SVEZIA

Profughi, un “risveglio collettivo”

Il Paese scandinavo è tra le mete “preferite” dei migranti che giungono in Europa. Kristina Hellner (diocesi di Stoccolma) spiega perché

Sono 6901 le persone che, solo tra il 14 e il 20 settembre, hanno fatto domanda di asilo in Svezia, per la maggior parte provenienti da Siria, Afghanistan e Iraq. Di questi, 1270 sono minori non accompagnati. I dati, quotidianamente aggiornati e pubblicati arrivano dal Migrationsverket, il Servizio nazionale per le migrazioni. Le previsioni per il 2015 parlano di 74mila richieste d’asilo. Tra i Paesi nordici la Svezia è quello preferito da chi cerca nuove possibilità di vita.

Porte aperte ai siriani. Perché così tanti rifugiati scelgono la Svezia? “Perché è l’unico Paese dell’Ue che dà ai rifugiati siriani permessi di residenza permanente, anziché temporanei”, decisione assunta nel 2013 di fronte all’inasprimento del conflitto in Siria. Così soprattutto i siriani che lasciano la loro terra oggi, cercano di andare dove ci sono altri connazionali. In generale, tuttavia, la Svezia “tratta con generosità i rifugiati per quel che riguarda i ricongiungimenti famigliari e i sostegni economici”, spiega Kristina Hellner, del servizio informazione della diocesi di Stoccolma. Non così nella vicina Danimarca, che in questi ultimi mesi ha varato politiche migratorie che vanno proprio nella direzione opposta, tanto sugli aiuti economici che sui ricongiungimenti. E nemmeno in Finlandia, dove si sta valutando in queste ore se chiudere le frontiere. Per chi arriva in Svezia in questi giorni, invece, il Migrationsverket mette a disposizione autobus che dalle maggiori città portano le persone a raggiungere amici e parenti, e ha semplificato al massimo le procedure per le domande di asilo, che possono essere espletate in tutti i maggiori comuni e non solo alla frontiera.

Il valore della solidarietà. Il governo del social-demoratico Stephen Löfven fa della solidarietà una campagna a livello nazionale e internazionale. “Il governo ha chiesto a tutti di aiutare, cercando insieme le migliori soluzioni possibili. La settimana scorsa il primo ministro ha lanciato un appello in questo senso a comuni, regioni, chiese, associazioni e sindacati”, racconta Hellner a Sir Europa. Presentando la proposta del nuovo bilancio, lunedì 21 settembre, la ministra per le finanze, Magdalena Andersson, ha indicato che le priorità di spesa per il 2016 sono incentivi per l’edilizia sociale e in affitto, salute e contributi straordinari ai comuni per far fronte al flusso immigratorio. E ancora: Löfven incontrando a Berlino la cancelliera Angela Merkel a inizio settembre ha presentato un “decalogo” del suo governo per la riforma della politica Ue in materia di rifugiati che al primo posto recita: “L’Ue deve definire un meccanismo permanente e vincolante di ridistribuzione in caso di catastrofi”. E al secondo punto: “L’Ue deve continuare a porre la priorità di salvare vite umane”.

Chiese in prima fila. Anche le Chiese svedesi si stanno mobilitando nell’accoglienza. “Alcune chiese e parrocchie hanno aperto le loro porte e danno prima accoglienza e un letto ai rifugiati appena arrivano”, racconta Kristina Hellner. Il vescovo cattolico di Stoccolma, mons. Anders Arborelius, il 17 settembre ha inviato una lettera alle parrocchie con l’invito a designare un “referente per i rifugiati” che dovrà coinvolgere i parrocchiani nell’assistenza caritativa ai nuovi arrivati, facendo da trait-d’union tra i rifugiati stessi e le famiglie delle comunità cattoliche, seguendo in particolare i minori non accompagnati, organizzando la formazione linguistica. Il termine per segnalare i nomi dei “coordinatori per i rifugiati” è il 30 novembre, “in modo da poter essere pronti con questo servizio per l’inizio dell’Anno santo della Misericordia”, ha scritto il vescovo. Collette di denaro e cibo per i nuovi arrivati sono state attivate sui siti di Chiese e associazioni caritative di ogni ispirazione. A livello ecumenico, il Consiglio cristiano di Svezia, di cui è presidente il vescovo Arborelius, ha diffuso il 10 settembre “un appello per invitare comunità e individui ad aiutare in ogni modo possibile i rifugiati e per chiedere ai politici di lavorare nel senso della solidarietà e di creare canali affinché queste persone possano arrivare in Europa attraverso vie sicure”, riferisce Hellner. Anche la prima sessione del Sinodo 2015 della Chiesa luterana a Uppsala in questi giorni (22-28 settembre) ha in agenda numerose “mozioni” riguardanti la crisi dei rifugiati, il Medio Oriente, la persecuzione dei cristiani.

Una società divisa. “La Svezia ha sempre avuto un approccio generoso per quel che riguarda l’accoglienza dei rifugiati anche se negli ultimi 10 anni ci sono state forti opposizioni che hanno alimentato la grande popolarità del partito degli Svedesi democratici, partito nazionalista di sinistra”, racconta ancora Hellner. Nelle ultime elezioni del 2014 hanno raccolto il 13% delle preferenze. “Ma quando la foto del corpo del piccolo Aylan è apparsa sui media, gli svedesi hanno avuto una reazione molto forte rispetto a ciò che sta avvenendo nel Mediterraneo e al trattamento riservato ai rifugiati”, racconta Hellner, usando l’espressione “risveglio collettivo”, a partire dal quale “tantissimi volontari hanno cominciato a impegnarsi nell’accoglienza”.