OSPEDALE DA CAMPO/6 " "
Da dieci anni in fuga: dal Congo al Camerun, poi in Libia e ancora in Italia (Lampedusa, Crotone, Roma e Viterbo)… In questi anni nascono tre figli. Infine la panchina in piazza Duomo a Bressanone senza un soldo in tasca. Una signora li scopre e paga loro la cena e la notte in albergo. E poi finalmente la Casa della solidarietà e la tazza di thè caldo che aveva tutto il “sapore di casa”
Merlaine è una giovane mamma. Sorride serena mentre tiene teneramente in braccio la più piccola dei suoi tre figli, Divina, che tra poco compirà due anni. La storia di Merlaine Omana e di suo marito Tony Biabakaka inizia una decina di anni fa. Il Congo, il Paese dove sono nati e cresciuti, è devastato dalla guerra. Comprendono ben presto che lì non c’è alcun futuro per loro. Decidono di fuggire in Camerun. Inizia così la loro vita di profughi. Terminata la guerra, il governo invita i camerunensi a far ritorno alle loro case. Ma chi tornava, metteva in serio pericolo la propria vita.
Tre giorni e tre notti nel deserto. Che fare? Merlaine e Tony si guardano negli occhi, si prendono per mano e decidono di partire alla volta della Libia. "È stato un viaggio molto difficile – ricorda – tre giorni e tre notti senza acqua né cibo, in mezzo al deserto, in macchina con il pericolo dei predoni". Arrivati in Libia, trovano un lavoro e una sistemazione. "In Libia siamo rimasti cinque anni – prosegue Merlaine – lì è nato anche Merthony, il nostro primo figlio, che oggi ha 6 anni". Ma in Libia il lavoro scarseggia e non c’è prospettiva per il futuro.
Tre giorni e due notti su un gommone. Che fare? Merlaine e Tony si guardano ancora una volta negli occhi, si prendono per mano, prendono in braccio il loro piccolo, racimolano i loro risparmi e decidono di affrontare un altro lungo viaggio. Questa volta per mare, alla volta dell’Italia. "Ci hanno fatti salire su un gommone – ricorda – eravamo in 145. Abbiamo trascorso tre giorni e due notti senza acqua né cibo. Ad un certo punto abbiamo finito la benzina e il gommone si è rotto. Abbiamo chiesto aiuto con un telefono cellulare alla guardia costiera italiana. Sono arrivati alle 7 di sera con l’elicottero e una grande nave, sulla quale siamo arrivati a Lampedusa alle 5 del mattino". Merlaine rimane sull’isola solo due giorni, poi viene trasferita a Crotone, dove viene ricoverata in ospedale. È incinta di tre mesi del suo secondo figlio, Chris (che oggi ha 5 anni). "Mi hanno dovuto fare il cesareo al settimo mese, perché il trauma del viaggio ha messo a rischio la gravidanza", racconta. Da Crotone a Roma, da Roma a Viterbo. Qui si fermano quattro anni. Tony trova un lavoro e una casa in affitto. Nasce Divina. Sembra finalmente andare tutto bene. Finché Tony non perde il lavoro. E la casa. Con la sua famiglia si ritrovano per strada, senza sapere dove andare.
Sul primo treno, destinazione Bressanone. Una sera d’inizio gennaio, Merlaine e Tony si prendono ancora una volta per mano, si guardano negli occhi, afferrano i loro tre bambini e salgono sul primo treno. Arrivano a Bressanone l’11 gennaio 2013. "Giunti in stazione faceva tanto freddo e non capivamo la lingua – ricorda -. Abbiamo provato a chiedere aiuto, ma non capivamo il tedesco. Siamo rimasti un giorno su una panchina in piazza Duomo, coi bambini che avevano fame e noi che non avevamo niente da dar loro". La sera una signora gli si avvicina. "Mi ha detto: ‘sono passata questa mattina ed eravate su questa panchina e ora vi ritrovo qui. Posso aiutarvi?’. Le abbiamo raccontato la nostra storia e le abbiamo detto che non sapevamo dove andare", racconta Merlaine. La donna accompagna la famiglia in un albergo, paga loro la cena e una camera per una notte.
L’arrivo alla Casa della solidarietà. La mattina successiva – "era un sabato", ricorda Merlaine – la donna prospetta alla famiglia di chiedere ospitalità nella Casa della solidarietà (Cds) e li accompagna. "Quando sono entrata in una cucina mi è stata offerta una tazza di thè caldo. Non lo dimenticherò mai", aggiunge Merlaine. Non aveva ancora la certezza che si sarebbe potuta fermare con la sua famiglia, ma quella tazza di thè caldo aveva tutto il "sapore di casa". Merlaine, Tony e i loro tre figli vengono subito accolti. Sono dieci mesi che Merlaine vive con la sua famiglia nella Casa della solidarietà "Luis Lintner" di Bressanone. Loro fanno parte dei 55 ospiti della struttura. Due terzi di questi provengono da 20 Paesi diversi. Tra qualche settimana si trasferiranno nella loro nuova casa. Hanno, infatti, trovato un lavoro stabile che garantisca loro un’entrata stabile. Quella di Merlaine e di Tony è una delle tante storie che si sono intrecciate a quella della Casa della solidarietà, nata una decina di anni fa per offrire un ambiente accogliente a chi vive un momento di difficoltà. Nei giorni scorsi alla Cds è stato consegnato il "Premio vescovo Gargitter 2013", quale riconoscimento per l’impegno profuso a favore della convivenza in Alto Adige e per fare della solidarietà un valore vissuto nella quotidianità.