TENSIONE COL GOVERNO
In una lettera aperta, firmata da più di 400 membri dell’associazione cattolica dei sacerdoti per la giustizia, avanzata la richiesta di dimissioni del presidente Park Geun-hye. L’arcivescovo di Seoul, Andrea Yeom Soo-jung, ha ricordato che i cattolici “hanno il dovere di occuparsi delle questioni politiche” ma ha invitato i sacerdoti e i consacrati ad agire “con prudenza, senza coinvolgimenti diretti”
"La Chiesa e i suoi ministri hanno il dovere di rimanere fermi davanti alle ingiustizie. Lo dimostra il sangue dei martiri di ogni tempo e ce lo ricorda Papa Francesco quando, nella Evangelii Gaudium, ripete più e più volte che il nostro compito è condividere il dolore di chi soffre. Ecco perché il presidente sud-coreano Park Geun-hye deve dimettersi e permettere un’inchiesta onesta sugli abusi compiuti dai servizi segreti nazionali durante e dopo le elezioni presidenziali". Così, tra l’altro, nella lettera aperta, firmata da più di 400 membri e pubblicata lo scorso 4 dicembre, dell’Associazione cattolica dei sacerdoti per la giustizia. L’iniziativa è stata presa anche a difesa di padre Park Chang-shin, molto criticato per aver pronunciato, lo scorso 22 novembre, un’omelia nei confronti dell’esecutivo e per aver attaccato la politica militaristica del governo, che "costringe" la Corea del Nord a rispondere con atti militari. Il primo ministro definì le sue considerazioni come "distruttive per il Paese e di supporto al nemico", mentre il ministro della Difesa lo accusò di essere un "nemico dello Stato". Padre Park è stato messo sotto inchiesta per vari capi d’imputazione. L’arcivescovo di Seoul, mons. Andrea Yeom Soo-jung, ha ricordato che i cattolici "hanno il dovere di occuparsi delle questioni politiche" ma ha invitato i sacerdoti e i consacrati ad agire "con prudenza, senza coinvolgimenti diretti". La richiesta di dimissioni volontarie del presidente. Nella lettera – il cui testo completo è stato pubblicato da Asia News – si denuncia che "l’esecutivo continua nella sua politica del terrore, caratterizzata da inadeguatezza nel comunicare, auto-referenzialità e repressione di chiunque gli si opponga", si chiede al presidente Park Geun-hye di "confessare i tentativi portati avanti dal governo per influenzare le elezioni e di assumersi la responsabilità di quanto avvenuto" e si fa presente la necessità delle sue dimissioni volontarie. La conservatrice Park Geun-hye vinse le elezioni del 19 dicembre 2012, battendo Moon Jae-in, ex capo di gabinetto del presidente Roh Moo-hyun, del partito liberale. È stata la prima donna a diventare presidente della Repubblica nella storia del Paese (è stata anche la prima a candidarsi) ed è figlia dell’ex dittatore Park Chung-hee, che conquistò il potere con un colpo di stato nel 1961 e lo conservò fino all’assassinio del 1979. I presunti brogli elettorali. Per i firmatari della lettera, "il presidente ha ostacolato le indagini e costretto alle dimissioni il procuratore generale e il capo investigatore, che stavano solo ascoltando le proprie coscienze", in relazione ai presunti brogli che sarebbero stati commessi nel corso delle elezioni. "Chiedere che coloro che sono coinvolti con i brogli elettorali rispondano dei propri atti – dichiarano gli estensori della lettera – potrebbe condurci a delle difficoltà. Ma nonostante questo, non rifiuteremo di portare la croce che dobbiamo addossarci. Perché se rimaniamo in silenzio, nonostante le ingiustizie di questo tempo, allora veniamo meno al nostro compito e rifiutiamo la nostra identità di sacerdoti". Da alcune fonti, si apprende che sarebbero stati 24,2 milioni i tweet scritti dai servizi segreti e dal Comando per la sicurezza informatica del ministero della Difesa, per diffamare i candidati dell’opposizione ed elogiare l’attuale presidente. Alcuni mesi or sono, la comunità cattolica aveva lanciato la "campagna per la democrazia", alla quale avevano aderito tutte le religioni del Paese. Dalla fine della scorsa estate, la leadership cattolica ha protestato condannando la sistematica interferenza del governo, organizzando una combinazione di messa cattolica e fiaccolate di protesta.