TRIESTE/INCONTRO CCEE

La cura dei poveri” “amore donato” “e predica silenziosa

“Testimoniare la fede attraverso la carità” è il titolo del convegno promosso dal Consiglio delle Conferenze episcopali europee e dal Pontificio Consiglio “Cor Unum” al quale stanno partecipando una cinquantina di vescovi e delegati responsabili delle attività caritative delle Chiese in Europa. Il cardinale Bagnasco: “Le parrocchie in Italia presidio fondamentale”. I contributi dell’arcivescovo Giampaolo Crepaldi e del cardinale Robert Sarah

Sono molto più che raddoppiati, anzi sono "moltiplicati" gli interventi della Chiesa a favore delle persone che bussano alla porta delle parrocchie italiane per chiedere un aiuto, segno di "una crisi molto grande che persiste". È il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, a dare il polso concreto della situazione in cui vivono tante famiglie italiane a causa di una crisi che non cessa di mordere (clicca qui). Parla così l’arcivescovo di Genova ai giornalisti a margine di un incontro che si sta svolgendo a Trieste proprio sull’impegno delle Chiese europee per combattere le povertà. "Testimoniare la fede attraverso la carità": è questo il titolo del convegno promosso dal Consiglio delle Conferenze episcopali europee e dal Pontificio Consiglio "Cor Unum" al quale stanno partecipando una cinquantina di vescovi e delegati responsabili delle attività caritative delle Chiese in Europa. La crisi bussa anche alle parrocchie. Le parrocchie in Italia sono circa 40mila e insieme alle associazioni e alle aggregazioni laicali e a tante istituzioni sono "un presidio fondamentale in questo periodo". D’altronde – fa notare il presidente dei vescovi italiani – "la Chiesa vive per sua vocazione laddove la gente vive, quindi conosce i problemi, le gioie e le sofferenze e le condivide". L’agenda suggerita dal cardinale Bagnasco necessaria per ridare fiato all’Italia in crisi è ricca di spunti: va dal "tema del lavoro", ad un piano industriale più efficace ma da avviare "con urgenza", dal tema di "una fiscalità più equa", al tema di "una riforma della politica e di una burocrazia che aiuti e non blocchi, non rallenti fino a scoraggiare le diverse fasce imprenditoriali". Ma attenzione: la crisi, seppure dura, non deve assolutamente incoraggiare vani populismi in Europa perché – avverte il cardinale – "il populismo non porta da nessuna parte". Non c’è dunque alternativa oggi in Europa se non pensarsi come popoli che camminano insieme "dentro ad un’unione che però sia veramente tale" e cioè in grado di affrontare il tema del lavoro e tanti altri problemi "in modo unitario". In particolare il cardinale solleva la questione dell’immigrazione: "Non si può affrontare la sorte di tanta povera gente che qui approda disperata senza una politica unitaria ed efficace". Trieste, Chiesa generosa. È Trieste quest’anno ad ospitare l’incontro dei vescovi responsabili degli interventi caritativi delle Chiese europee su invito dell’arcivescovo monsignor Giampaolo Crepaldi che è anche presidente della Commissione "Caritas in Veritate" del Ccee. Una città bella e colta che conta 20mila studenti italiani e altri 6 mila di 120 Paesi del mondo. E dunque una città multietnica e multi religiosa con "un dialogo continuo e fecondo". Una città che ha sofferto molto durante la seconda guerra mondiale e che forse proprio per questo ha saputo rendersi oggi capace di "quotidiane riconciliazioni". La diocesi di Trieste è da sempre impegnata anche sul fronte della solidarietà. Oggi i vescovi andranno a pranzo nella mensa dei poveri della Caritas. Dunque, dice monsignor Crepaldi, "una Chiesa generosa, impegnata in molte opere di carità che cercano di dare risposte alla drammaticità della crisi socio-economica che stiamo vivendo". La carità: una predicazione silenziosa. Ma anche la pastorale della carità ha bisogno oggi di una sterzata. Occorre riportarla cioè "alla sua sorgente, per evitare di ridurla ad una specie di attività di assistenza sociale, una pura espressione filantropica o una semplice solidarietà umana". È il cardinale Robert Sarah, presidente del Pontificio consiglio Cor Unum, a puntare il dito sullo "stile" che deve contrassegnare l’impegno caritativo della Chiesa. Anche perché – fa notare – persiste "e non solo nel mondo occidentale, una secolarizzazione che tende a svuotare la Chiesa della sua dimensione trascendente" e ciò riduce la Chiesa "ad un’agenzia etica, che cioè fornisce valori da applicare nella vita, oppure ad agenzia di assistenza umanitaria e sociale che si prende cura dei poveri". Che cosà è dunque la carità per i cattolici impegnati? "La pratica della carità – risponde Sarah – si può paragonare ad una predicazione silenziosa, ma viva ed efficace, una testimonianza del nostro incontro personale ed intimo con Cristo in maniera da far vedere e incontrare Cristo vedendo noi". E i poveri? "i piccoli e i poveri, gli invisibili della storia – dice il card. Bagnasco – proprio perché "non hanno nulla da dare in cambio, nulla da offrire se non il proprio cuore" danno "la possibilità di rendere il nostro amore non prestito ma dono".