GRAVE SOFFERENZA SOCIALE

Negli aiuti alle famiglie greche più povere i cattolici in prima fila

Il 40% delle famiglie ha al suo interno un disoccupato, l’11% ben due. Molti nuclei vivono con la pensione di un anziano. Quattro famiglie su dieci non pagano le bollette alla scadenza e il 60,8% non paga le tasse nei termini dovuti. Il 70% ha deciso di tagliare le spese per il cibo, l’83,2% sul riscaldamento. La risposta delle parrocchie di Atene, dove vive poco meno della metà della popolazione greca

Si radunano in modo discreto, dentro e fuori l’ingresso, situato in via Kapodistriou, non molto lontano da piazza Omonia, o della concordia, piena di traffico e di gente sino a sera quando si spopola per diventare un luogo poco raccomandabile per i turisti e gli stessi ateniesi. Con la pioggia, con il sole, aspettano con pazienza di entrare. Rifugiati, migranti, spesso con le loro famiglie, giovani donne con piccoli in braccio, e adesso anche tanti greci, trovano nel centro per i rifugiati della Caritas Atene un pasto caldo giornaliero, dei vestiti e un aiuto per sbrigare pratiche relative al loro status. Arrivano anche siriani ma, come spiega il direttore della Caritas della capitale greca, padre Andreas Voutsinos, "sono pochi e di passaggio. Non si registrano in Grecia poiché intendono chiedere lo status di rifugiato nei Paesi del Nord Europa. Chiedono cibo, vestiti, in alcuni casi assistenza medica, fin quando non riescono a partire".

La fila in via Kapodistriou ogni giorno si fa più lunga, segno chiaro che la crisi economica colpisce strati sempre più ampi della popolazione. I numeri del centro lo confermano, spiega Panegiotas Siafaka, assistente sociale coordinatrice del programma "Rifugiati": "Nel 2012 la mensa ha servito oltre 76mila pasti, una media di oltre 300 persone al giorno per cinque giorni alla settimana. Due volte a settimana diamo vestiti e coperte. Lo scorso anno abbiamo rifornito oltre 3.500 persone. Ogni mese abbiamo distribuito pacchi viveri a famiglie bisognose, per un totale di 524. Abbiamo vaccinato 116 bambini e tenuto oltre 2.500 incontri personali per informare le persone su possibilità di lavoro, assistenza sanitaria e legale. In ambito sociale è importante la collaborazione con associazioni e Ong per partecipare anche a programmi europei di cooperazione". Numeri che non hanno la pretesa di fornire risposte definitive alla povertà delle persone né tantomeno alla crisi in atto ma che, riconosce Siafaka, "vogliono solo rispondere concretamente a un bisogno forte delle persone di essere accolte, amate, trattate con rispetto, senza distinzione di lingua, religione, razza, etnia. Non importa se sei greco, nigeriano, albanese, polacco, filippino, afgano, il diritto alla vita, alla dignità è inalienabile".

Lo stesso stile di accoglienza e di servizio lo si ritrova anche nelle singole parrocchie della capitale greca, dove operano numerosi volontari, molti dei quali, però, sono persone di età avanzata. Dove non arrivano per carenza di forze… ecco entrare in azione le persone che loro stessi aiutano. Don Alékos Psaltis, è il parroco di Santa Teresa del Bambino Gesù, nel quartiere Kypséli, non lontano dal centro città, che negli ultimi anni è andato degradandosi e oggi è abitato prevalentemente da pensionati e da immigrati. "Molti migranti – dice – portano viveri, tanti panifici ci offrono pagnotte in avanzo da donare a chi ha bisogno. Un circolo virtuoso di solidarietà che si alimenta giornalmente". I problemi non mancano, riconosce il parroco che rivela: "Sono frequenti in chiesa i furti di candele che servono a illuminare le abitazioni private. Cresce tra i greci il numero di coloro che hanno perso il lavoro e che traggono beneficio da un pacco viveri, da un pasto della mensa e persino da una candela. Ho trovato persone che hanno dormito di nascosto in chiesa".

La generosità è diffusa, nonostante la crisi galoppante. Domenica scorsa, racconta il padre cappuccino Giulio Gramegna, che da due mesi guida la parrocchia san Francesco nel quartiere di "Aghioi Anarghiri" zona periferica nordoccidentale di Atene, "abbiamo raccolto 500 euro per le Filippine. In chiesa c’erano circa 250 fedeli, greci, rumeni e albanesi. Molti di loro, un tempo occupati nel settore edile oggi fermo per la crisi, hanno percorso 60 km. per venire a Messa. C’è bisogno di fede per portare il proprio carico di sofferenza". Dall’altra parte della capitale, nel quartiere benestante di Psichicò, toccato marginalmente dalla crisi, è attiva la parrocchia di san Giovanni Battista. Nella Caritas locale agiscono sette operatori che offrono supporto alla Caritas diocesana di Atene. La parrocchia anima due mercatini all’anno e tre minibazar d’indumenti pensati per persone che hanno remore a chiedere in parrocchia vestiti di cui hanno bisogno. In diversi casi la Caritas si fa carico di pagare bollette, utenze e spese mediche. Una volta al mese vengono distribuiti viveri a otto famiglie. "I contatti con le famiglie – spiega Irene Dalla Costa, dello staff Caritas, italiana da molti anni in Grecia – ci fanno conoscere persone che si contraddistinguono per la grande dignità nel cercare innanzitutto un lavoro per soddisfare i bisogni dei congiunti. Sono situazioni che non riusciamo sempre a fronteggiare. Abbiamo bisogno di un’assistente sociale, di uno psicologo, che sappiano accompagnare queste persone sotto ogni profilo. Migliorare le competenze, anche questo è un modo per rispondere alla crisi e per crescere come comunità ecclesiale".