episcopale del Bangladesh, S.E. Patrick D’Rozario, arcivescovo di Dhaka, per capire quali iniziative la Chiesa cattolica locale avrebbe potuto mettere in atto per far fronte all’emergenza di Savar e per portare direttamente in loco la solidarietà del Santo Padre.
Dal colloquio emergeva che già la Caritas-Bangladesh si era attivata con un team di 9 membri. Infatti da subito ha partecipato alle operazioni di soccorso, assieme all’Esercito, la Polizia e alcuni volontari, nel tentativo di portare in salvo le oltre duemila persone coinvolte nel crollo; successivamente, su sollecitazione del parroco della parrocchia di Dharenda, Fr. Komal Corraya, dal momento che si constatava la necessità di assistere i parenti che accorrevano numerosi per avere notizie sui loro cari, provvedeva alla distribuzione di oltre 6mila bottiglie di acqua, 2.640 pacchi di biscotti e 3.200 pacchi di salino per i feriti e i loro parenti, ricoverati presso l’"Ehman Medical College Hospital" e nei locali della scuola "Adhar Chandra"; successivamente prendeva atto dell’urgente bisogno di assistere psicologicamente i feriti e i loro familiari e pertanto tre gruppi di 2-3 persone appartenenti all’Università di Dhaka, a Congregazioni religiose e alla Caritas-Bangladesh, sotto la guida di un psicologo, hanno cominciato ad assistere gli oltre 1.200 feriti ricoverati all’ospedale. Il progetto, iniziato il 2 maggio, avrà la durata di circa un mese.
Infine, insieme all’arcivescovo di Dhaka, ad alcuni membri della Caritas-Bangladesh, alcune suore appartenenti alla Congregazione di Madre Teresa, abbiamo deciso di fare visita il 4 maggio all’ospedale "Ehnam Medical College Hospital" di Savar e al "Centre for the Rehabilitation of the Paralysed" (Crp) incontrando i rispettivi direttori e portando il conforto a circa una quarantina di degenti. È stata anche l’occasione per offrire una donazione quale segno della carità del Santo Padre Francesco e di questa Chiesa locale, che nella sua povertà, non ha mancato di essere generosa verso coloro che stanno ricevendo cure ospedaliere e che non hanno denaro sufficiente per sostenerne le spese. Dalla visita presso i due centri ospedalieri, ho potuto constatare che nella tragedia di Savar sono stati coinvolti ben otto cattolici a fronte dei 300mila presenti in questo Paese: due sono morti; due sono stati già dimessi dall’ospedale; quattro sono ancora degenti. A questi quattro, in modo particolare, ho potuto esprimere direttamente la solidarietà del Santo Padre Francesco e dell’intera Chiesa locale. Si tratta di donne tribali, di età compresa tra i 17 e i 25 anni, provenienti dalle Diocesi di Dinajpur e Rajshahi.
Questa tragedia apre certamente molti interrogativi che solleciteranno sempre più la Comunità internazionale a operare nel rispetto della dignità dei lavoratori che in questo Paese vengono sottopagati, fino a 38 euro mensili, ma apre anche molti motivi di speranza nel vedere che la Chiesa giovane e missionaria quale è quella del Bangladesh, non manca di donare quel poco che ha a favore dei più bisognosi e che la Comunità diplomatica locale, pur nella morsa della crisi economica globale, non ha mancato di fare appello ai propri Governi per ricevere gli aiuti umanitari, indispensabili soprattutto in questo Paese dove le spese di degenza sono totalmente a carico dei pazienti e dove le operazioni chirurgiche di amputazione, a cui molti sono stati costretti a sottoporsi, costano circa mille dollari statunitensi.
(*) testimonianza per "La Vita del Popolo", settimanale della diocesi di Treviso