ROMANZI & FILM
La produzione sul Natale è molto più profonda di quello che si pensi. Alcuni esempi: “Un canto di Natale” di Charles Dickens, scritto nel 1843 sull’onda dello sdegno per le condizioni dei bambini; nel 1943 è la volta di “The greatest gift”, dello scrittore statunitense Philip Van Doren Stern, meglio noto nella sua trasposizione cinematografica “La vita è meravigliosa”
"Un attimo, un attimo soltanto e ne scaccerai il ricordo con sollievo, come un sogno improduttivo da cui ti sia fortunatamente risvegliato. Che tu possa essere felice nella vita che ti sei scelto!". Lo spettro del Natale passato ha concesso all’avaro Scrooge ciò che è interdetto ai mortali: tornare indietro e guardare, seppure con occhi impotenti, il passato. L’antica promessa sposa lascia quello che un tempo era stato il ragazzo ottimista e generoso, ora diventato lo schiavo di "un idolo d’oro", come lei stessa gli rinfaccia. Per questa sua capacità di ammonire soprattutto in tempi in cui la "roba", come direbbe Verga, sembra prendere il sopravvento sui valori, si dovrebbe rileggere spesso "Un canto di Natale" di Charles Dickens, scritto nel 1843 sull’onda dello sdegno per le condizioni dei bambini, costretti a lavorare in condizioni disumane e per il degrado del sistema scolastico britannico.Non c’era alla base del racconto una banale bontà natalizia da borghese angosciato da sensi di colpa, sebbene la lucida, e nel contempo commossa, visione di un sistema che fioriva sulle spalle gracili dei piccoli e degli indifesi.Solo che gli scrittori riescono a far diventare vivi questi sdegni, riescono a dar loro un corpo e un’anima, come accadde esattamente cento anni dopo, nel Natale del 1943, allo scrittore statunitense Philip Van Doren Stern che, non trovando un editore per il suo breve ma impegnativo, visto che ci lavorava da 4 anni – racconto "The greatest gift", decise di farne un dono di Natale sotto forma di libricino di 21 pagine in 200 copie, da inviare agli amici. Due anni dopo, il grande attore Cary Grant lo propose come soggetto per un film a una casa editrice americana, la quale la cedette poi alla Liberty Film, fondata dal regista Frank Capra. Nelle sue mani, "Il più bel dono" diventa nel 1946 uno dei più celebri e osannati film (anche se all’inizio ebbe critiche negative) mai prodotti, "It’s a wonderful life", da noi conosciuto come "La vita è meravigliosa", con James Stewart e Donna Reed. Cinque candidature ai premi Oscar, la vittoria di Capra del Golden Globe come miglior regista, tra i 45 migliori film morali e religiosi secondo la Filmoteca Vaticana, scelto per la preservazione come capolavoro nel National Film Registring della biblioteca del Congresso degli Usa, "La vita è meravigliosa" rispetta tutto sommato la struttura del racconto di Van Doren Stern: la vigilia di Natale un uomo decide di farla finita perché ritiene la sua vita un fallimento, confidando a uno strano, dimesso personaggio che avrebbe preferito non essere mai nato. Il suo interlocutore lo esaudisce, e lo spinge a girare per la sua città come venditore di spazzole: in questo modo George si accorge che la moglie è sposata con un altro, che il fratello è morto e la banca dove lavorava è fallita. Alla fine chiederà allo strano personaggio di riportarlo indietro, perché non si può rifiutare "il dono più grande che un uomo può avere", la vita.Chi ha visto il film sa che ci sono alcune differenze, e che la pellicola (tra i doppiatori, Alberto Sordi, Andreina Pagnani, Mario Pisu) presenta delle singolarità: il cattivo si chiama Henry Potter, e se dal punto di vista caratteriale è praticamente un clone dello Scrooge dickensiano di cento anni prima, rimanda però al quasi identico nome del giovane eroe della saga post-moderna della scrittrice inglese Joanne Rowling.Il Natale della letteratura, come dimostrano anche "Natale in casa Cupiello", commedia di Eduardo De Filippo, o "Natale 1833" di Mario Pomilio, che racconta la sofferenza di Manzoni per la morte della moglie Enrichetta, non è la corsa al "volemose bene" di un giorno, ma una profonda riflessione sul senso della vita e sul ruolo di ognuno di noi nell’esistenza degli altri.