TOSCANA/SETTIMANA SOCIALE
Da oggi a domenica 5 maggio a Pistoia. Quattrocento i delegati, un terzo dei quali tassativamente “under40”. È possibile per i cattolici tornare a giocare un ruolo da protagonisti nella regione? Cinque aree tematiche: intraprendere nel lavoro e nell’impresa; educare per crescere; includere le nuove presenze; slegare la mobilità sociale; completare la riforma istituzionale
Oltre 400 delegati parteciperanno alla Settimana sociale dei cattolici toscani. Si tratta della prima a livello regionale ma è anche la prima esperienza di questo tipo sul piano nazionale. L’appuntamento è a Pistoia da oggi a domenica 5 maggio. La gran parte dei delegati arriveranno dalle 18 diocesi della Toscana, una quota minore sarà in rappresentanza dell’associazionismo regionale. E almeno un terzo di loro – tassativamente – dovrà essere "under 40". A sottolineare la centralità della proposta dei giovani.
L’ultima Settimana sociale nazionale si è tenuta a Reggio Calabria nel 2010. La prossima sarà a Torino a settembre 2013 ("Famiglia: speranza e futuro per la società italiana"). L’appuntamento toscano si situa a metà strada e rappresenta una tappa di avvicinamento all’incontro piemontese. Cinque le aree tematiche in cui si articoleranno i lavori: intraprendere nel lavoro e nell’impresa; educare per crescere; includere le nuove presenze; slegare la mobilità sociale; completare la riforma istituzionale. Il tema generale sarà "Cattolici protagonisti nella Toscana di oggi".
Per Stefano Biondi, sindacalista della Cisl che coordinerà l’ambito sul lavoro, "serve un nuovo paradigma che ribalti quello attuale che ha come stella polare il profitto. Alla base della crescita dobbiamo rimettere invece il valore del bene comune". "I cristiani – continua – devono impegnarsi per tradurre i principi che reggono la fede in comportamenti quotidiani. Questo può costare sul piano personale. Ma non ci sono scorciatoie. Altrimenti moriamo di tattica e di opportunismo e compromettiamo il nostro fine".
"L’educazione – spiega il coordinatore del settore Paolo Nepi (docente all’Università di Roma Tre) – è frutto di una profonda solidarietà generazionale, mentre oggi le generazioni sono spesso vasi non comunicanti". Il problema, è che "tutti stiamo baloccandoci con piccoli aggiustamenti chiamati presuntuosamente, almeno quanto lo sono inefficacemente, riforme: riforma della scuola, dell’Università, della ricerca…". "E anche nella comunità ecclesiale si rischia spesso di intrattenerci su aspetti organizzativi importanti – conclude Nepi – ma che non affondano nel cuore della questione".
Stefano Fiori, presidente delle Acli di Arezzo, coordinerà i lavori sugli immigrati. "Le ondate migratorie – sottolinea – hanno sconvolto antichi equilibri, hanno generato sogni e inquietudini, hanno prodotto situazioni più o meno confuse. Nessuno deve essere lasciato solo a gestire questa tematica e qui deve entrare in gioco una nuova politica di accoglienza e solidarietà. Ma nessuna politica può essere efficace se non è sostenuta da un robusto retroterra di valori. Per questo – conclude – è importante promuovere la formazione". Per Emanuele Rossi, docente di diritto costituzionale e coordinatore dell’area sulla mobilità sociale è "importante sviluppare una coesione sociale che sia fondata sul principio di solidarietà a partire dal rispetto delle regole e perciò della legalità. Tutto questo vuole dire "porre le condizioni perché la società possa essere attiva e protagonista delle scelte che la riguardano".
Infine Giovanni Tarli, costituzionalista, che a Pistoia coordinerà i lavori sulle riforme istituzionali. Tarli punta l’attenzione sul fatto che le "riforme sono necessarie ma non basta farle, bisogna farle bene". Altrimenti rischiamo una situazione come quella attuale con "un regionalismo senz’anima, che non corrisponde più a un modello di riferimento chiaro e in molti casi non sappiamo chi fa che cosa". E poi c’è bisogno di un "rilancio di responsabilità". "Non possiamo più vedere Regioni, e non sto parlando della Toscana, – conclude Tarli – dove non si legifera, si amministra poco e male, e si spende in maniera discutibile il denaro pubblico".
Il vescovo di Massa Carrara – Pontremoli monsignor Giovanni Santucci, delegato Cet per i problemi sociali e del lavoro, sottolinea come non basti "elencare i problemi o studiare ipotesi di soluzioni, occorre individuare i soggetti protagonisti delle soluzioni ipotizzate che sappiano farsene carico. Su questi temi torniamo a confrontarci a Pistoia per declinare in toscano il nostro impegno e la nostra dedizione, attingendo a quella base umanistica che segna la nostra storia".
Padre Antonio Airò, direttore dell’Ufficio regionale Cet per la pastorale sociale, all’inizio della Settimana riferirà del lavoro svolto in questi mesi nelle diocesi toscane. "Questo appuntamento – spiega – costituisce per il laicato cattolico un lavoro di riscoperta della propria identità e missione di battezzati e quindi delle proprie responsabilità nei vari ambiti di vita in cui ciascun credente è provvidenzialmente collocato e chiamato ad innervare di spirito evangelico la vita, le relazioni, l’agire e l’esercitare i propri doveri e competenze a servizio del bene comune cristianamente inteso".
I lavori avranno inizio nel pomeriggio di oggi, 3 maggio, con la relazione introduttiva di Adriano Fabris (docente di filosofia morale all’Università di Pisa). Domani, dopo la presentazione della sintesi su quanto fatto nelle singole diocesi e una relazione introduttiva dell’economista Luigino Bruni (docente di economia politica all’Università di Milano-Bicocca), i delegati si divideranno in 5 gruppi di lavoro. Nel pomeriggio gli interventi di Antonio Maria Baggio (docente di filosofia politica nell’Istituto Universitario "Sophia") e del vescovo monsignor Giancarlo Maria Bregantini (presidente della Commissione Cei per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace e membro del Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane Sociali dei cattolici italiani). Domenica, infine, sarà presentato il Documento conclusivo con gli interventi del vescovo delegato mons. Giovanni Santucci e del presidente della Cet cardinale Giuseppe Betori. Al termine la concelebrazione eucaristica.
a cura di Simone Pitossi