GIOVANI SUGLI SCUDI
I “volontari del fango” della Sardegna – se adeguatamente formati e organizzati – possono svolgere un’importante opera quotidiana e ordinaria nella previsione, nella prevenzione, nel supporto alla pianificazione d’emergenza e nell’informazione alla popolazione” “
Due settimane fa un articolo del quotidiano "il Sole 24 Ore" dal titolo: "Il volontariato perde quota tra le preferenze dei giovani" aveva attirato la mia attenzione. Secondo una specifica indagine sull’impegno civile della generazione tra i 18 e i 29 anni, curata dalla società di ricerche Ipsos per l’Istituto Toniolo, il 64,7% dei giovani, ossia circa due terzi del totale, non hanno mai fatto esperienze di volontariato e del restante terzo solo il 6% vi si dedica abitualmente. Il dato mi ha sorpreso notevolmente rispetto alla generale impressione di un universo giovanile particolarmente impegnato in questo settore.Ho ripensato a quell’articolo e a quella ricerca realizzata nell’ambito del Rapporto Giovani (www.rapportogiovani.it) davanti alle immagini e alle cronache dei giorni scorsi, quando i giovani della nostra isola si sono mobilitati spontaneamente per aiutare le popolazioni colpite dall’alluvione che ha coinvolto numerosi Comuni della Sardegna. Per quanti di loro era la prima esperienza di volontariato?In questi giorni centinaia di ragazzi e ragazze hanno mostrato un cuore grande, ma soprattutto hanno dato un segnale di speranza davanti a una tragedia che speriamo non si ripeta più. Questa triste vicenda insegna a tutti che nella nostra Isola occorre fare i conti non solo con gli incendi, ma con una serie di rischi che caratterizzano tutto il nostro territorio e soprattutto che si deve investire e programmare interventi prima che le calamità ci trovino impreparati.Per questo, però, occorre fare un ulteriore passo in avanti. Intendo dire che le istituzioni, gli enti regionali e quelli locali sono chiamati a non disperdere questo entusiasmo e questa spinta solidale, ma – al contrario – a promuovere e incoraggiare esperienze di volontariato prolungate nel tempo. Prendiamo il caso emblematico della provincia di Oristano dove le associazioni di volontariato di protezione civile si contano sulle dita di una mano a fronte di un totale di 143 realtà attive nell’Isola. Sono convinto che la gran parte dei giovani – e dei meno giovani – che sono intervenuti in questi giorni sarebbe ben lieta di avere una formazione e un’occasione per fare in modo che il loro aiuto non si limiti a questa triste vicenda. Intendo dire che la positiva azione del volontariato non può e non deve essere limitata agli interventi in caso di calamità, pur rappresentando ovviamente una delle sue missioni principali.I "volontari del fango" della Sardegna – se adeguatamente formati e organizzati attraverso nuove o esistenti associazioni di protezione civile – possono svolgere un’importante opera quotidiana e ordinaria nella previsione, nella prevenzione, nel supporto alla pianificazione d’emergenza e nell’informazione alla popolazione per divulgare una cultura della protezione civile che permetta a ognuno di noi di essere cittadini consapevoli e preparati.L’errore più grande che non dobbiamo compiere è quello di affrontare il tema della protezione civile e della messa in sicurezza del territorio solo alla luce delle tragedie e dimenticarle dopo qualche settimana. direttore "L’Arborense" (Oristano)