FRA PIAZZA E PALAZZI
Manifestazioni di piazza hanno caratterizzato l’avvio dei lavori del Consiglio europeo del 19 e 20 dicembre a Bruxelles. Per le strade della capitale belga giovani e operai, artigiani e agricoltori, femministe, consumatori e movimenti autonomisti, sindacati e associazioni
Tre grandi trattori, parcheggiati a pochi metri dalla sede del summit, in rond-point Schuman, sono il segno più evidente, ma tutto sommato non minaccioso, di un’Europa che bussa alle porte dei palazzi Ue, protestando contro il Fiscal compact, l’austerità, la disoccupazione, le banche e la finanza, le regole comuni sull’agricoltura o quelle sul settore dei servizi. Le manifestazioni di piazza che hanno caratterizzato l’avvio dei lavori del Consiglio europeo del 19 e 20 dicembre a Bruxelles hanno portato per le strade della capitale belga giovani e operai, artigiani e agricoltori, femministe, consumatori e movimenti autonomisti, sindacati, associazioni. Crisi, ancora crisi. Per la verità i cortei sfilati tra rue Royale, boulevard du Jardin botanique, Belliard e rue de la Loi, fino al parc du Cinquantenaire, non sono stati imponenti. Eppure hanno lanciato un segnale, poi rimbalzato anche nelle altre capitali: l’Europa dei popoli è in fermento, la crisi ha segnato certezze e speranze, la politica – nazionale e sovranazionale – sembra incapace di rispondere alle attese dei cittadini. "Questo summit è illegittimo, è al servizio delle banche, delle multinazionali e degli armamenti", dichiara emblematicamente Felipe Vankeirsbilck, segretario generale del sindacato belga degli impiegati e quadri, facendo indiretto riferimento all’ordine del giorno del Consiglio europeo, durante il quale i capi di Stato e di governo dei 28 sono stati chiamati a discutere di unione bancaria e di politica di sicurezza e difesa. Roghi ed elezioni. L’Ue diventa così catalizzatore di tutti i malcontenti: tra i manifestanti si distingue un gruppo di giovani giunti da Atene che distribuiscono un volantino "contro la presidenza di turno greca dell’Ue", che prenderà avvio dal 1° gennaio. "Siamo contro la barbarie sociale e l’austerità devastatrice", afferma una ragazza col volto coperto da una sciarpona di lana. Per le strade di Bruxelles fa freddo, e ci si riscalda accendendo roghi improvvisati in mezzo alla carreggiata della rue Belliard, che corre a poca distanza dalla sede del Parlamento europeo. "E non mi dicano di votare a maggio alle elezioni europee", tronca il discorso la giovane greca, che, prima di andarsene, confida – con uno strano tono dimesso – di non avere un impiego "nonostante la laurea in economia". Qualche passo dopo, due uomini in tuta azzurra da lavoro picchiano con delle mazze su grossi bidoni vuoti, ritmando slogan "per la democrazia", "per il lavoro". Chi ha un impiego e chi no. A differenza di proteste analoghe registrate nei giorni precedenti in altri Paesi europei, fra cui i "forconi" italiani, qui si assiste a una convergenza tra sindacati organizzati, associazioni di produttori, realtà giovanili, ong. Sulla Toison d’Or e in avenue d’Auderghem sfilano i cortei d’auto delle delegazioni nazionali al vertice, che trasportano Angela Merkel – uno dei personaggi più bersagliati durante le proteste -, François Hollande, Herman Van Rompuy, Enrico Letta, José Manuel Barroso… Gli elicotteri delle forze dell’ordine sorvegliano, tutt’altro che discreti, la situazione. Poco oltre un altro blocco stradale, tenuto sotto controllo da poliziotti in tenuta antisommossa. Un giovane in sella a un motorino del Sushi shop express aggira il blocco dalla parte dei manifestanti e viene inseguito e apostrofato con urla poco concilianti. Fra chi – in qualche modo – lavora e chi non ha questa opportunità c’è il pericolo di nuove tensioni. Distanza crescente? Dispersi i cortei, i riflettori sono tornati dalla piazza ai palazzi. Nella sede del Consiglio europeo, lo Justus Lipsius Building, si discute di unione economica e monetaria, unione bancaria, strategia di sicurezza e industria della difesa, così pure di allargamento (otto governi chiedono all’Ue di assegnare all’Albania lo status di Paese candidato, diversi altri già si dichiarano contrari), migrazioni, energia. Alla vigilia del summit, il presidente Herman Van Rompuy ha sottolineato alcuni risultati raggiunti negli ultimi mesi dalla politica comunitaria, fra cui il Quadro finanziario pluriennale che consentirà investimenti in tutta Europa per oltre 900 miliardi in sette anni. Quindi ha ricordato che rimangono aperti numerosi dossier, soprattutto in materia economica: "Il completamento dell’unione bancaria è la nostra priorità. Essa è essenziale per la stabilità del settore finanziario europeo e per la capacità delle banche di concedere prestiti per le nostre economie". Eurogruppo ed Ecofin, che hanno preceduto il summit, hanno dato il loro via libera alla gestione comune delle crisi bancarie. Ma l’impressione è che queste notizie nemmeno giungano alle orecchie degli europei. La distanza da colmare tra palazzi e cittadini è ancora tanta.