UMBRIA/PROGETTO CULTURALE
Ad Assisi un’occasione preziosa per fare il punto sulla presenza dei cattolici e sulle prospettive di azione all’interno della società. Serve uno sguardo ampio, strategicamente orientato “all’incontro” nella multiforme realtà globale, capace di essere fattore di crescita, operando con serietà e competenza al servizio del “bene comune”
Mai forse, come con il convegno di Assisi del 29 e 30 novembre su "Custodire l’umanità – Verso le periferie esistenziali", i cattolici italiani, convocati dai vescovi umbri e dal "Progetto Culturale" della Cei, hanno avuto un’occasione altrettanto "ghiotta" per fare il punto sulla loro presenza e sulle prospettive di azione all’interno della società italiana. Il momento è difficile, se non "drammatico": il prodotto interno lordo è in caduta ormai da anni, la disoccupazione aumenta trimestre dopo trimestre, le fabbriche chiudono o perché falliscono oppure perché si trasferiscono in altri paesi (Svizzera, Slovenia, Turchia, Cina ecc.) allettate da proposte di tasse basse e aiuti alti, i giovani sotto i 25 anni sono per metà disoccupati, milioni di concittadini ormai rinunciano a cercare lavoro, il reddito declina di mille euro l’anno, le tredicesime saranno mangiate dalle nuove tasse, il morale collettivo è quanto più basso si possa immaginare. E non è finita qui. I termini della situazione politica italiana si vanno chiarendo molto in fretta in questi ultimi giorni: Berlusconi è decaduto da parlamentare, il centro-destra si è spaccato in due tronconi, il Movimento 5 Stelle ha chiesto per bocca del suo leader Beppe Grillo l’impeachment nei confronti del Presidente Napolitano e lanciato un referendum per uscire dall’euro, il Pd sta preparando lo scontro finale per la conquista della segreteria da parte di Renzi e intanto il governo Letta, che si regge su soli 7 voti di maggioranza al Senato, dichiara che ora si comincia "a fare sul serio". Dentro questa situazione così fluida, delicata, con nuvole sempre più nere all’orizzonte, il convegno nazionale di Assisi ha costituito una eccezionale occasione per riprendere il discorso sul senso e la presenza di un cattolicesimo politico che forse ha ancora qualcosa da dire e da dare al Paese, e del quale lo stesso Paese forse non potrebbe fare a meno. La politica è "vocazione altissima". Anzitutto, una constatazione diffusa in tutte le sezioni di dibattito e riflessione del convegno. Ad Assisi, lo ricordiamo, si è parlato di "modernità post-secolare", di nuovo rapporto tra economia e società, di conflitti internazionali, di destini delle "utopie" (rivoluzione sessuale, demolizione della famiglia tradizionale, manipolazione genetica dell’uomo), di rapporto tra l’Occidente e il mondo contemporaneo. Ebbene, in tutti questi ambiti è emerso che forse mai come oggi, per gestire le complessità determinate dalla globalizzazione, dalle grandi migrazioni di massa, dagli effetti funesti della grande crisi finanziaria del 2008 tuttora in corso, c’è bisogno di "politica", di una grande, seria e decisiva capacità politica. E i cattolici, in questo, si sentono particolarmente spronati da Papa Francesco che, in numerosi discorsi, e in particolare nella sua esortazione apostolica "Evangelii gaudium", cita la politica ben 29 volte, e che ripetutamente l’ha definita una "vocazione altissima". Vale oggi – ha notato lo storico Agostino Giovagnoli – quanto si è detto di altri momenti e per altri problemi: e cioè che, benché "l’impegno sociale e politico dei cattolici, quando c’è stato ha complessivamente fatto il bene dell’Italia", se a volte non è stato all’altezza dei problemi "non è perché i politici cattolici sono stati ‘troppo’ cattolici, ma perché lo sono stati troppo poco". Al servizio del "Paese reale". Bene ha fatto il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, a ricordare che il "Paese reale" è fatto di persone che ancora vivono e credono nei solidi valori della famiglia, delle relazioni amicali, del lavoro, della serietà. Un Paese che però è messo a dura prova sia dai colpi della crisi, sia dal degrado prodotto dalla corruzione morale e materiale, sia anche dai continui e aperti attacchi ai valori umani fondamentali: quello della vita, della famiglia, degli "scarti" (come li chiama Papa Francesco) che si vorrebbe davvero "scartare", siano essi anziani, malati irrecuperabili, giovani senza speranza. Ecco perciò l’economista Luigino Bruni proporre una "nuova ecologia delle relazioni" anche economiche; il sociologo Mauro Magatti suggerire di puntare su una "accumulazione sociale e culturale" per innalzare la qualità della vita delle persone; lo statistico Roberto Volpi descrivere la demolizione dell’idea di famiglia come base dello scollamento sociale; la storica Lucetta Scaraffia indicare le menzogne contenute nelle utopie legate alla rivoluzione sessuale; il politologo Ernesto Galli della Loggia indicare la "catastrofe culturale" che ha riguardato l’incapacità di governare e insieme elaborare una "cultura nazionale" impregnata di valori veramente cattolici. Sulla base di queste "provocazioni" per i politici cattolici si aprono davvero scenari di azione di grande rilievo. Oltre il "bipolarismo centrifugo". Si tratta, allora, non di ripensare alla "vecchia politica", quella della Dc, per intenderci, o anche a quella del "bipolarismo centrifugo cattolico" destra-sinistra: cioè i cattolici di destra che difendevano i "valori non negoziabili" e i cattolici di sinistra che invece, puntando maggiormente sulla giustizia sociale, rinunciavano alla loro radice cattolica. Dal convegno di Assisi è venuto un messaggio nuovo, in un certo senso davvero "politicamente" inedito. Oggi si tratta di portare il livello, la qualità, la profondità dell’impegno politico dei cattolici su un piano decisamente più "elevato". Serve uno sguardo ampio, strategicamente orientato "all’incontro" nella multiforme realtà globale – come suggerisce Papa Francesco – capace di essere fattore di crescita, operando con serietà e competenza al servizio di quel "bene comune" che è la vera chiave di volta per far riprendere il Paese. Questo l’auspicio venuto da Assisi, questo il servizio che i cattolici si sono detti pronti a offrire nuovamente al Paese.