INIZIATIVA COSTITUZIONALE

Vescovi preoccupati:” “l’Albania corre” “per il matrimonio gay

L’avvocato del popolo, Igli Totozani: “Deve diventare il primo Paese nei Balcani”. Ipotizzati cambiamenti al Codice della famiglia. Dai presuli un appello ai parlamentari: “Non dobbiamo sbagliare pensando che l’approvazione di una legge a favore del ‘matrimonio’ tra persone dello stesso sesso, ci presenterà al cospetto del mondo come un Paese progredito”

Sarà l’Albania il primo Paese dei Balcani ad autorizzare le unioni tra persone dello stesso sesso? La domanda – come si suol dire – sorge spontanea, dopo aver ascoltato e letto le recenti dichiarazioni dell’avvocato del popolo, Igli Totozani, che ha affermato: "L’Albania deve diventare il primo Paese nei Balcani a permettere il matrimonio gay". Parole che hanno riacceso il dibattito nel Paese delle aquile, già innescato peraltro alcuni mesi fa dall’ex premier Sali Berisha, che aveva paventato delle aperture in tal senso. Ma Totozani non si è fermato a semplici dichiarazioni, ha anche informato che un disegno di legge è già pronto per essere sottoposto al voto del Parlamento. E così, mentre la vicina Croazia si prepara al primo referendum d’iniziativa popolare per definire nella Costituzione il matrimonio tra un uomo e una donna (1° dicembre), l’Albania potrebbe introdurre dei cambiamenti al Codice della famiglia. Non possiamo tacere. L’iniziativa di Totozani non ha lasciato "indifferente" l’episcopato albanese, anche perché giunta da un’istituzione costituzionale. L’avvocato del popolo, infatti, è un organo previsto dalla Costituzione della Repubblica albanese del 1998 (cap. VI, articoli 60-63) e tutela, tra l’altro, "i diritti, le libertà e gli interessi legittimi dell’individuo dalle azioni od omissioni illegali od irregolari degli organi della pubblica amministrazione". Da qui la "grande preoccupazione" dei vescovi del Paese che hanno diffuso in questi giorni una "dichiarazione per la tutela della famiglia secondo il piano di Dio". Come già avvenuto nel 2009, scrivono i vescovi, "spinti non solo dalla nostra fede cristiana, ma anche dal nostro impegno per una società forte e sana, non possiamo tacere di fronte a questo dibattito". È il "rispetto" verso "la dignità del matrimonio" che "ci obbliga a parlare esplicitamente contro una proposta del genere". Per amore della verità. Nella dichiarazione i vescovi analizzano quanto "insegna la Parola di Dio sulla creazione" e ricordano "la legge naturale scritta nel cuore dell’uomo ed espressa chiaramente nelle Sacre Scritture". È questa, scrivono, la premessa che ha portato a definire il matrimonio, "in ogni epoca, cultura e fede", come "unione completa tra uomo e donna". E "nessun Parlamento deve avere la competenza di cambiare questa definizione". Dunque, "per amore della verità, non possiamo chiamare ‘matrimonio’ un’unione tra due persone dello stesso sesso e non possiamo affermare che tale unione sia un diritto. Un comportamento che non appartiene, che non è parte della vera natura dell’uomo, che non è nel suo bene e nel bene della società, non può essere un diritto". Appello ai parlamentari… I vescovi rivolgono, quindi, "un appello ai parlamentari, indipendentemente dalla fede e dall’appartenenza politica", a "tenere in considerazione, prima di tutto, il bene della società" tenendo ben presente che "il nucleo, che la compone e la costituisce, non è l’individuo, ma la comunità familiare". Al riguardo bisogna considerare che "non è progresso ogni innovazione". E "non dobbiamo sbagliare pensando che l’approvazione di una legge a favore del ‘matrimonio’ tra persone dello stesso sesso, ci presenterà al cospetto del mondo come un Paese progredito". Da qui l’impegno a "difendere i valori etici che promuovono la famiglia": "Solo, allora, avremo una società forte". …e all’avvocato del popolo. Un appello viene rivolto anche all’avvocato del popolo: bisogna "rivolgere un’attenzione più concertata ai problemi reali della società albanese, invece di concentrarsi su questioni che non hanno nulla a che vedere con la tutela delle fasce emarginate della popolazione e il cui unico obiettivo è distrarre l’opinione pubblica da questioni più essenziali per la democrazia e il futuro del Paese". La risposta dei vescovi è quindi perentoria: non sarà l’Albania il primo Paese dei Balcani ad autorizzare le unioni tra persone dello stesso sesso.