REAZIONI AL DECRETO
Il Consiglio dei ministri ha fatto il primo passo, ma molto resta a carico degli enti locali e territoriali della Campania. Le osservazioni e i suggerimenti della società civile: Luigi Fusco Girard (Università Federico II); Gennarino Masiello (presidente di Coldiretti); Gennaro Esposito (Isde-Medici per l’Ambiente). Perplessità sulla militarizzazione del territorio e l’adozione di leggi speciali
Una risposta forte all’emergenza della Terra dei fuochi. È venuta ieri dal Consiglio dei ministri, che ha approvato un piano d’azione a tutela dell’ambiente, della salute e della qualità delle coltivazioni. Il decreto legge era un segnale che le popolazioni campane attendevano da tempo e se ancora non tutti sono soddisfatti, almeno si è d’accordo che un primo passo è stato fatto. Segnale di speranza. "Il decreto legge è un segnale di fiducia e anche di speranza; è una risposta alle persone che hanno creduto nel cambiamento e unito le forze per difendere l’interesse della salute", afferma Luigi Fusco Girard, direttore del Centro di ricerche interdipartimentale in urbanistica dell’Università Federico II ed esperto di tematiche ambientali. "C’è un triangolo di relazioni – precisa – tra salute dell’ambiente e delle persone, paesaggio e sviluppo locale. Quando la salute degrada, degrada anche il paesaggio e questo comporta la perdita di attrattività del territorio. C’è una spirale involutiva di sviluppo negato. Abbiamo dovuto aspettare che la Campania Felix diventasse la terra dello sviluppo negato per avere questa reazione". Una delle novità del decreto è la riforma dei reati ambientali. "L’introduzione del reato di combustione illecita di rifiuti – sostiene Fusco Girard – è importantissima, ma la norma sarà efficace solo a una condizione: che sia metabolizzata dal basso. Ci vuole una rigenerazione virtuosa. Insomma, dobbiamo risolvere insieme i problemi per costruire un futuro migliore". A proposito della classificazione dei suoli coltivabili sempre prevista dal decreto, per il docente "è uno strumento utilissimo sia per individuare i terreni non più coltivabili sia per bonificare quelli che non sono irrimediabilmente contaminati sia per valorizzare quelli integri". Tutto questo "concretamente significa – spiega Fusco Girard – che i Comuni dovranno rilanciare i piani urbanistici, per valutare gli impatti sulla salute umana e ambientale, come succede in tutto il mondo". Questione non solo locale. "Da tempo auspicavamo questo segnale di chiarezza. L’idea che l’inquinamento ambientale fosse generalizzato stava creando non pochi danni al brand campano e a tutte le aziende che coltivano nel rispetto delle regole e su suoli non inquinati", dichiara Gennarino Masiello, presidente di Coldiretti Campania. "L’impegno del Governo e l’inasprimento delle pene per i reati ambientali sono un bel passo in avanti e una testimonianza del fatto che è una questione non solo locale, ma di tutto il Paese, che va affrontata insieme con le Istituzioni", prosegue Masiello. Ora bisogna impegnarsi per mettere in pratica il decreto, poi, sottolinea il presidente di Coldiretti Campania, "man mano che serviranno altri provvedimenti, si dovrà avere la lucidità e l’intelligenza di adottarli". In questi mesi l’agricoltura ha vissuto un momento molto difficile: "Mediaticamente l’immagine della Campania è stata demolita in pochi minuti – ammette Masiello -, mentre abbiamo impiegato anni per affermare il nostro brand. Il tutto con danni gravissimi alle nostre eccellenze agroalimentari. In futuro ci aspettiamo una promozione adeguata che aiuti a recuperare un’immagine positiva. Su questo aspetto sono auspicabili altri provvedimenti". Luci e ombre. "È positiva l’introduzione del delitto di incendio di rifiuti. Un ottimo deterrente per i mandanti e gli esecutori che incendiano nelle campagne ogni giorno materiali altamente tossici per la nostra salute". Lo dice Gennaro Esposito, membro direttivo Isde-Medici per l’Ambiente della Provincia di Napoli e delegato della Federazione "Assocampaniafelix" Giugliano-Acerra-Nola, aderente al Coordinamento Comitati fuochi. Va bene anche "la mappatura urgente delle aree", ma "bisogna intervenire anche con le analisi delle acque di falda profonda". Secondo Esposito, poi, "l’utilizzo dell’esercito va riservato solo per le operazioni di bonifica; anzi, sarebbe auspicabile l’affidamento dei lavori di bonifica dei suoli contaminati e delle grandi discariche al genio militare, in un’operazione simile a uno ‘sminamento’". Il medico, però, rileva un’incongruenza tra il decreto approvato ieri e il disegno di legge collegato alla legge di stabilità "Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell’uso eccessivo di risorse naturali", approvato di recente: quest’ultimo "all’articolo 30 contiene le disposizioni in materia di combustione controllata di materiali vegetali di origine agricola. È grave che si consenta, anche in determinate ore del giorno, di bruciare residui vegetali agricoli che la Ue ha classificato come rifiuti speciali, perché contengono pesticidi, diserbanti e anti-crittogamici ‘pericolosi per la salute umana se combusti’". Per Esposito, ci sono, dunque, "luci e ombre". E conclude: "Non vogliamo la militarizzazione del territorio e leggi speciali, ma una legge ordinaria, efficace e dura contro i criminali".