VIAGGIO NEI CENTRI DI ASCOLTO/2

Lavoro e sussidi” “le richieste incalzano” “quelli che a Foligno…

Una “cattedrale” della carità in pieno centro, allestita nei locali del centro di san Giacomo (oltre 1.300 metri quadrati donati dal vescovo Gualtiero Sigismondi). Un’autentica filiera della solidarietà per dare aiuto a chi lo chiede e speranza per ripartire nella vita. Qualche cifra: 38 parrocchie, 66mila anime, 200 volontari, 330 persone in contatto col centro d’ascolto, 60 pasti al giorno, 11.658 persone sfamate

Una cattedrale della carità in pieno centro cittadino, un deposito di opere buone che non vuole essere una sfida ma una provocazione a tutta la comunità ecclesiale affinché, attraverso la carità, renda operosa la propria fede. Si potrebbe raccontare così l’opera della Caritas della diocesi di Foligno, 38 parrocchie per poco più di 66mila anime. In questa "cattedrale", allestita nei locali del centro di san Giacomo – oltre 1.300 metri quadrati donati dal vescovo locale, monsignor Gualtiero Sigismondi, e attigui all’omonima chiesa duecentesca – la carità non è qualcosa da fare, ma una realtà da vivere e assumere come stile di vita. Una cultura della solidarietà che esige formazione, competenze, interventi e servizi portati avanti da oltre 200 volontari coordinati da un’équipe guidata dal direttore della Caritas, Mauro Masciotti, dal suo vice, Patrizia Ciarma, insieme, tra gli altri, a Monica Checché, che si occupa della stesura dei progetti. Che sono tanti come tanti sono i bisogni di questa terra che pure, con forza e capacità, si era rialzata dal terremoto del 26 settembre 1997 che causò gravissimi danni alla città e alle frazioni montane. Vecchie e nuove povertà. "Oggi – racconta il direttore Mauro Masciotti – i problemi si chiamano perdita di lavoro che sta colpendo soprattutto il ceto medio coinvolgendo molte famiglie che non si erano mai trovate in difficoltà economiche. Ai nostri centri si rivolgono dipendenti, operai, ma anche titolari d’imprese e liberi professionisti". Non c’è solo la crisi economica iniziata nel 2008 a fare vittime. Ne esiste una anche valoriale che produce "nuovi poveri come uomini divorziati, donne sole con i propri figli, anziani che non riescono ad arrivare a fine mese e persone che cadono nella spirale del gioco d’azzardo legale e illegale". I numeri sono impietosi e raccontano di fenomeni di povertà estesa ad ampi strati di popolazione, di aumento degli utenti italiani e d’impoverimento ulteriore di quelli stranieri, con un peggioramento di vita degli emarginati gravi, esclusi da un welfare pubblico sempre più in difficoltà. Per non parlare, poi, di quella povertà mimetizzata o sommersa rappresentata da famiglie che, pur non ancora povere, vivono in un crescente disagio per il loro graduale impoverimento e che per vari motivi, non chiedono aiuto né ai servizi pubblici né al privato sociale. Al centro di ascolto diocesano della Caritas di Foligno – secondo i dati del 2012 – si sono rivolte 330 persone, quasi 100 in più dell’anno precedente. Il 45% degli utenti è italiano, con un aumento del 20% spalmato negli ultimi tre anni, il 56,1% è coniugato/a, il 66,4% è disoccupato, il 62,7% ha figli minori conviventi, il 27% degli utenti è composto da giovani. La richiesta principale inoltrata al Centro di ascolto è stata quella di lavoro (88,5% del totale) e di povertà (84,7%) ovvero sussidi economici per il pagamento di utenze, bollette, affitti, viveri. Una filiera di solidarietà. "La gestione delle risorse economiche necessarie a rispondere alle diverse richieste non avviene a pioggia – spiega Patrizia Ciarma, vicedirettore della Caritas – ma secondo criteri che vedono la persona richiedente un soggetto attivo e partecipe della propria situazione e del proprio progetto di riscatto e di ripartenza". L’aiuto fornito nella Caritas di Foligno non è solo economico. In questa cattedrale della carità tutto ruota intorno al Centro di ascolto che accoglie, ascolta, orienta e accompagna le persone bisognose indirizzandole verso le cosiddette "opere segno" come la mensa che nel 2012 ha servito 11.658 persone, più della metà italiani. "Gli ospiti della mensa, che ora serve una media di circa 60 pasti al giorno – aggiunge Ciarma – sono persone sole, pensionati, invalidi e anche qualche famiglia". Nella mensa vengono serviti i prodotti agricoli che arrivano dalla Fattoria solidale, situata in terreni della diocesi poco fuori Foligno, lavorati da 4 giovani svantaggiati inseriti come braccianti. Ogni sabato, poi, i prodotti vengono venduti al dettaglio e con il ricavato si finanzia il progetto "Adotta una famiglia" in difficoltà. Con il raccolto si riforniscono i pacchi di generi alimentari distribuiti agli indigenti e l’Emporio della solidarietà, attivo dal gennaio 2013. Centinaia tra famiglie e singoli coloro che hanno usufruito dell’Emporio sostenuto economicamente dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Foligno. Una vera e propria filiera della solidarietà che vede operativi anche servizi di vestiario, di accoglienza verso chi si trova temporaneamente in difficoltà abitativa, di orientamento sanitario, e anche uno sportello legale. Tante risposte a tante domande di aiuto che non fanno dimenticare chi è lontano: è in via di definizione un gemellaggio con la Caritas dell’arcidiocesi di Nyeri (Kenya) e la partecipazione al progetto "Elpis" (Speranza) di Caritas italiana per migliorare le condizioni di vita di 230 famiglie greche colpite dalla crisi.