CONGRESSO NAZIONALE
Il vescovo di Città di Castello, monsignor Domenico Cancian, è il responsabile per la Cei del coordinamento dei congressi della misericordia: “Il tema è stato lanciato all’attenzione della Chiesa universale e del mondo dal Beato Giovanni Paolo II”. E ancora: “Papa Francesco ripresenta la misericordia in maniera molto essenziale ed efficace e lancia il messaggio che la Chiesa e il mondo tutto possono essere più belli”
"Dio è amore" è il tema del 2°Congresso nazionale della Misericordia che si apre oggi pomeriggio a Roma e che si concluderà con la presenza degli oltre 200 partecipanti, giunti da ogni parte d’Italia, alla solenne conclusione dell’Anno della Fede col Papa in piazza San Pietro, domenica 24 novembre (www.wacomitalia.it). Sono previste relazioni e interventi del cardinal Ennio Antonelli, di monsignor Rino Fisichella, monsignor Lorenzo Chiarinelli, monsignor Domenico Cancian, padre Nuria Benages, Luigi Accattoli e diversi altri testimoni. Al vescovo di Città di Castello, monsignor Domenico Cancian, responsabile per la Cei del coordinamento dei congressi della misericordia, abbiamo posto alcune domande. Perché è partita questa attenzione alla "misericordia"?"Il tema è stato lanciato all’attenzione della Chiesa universale e del mondo dal Beato Giovanni Paolo II con la sua enciclica ‘Dives in misericordia’ del 1980. Molti si sono stupiti di questo testo perché proponeva un argomento che sembrava più sul versante devozionale e meno su quelli teologico ed ecclesiologico. Ma in esso Papa Wojtyla in realtà struttura un impianto teologico alla misericordia, presentandola sia nella Bibbia, sia nell’impegno stesso della Chiesa e nel bisogno che il mondo tutto ha della misericordia". Come si è poi sviluppato l’argomento sul piano teologico, spirituale e pastorale?"Il tema è stato portato avanti in altri momenti significativi, sia da parte di Giovanni Paolo II ad esempio con la canonizzazione di suor Faustina Kowalska nel 2000, sia con il magistero di Benedetto XVI che lo ha ampiamente sviluppato nelle grandi encicliche ‘Deus caritas est’, ‘Spe salvi’ e ‘Caritas in veritate’. Arriviamo poi, nei mesi più recenti, a Papa Francesco, che ripresenta la misericordia in maniera molto essenziale ed efficace e che lancia il messaggio che la Chiesa e il mondo tutto possono essere più belli se vivono nella misericordia. Basta pensare alla sua idea della scatoletta di ‘misericordina’ della scorsa settimana che ha sorpreso tutti, nella sua semplicità. Vedrei quindi come un ‘filo d’oro’ dalla enciclica di Papa Woityla fino ad oggi, con la Chiesa che in un certo senso ha compiuto una ‘svolta’ e comunque ha incentrato sulla misericordia uno dei punti focali della nuova evangelizzazione". Congressi mondiali e congressi nazionali sulla misericordia: come collocare questi eventi all’interno dell’annuncio ordinario della Chiesa?"Quelli nazionali, come nel nostro caso il secondo per l’Italia che si apre venerdì 22 novembre a Roma, fanno riferimento a quelli mondiali, coordinati e proposti da un comitato di cardinali tra i quali Schonborn, Dziwisz, Barbarin e altri. A livello mondiale ne sono stati già svolti due, il primo nel 2008 a Roma e il secondo, due anni fa, a Cracovia. I cardinali hanno sin dall’inizio incoraggiato le conferenze episcopali a verificare la fattibilità di congressi nazionali e il riscontro è stato particolarmente positivo, specialmente in America Latina, Filippine, Africa e pure in diversi paesi europei. Quindi è venuto l’incoraggiamento a proseguire su questa linea indicata profeticamente da Papa Woityla, come linea del futuro della Chiesa". Il tema quindi non è una proposta passeggera?"Direi che da un punto di vista teologico la misericordia è il fondamento della conversione cristiana. Nel 2002 il card. Bergoglio a Buenos Aires aveva detto che se non ‘scatta il grilletto’ della misericordia, l’uomo non incontra il Signore veramente. Cioè deve fare esperienza del perdono, dell’accoglienza, della riconciliazione. Concetti che per il congresso italiano di questi giorni abbiamo indicato nelle parole ‘Dio è amore, chi rimane nell’amore rimane in Dio e Dio in lui’". Non si rischia però di vedere la misericordia come una sorta di "buonismo"?"Il rischio esiste. Tuttavia, se bene intesa, la misericordia sostiene la speranza, perché quest’ultima, quando è ben fondata, dipende da una misericordia assoluta di Dio nei nostri confronti. Ciò ci dà sicurezza, non nel senso che allora possiamo stare tranquilli e non fare più nulla, diminuendo il nostro impegno. Il concetto di misericordia potrebbe avere due derive negative: intenderla in senso sentimentale, oppure in senso moralistico e buonistico, appunto. Ma questa sarebbe un’accezione negativa che non è nel Vangelo, che invece sprona tutti ad ‘essere’ misericordiosi, non solo a ricevere misericordia". Una domanda di tipo personale: perché lei, come vescovo, ha sviluppato questa particolare sensibilità per la "misericordia"?"La mia vita è stata particolarmente segnata dall’esperienza di Madre Speranza, di Collevalenza, che il prossimo anno verrà beatificata. È stato un incontro significativo, che mi ha colpito profondamente e che mi ha mostrato come il Dio del Vangelo è il Dio della misericordia. Mi sembra che tutti siamo chiamati a vivere in quest’ottica, sia nel rapporto col Signore, sia in quello con gli altri".