FRANCIA DIVISA

Sì, è giusto che lo Stato” “aiuti le prostitute” “Da sole non ce la fanno

Suor Marie Hélène Halligon, in prima linea nella lotta contro la tratta degli esseri umani, valuta il progetto di legge al voto dell’Assemblea nazionale. Prevista una pesante sanzione a carico del “cliente”. Precisa: “Tali misure aiuteranno a combattere questo fenomeno ma probabilmente non a sconfiggerlo. Non dobbiamo illuderci: il sistema si adatterà alle nuove condizioni”

La Francia tenta di mettere mano al sistema della prostituzione con un progetto di legge che viene votato in Assemblea nazionale il 4 dicembre con voto palese. La proposta che ha suscitato manifestazioni di piazza dividendo fortemente l’opinione pubblica, prevede una penalizzazione del cliente, con multe fino a 1.500 euro, che possono raddoppiare in caso di recidiva. I clienti dovrebbero inoltre partecipare a una serie di incontri di sensibilizzazione sul modello di quelli dedicati alla sicurezza stradale e contro l’uso di droga, con l’obiettivo di "renderli più consapevoli delle conseguenze delle loro azioni". Una parte importante della relazione è dedicata al sostegno delle prostitute che vogliono smettere la loro attività. Si propone di concedere loro un permesso di soggiorno temporaneo della durata di sei mesi e un contributo finanziario. Secondo fonti della polizia (dati al 2011), sono circa 20mila le prostitute in Francia: il 90% sono di origine straniera. "Sono passate attraverso un processo complicato – racconta al Sir suor Marie Hélène Halligon, della Congregazione di nostra Signora della carità del buon Pastore, in prima linea nella lotta contro la tratta degli esseri umani -: reclutate nei loro Paesi (Africa, Asia, Europa dell’Est), fatte uscire spesso con belle promesse, rivendute ripetutamente, private dei loro documenti, portate in un ‘Paese destinazione’ del tutto sconosciuto, costrette a prostituirsi per rimborsare il costo del viaggio, trattate con violenza se non si sottomettono. La lista delle sofferenze è lunga ma il vero paradosso sta nel fatto che queste donne non tentano di fuggire perché hanno paura di rappresaglie". Suor Halligon è membro fondatore di Renate, la Rete europea delle religiose contro la tratta e lo sfruttamento degli esseri umani. Cosa pensa del progetto di legge?"Apprezzo, in primo luogo, che si lotti contro un sistema, contro cioè un meccanismo nel quale le singole persone sono ridotte a niente più che ingranaggi. Poiché questo sistema si pone ben al di là dei singoli individui. È un sistema che si radica nella complessità delle relazioni, in una società malata di potere, di povertà disperata, del richiamo del denaro che minano nel profondo la fratellanza umana. Guardare questo fenomeno in faccia, cercare di fermarlo è coraggioso. Significa dare a coloro che ne sono vittime, una chance in più per mettere fine al loro incubo. Ma ci vuole tempo per sradicare la paura, per ricominciare a vivere, soprattutto per quelle donne e quegli uomini che hanno vissuto traumi ripetuti. Tuttavia, non dobbiamo illuderci: il sistema si adatterà alle nuove condizioni, come abbiamo visto nei Paesi che hanno deciso un approccio simile". In che senso? "Le cause e gli attori della prostituzione sono molteplici. Tali misure aiuteranno, almeno spero, a combattere questo fenomeno ma probabilmente non a sconfiggerlo. La globalizzazione della tratta degli esseri umani è una minaccia soprattutto per le persone più vulnerabili. E la prostituzione è spesso un problema che viene purtroppo banalizzato. Coloro che vi hanno interessi finanziari, troveranno i mezzi per aggirare le leggi e continueranno il loro ‘commercio’ anche attraverso l’utilizzo di reti come sms, internet, social network. Riguardo ai clienti: mi sembra che manchi soprattutto una educazione al rispetto della pari dignità uomo-donna fin dall’infanzia che potrebbe, a lungo termine, cambiare lo sguardo e aiutare a non considerare la donna come un prodotto che si acquista o un servizio a pagamento. Cosa c’è di peggio per una persona di vedersi assegnare un codice a barre, essere acquistata e trattata come un oggetto?". Il progetto di legge prevede anche una serie di aiuti alle donne che cercano di uscire dalla prostituzione. Pensa che siano necessari? "Sì, i vari dispositivi di aiuto alle persone che desiderano uscire dalla prostituzione sono più che necessari. Sono la ‘conditio sine qua non’ della speranza di un ritorno alla vita. Come fuggire quando sei solo, a volte giovanissimo, in un Paese di cui non conosci neanche la lingua? Il terrore – generato spesso da minacce alla vita della persona o alla sua famiglia – è difficile da sopportare e vincere. Allora, nonostante tutti gli sforzi, si preferisce rimanere nel giro, e se nessuno è lì per aiutarti, spesso si ricorre all’uso di alcool o di droghe e l’inferno ricomincia. Penso che da questa forma di schiavitù non sia possibile uscire da soli. È quindi essenziale formare personale in grado di accompagnare queste donne lungo il difficile cammino di riappropriazione del proprio sé. Si tratta di un lavoro paziente per loro e per noi. È il difficile cammino del reinserimento nel Paese di accoglienza: denunciare, chiedere asilo, curare i traumi, imparare la lingua, uscire, ritornare a ridere e ad avere fiducia, diventare donne indipendenti, protagoniste del proprio futuro. A volte ci confessano: ‘Senza di voi, sarei morta!’. E cosa dire della loro gioia quando riescono a riavere con loro i figli rimasti nei Paesi d’origine e del loro orgoglio quando ci dicono: ‘ci sono riuscita’?".