LE STORIE " "

Dodici donne” “tenacemente” “”innamorate”

Dodici come gli apostoli e che come loro, pur nella diversità della missione e delle vocazioni, attraverso scelte d’accoglienza, cura, relazioni, dono di sé trasmettono fede e speranza. Questo è amore. Alessandra Buzzetti e Cristiana Caricato raccontano questo amore che sorprende sempre con gesti che acquistano valore d’eternità perché non sono solo per i destinatari, ma fanno sentire tutti noi più accolti e più umani

Donne che amano troppo, si sente ripetere oggi. Uno slogan ormai logoro per definire spesso le vittime di femminicidi annunciati. Abbiamo sempre bisogno di spiegare, di trovare motivi per i comportamenti più efferati che ci sgomentano, per rassicurarci e metterci in guardia. Ma non è questo il punto. E lo sappiamo bene, anche se ci sembra impossibile che donne maltrattate, oltraggiate, minacciate continuino a sperare contro ogni speranza nella mortifera illusione dell’ "io ti salverò". Ma questo non è amore, e nemmeno coraggio.Donne "normali" che corrono sempre, protagoniste di slalom a tempi di record tra mille incombenze, alle quali durante l’orario di lavoro, pur non sottraendo nulla all’impegno e alla passione per ciò che stanno facendo e che è stato faticosamente conquistato, capita qualche volta di pensare che magari in quel momento sarebbe meglio essere a casa con i bambini malati, o con i genitori non più autosufficienti, o con un’amica che ha appena perduto un giovanissimo figlio all’improvviso, perché la fragilità ha il diritto di precedenza su ogni altra cosa e un abisso di sofferenza e di buio chiama un abisso d’amore. E lo ammettono senza sentirsi per questo sminuite. Ma anche madri single o di figli con gravi disabilità, mogli, suore, missionarie, attiviste per i diritti umani di altre donne più sfortunate di loro, manager; magari più cose insieme: tutte donne che mettono il proprio "genio femminile" a servizio del bene. Come le protagoniste di "Tenacemente donne", dodici volti femminili che si affacciano dalle macerie del mondo, o da dietro le sue quinte, sulla scena del volumetto di Alessandra Buzzetti e Cristiana Caricato (ed. Paoline 2013). Dodici come gli apostoli e che come loro, pur nella diversità della missione e delle vocazioni, attraverso scelte d’accoglienza, cura, relazioni, dono di sé trasmettono fede e speranza. Questo è amore. E sorprende sempre con gesti che acquistano valore d’eternità perché non sono solo per i destinatari, ma fanno sentire tutti noi più accolti e più umani, ed è forte e tenace, come si legge nel Cantico dei cantici.Mia nonna diceva sempre che la donna ha un grande compito: può elevare l’uomo o portarlo alla rovina, e che dietro un grande uomo c’è quasi sempre una grande donna. Come non ripensare alle parole pronunciate il 12 ottobre da Papa Francesco ricevendo in udienza i partecipanti al convegno promosso dal Pontificio Consiglio dei laici in occasione del 25° anniversario della "Mulieris dignitatem": "Chiamando la donna alla maternità, Dio le ha affidato in una maniera del tutto speciale l’essere umano". E la maternità, ha spiegato il Pontefice, "non è semplicemente un dato biologico". Sul volo di ritorno da Rio de Janeiro Papa Francesco aveva affermato che la Madonna "è più importante degli Apostoli", che la Chiesa è "femminile": è sposa e madre, e "bisogna fare una profonda teologia della donna". Ma ha pure messo in guardia, nell’intervista a "La Civiltà Cattolica", dal rischio di "machismo in gonnella" e ancora, sempre durante l’udienza del 12 ottobre, da quello di "promuovere una specie di emancipazione che, per occupare gli spazi sottratti dal maschile, abbandona il femminile con i tratti preziosi che lo caratterizzano". Parole importanti per quelle, tra noi, che affermano con pacato orgoglio la propria diversità dall’uomo (ma anche la sua complementarietà) e la bellezza di essere donna, e si impegnano a vivere, amare, costruire relazioni nel servizio e nel dono di sé. E pazienza se questo modello "controcorrente" non abiterà mai le pagine patinate dei magazine; almeno ci insegna che l’amore, quello vero, non conosce il "troppo". O è tutto o non è.
a cura di Giovanna Pasqualin Traversa