ANNO INTERNAZIONALE
Vincenzo Conso, segretario generale dell’Associazione internazionale cattolica rurale (Icra): “L’agricoltura familiare può aiutare ad aumentare la produzione agricola, producendo più cibo e più lavoro, portandolo e creandolo proprio laddove ce n’è più bisogno e dove occorre rigenerare relazioni e socialità della vita economica. Inoltre può guidarci verso un nuovo approccio alla vita basato su sostenibilità, sobrietà e sussidiarietà”
"Valorizzare gli innumerevoli benefici che la famiglia apporta alla crescita economica, sociale, culturale e morale dell’intera comunità umana". È stato l’appello di Papa Francesco all’udienza generale dello scorso mercoledì, al termine del quale ha ricordato anche l’apertura dell’Anno internazionale della Famiglia rurale, che prende il via oggi, venerdì 22 novembre. Il Sir ha chiesto a Vincenzo Conso, segretario generale dell’Associazione internazionale cattolica rurale (Icra) che importanza riveste questa iniziativa nei processi futuri della nostra società. Che cosa si aspetta da questo 2014? "Che venga fatto il punto sul ruolo e le potenzialità proprie dell’agricoltura familiare, in un percorso che coinvolgerà tutto il mondo rurale, legato alla cooperazione, allo sviluppo e alla lotta alla fame. E questo anche per toccare temi come la nutrizione, alla luce delle idee e delle battaglie che si sono sviluppate in questi anni. Credo che questa iniziativa sia stata un’esigenza avvertita da parte di tutti, in particolare da alcuni gruppi della società civile. Per la nostra associazione rappresenta un’occasione straordinaria perché l’agricoltura familiare è il soggetto centrale dell’esperienza concreta delle nostre realtà". Qual è la forza dell’agricoltura familiare? "I suoi valori e i suoi principi morali, che possono fungere da esempio all’intera società. Il periodo storico nel quale viviamo, ci impone una riflessione e un ripensamento dei sistemi fin qui adottati. L’economia deve tornare a seguire alcuni riferimenti di carattere etico e la politica deve riappropriarsi del suo ruolo di regolatrice dell’economia. Adottare un’economia sostenibile, questa è la risposta per il futuro, mettendo in pratica le parole di Papa Benedetto XVI contenute nell’enciclica Caritas in Veritate, come ci richiama spesso anche Papa Francesco". La scorsa settimana l’Icra ha organizzato il seminario europeo dal titolo “Europa 2020 e crisi economico-finanziaria problemi e prospettive", nel corso del quale è , infatti, emersa questa esigenza di cambiamento in tutti i settori. Come l’agricoltura può inserirsi in questo nuovo contesto?"L’agricoltura familiare può aiutare ad aumentare la produzione agricola in maniera sostenibile, producendo più cibo e più lavoro, portandolo e creandolo proprio laddove ce n’è più bisogno: tra le popolazioni e le aree colpite dall’insicurezza alimentare e in quelle aree rurali e periurbane delle economie più mature, dove occorre rigenerare relazioni e socialità della vita economica. Inoltre, l’agricoltura familiare può guidarci verso un nuovo approccio alla vita basato sulla sostenibilità, sobrietà e sussidiarietà, stili di vita più volte invocati da Giovanni Paolo II, sostenuti da Benedetto XVI e fatti propri anche da Papa Francesco che non perde occasione di incoraggiarci verso questo cambiamento". Attraverso il Convegno di studi dell’Icra, organizzato a fine Seminario ad Avezzano si è dimostrato, inoltre, come il settore rurale possa essere un volano importante per la promozione e la valorizzazione delle realtà locali. In che senso? "Grazie a questa iniziativa abbiamo trasferito a livello locale le riflessioni fatte a livello globale, dimostrando l’importanza di un’agricoltura di qualità e l’impegno che tutti noi dobbiamo mettere per salvaguardare il creato che Nostro Signore ci ha donato". In concomitanza con l’iniziativa dell’Onu, si terrà nel 2014 anche il Forum mondiale per l’alimentazione e l’agricoltura, a riprova della centralità di tale tematica. Ma quali, a suo avviso, sono le iniziative per passare dalla teoria alla pratica? "Tutti noi siamo chiamati a un cambio radicale di atteggiamenti e stili di vita, partendo dalla diminuzione degli sprechi alimentari, passando ad una maggior tutela degli ambienti dove si effettuano le coltivazioni, in modo da attenuare le conseguenze dei cambiamenti climatici e limitando così anche l’insicurezza alimentare. Abbiamo bisogno di una governance mondiale, all’interno della quale la politica torni a far sentire la sua voce, limitando i poteri dell’economia e della finanza.