''I MIEI SCOLARI...''

Eraldo Affinati” “visto da vicino

"A scuola i ragazzi scrivono con una penna su un foglio di carta, sfogliano un dizionario: fanno ciò che altrove non fanno più. Da questo punto di vista la scuola è ottocentesca, per fortuna". La generazione dei "nativi digitali" non è né migliore né peggiore delle altre, ma certo "vive in una realtà diversa, in rapidissima trasformazione". E deve fare i conti con un sistema d’istruzione sul quale si investe sempre troppo poco, che sconta carenze strutturali e tecnologiche (ancora oggi in Italia non tutti gli istituti sono collegati a internet), che fa a cazzotti con la burocrazia, con insegnanti spesso preparati ma demotivati. Per non parlare dei genitori: "Oggi i genitori degli studenti sono ragazzi e ragazze fragili, col trucco troppo vistoso e i vestiti non appropriati, giovanotti ricoperti di tatuaggi, commesse dall’aria scarmigliata, operai in tuta… Hanno le facce stanche, l’aria indaffarata… Molto spesso litigano davanti al figlio…".Quando un insegnante (per vocazione) diventa scrittore ("vengo da una famiglia complicata, scrivo anche per dar voce a mio padre e a mia madre, che non hanno avuto voce"), i racconti e le riflessioni sul mondo della scuola possono diventare impietosi eppure appassionati, veritieri, sempre fiduciosi. Nel racconto le labbra si piegano in una smorfia sofferta se si arriva alla poca voglia di studiare, al bullismo, alle aule sporche o fatiscenti, alle "canne"; mentre gli occhi brillano ogni volta che si parla di Anna, Luca, Luis e Natasha, Alessandro e Safyia, quegli studenti che riempiono le mattinate, e causano qualche notte insonne.Ieri c’era Marcello D’Orta, il maestro di "Io speriamo che me la cavo", recentemente scomparso. Oggi ce ne sono tanti altri di "prof" saliti agli onori delle cronache per qualche libro di successo. È, ad esempio, il caso di Eraldo Affinati, il cui ultimo volume s’intitola coraggiosamente "Elogio del ripetente". Affinati si è confrontato il 30 novembre a Roma, la sua città, con una platea di insegnanti dell’Azione cattolica italiana ("La scuola che mi aiuta a crescere"). Confronto fitto, un botta-e-risposta incalzante che ha toccato le molteplici facce della scuola italiana. Al centro dell’attenzione dovevano esserci proprio gli insegnanti: in realtà la precedenza è stata quasi naturalmente assegnata agli alunni, al loro mondo, al diventare grandi, al loro frequente farsi carico dei problemi della famiglia."Continuo a restare sorpreso dalla capacità di reazione dei miei scolari: attingono a una forza che li trascende – afferma Affinati -. Mirko e Christian, entrambi bocciati in seconda media, dicono di voler riconquistare la fiducia dei genitori, ma ancora non sanno che dovranno fare molto di più: prenderseli sulle spalle e metterli al riparo".Solo visioni colorite e traboccanti di un insegnante con la smania di scrivere, oppure messaggi in bottiglia da un mondo – la scuola appunto – che dovrebbe essere in cima alle preoccupazioni del Paese?