TURCHIA IN FERMENTO

Ocalan dal carcere:” “insufficienti” “le riforme di Erdogan

Il leader del Pkk, detenuto nell’isola-prigione di Imrali, ha fatto sapere di non essere soddisfatto dei provvedimenti contenuti nel pacchetto di democratizzazione annunciato dal premier. Si tratta di elementari e minime conquiste che sono frutto, secondo gli osservatori, delle proteste dei mesi scorsi in piazza Taksim

Dalla sua cella nell’isola-prigione di Imrali, nel sud del Mar di Marmara dov’è detenuto – unico prigioniero nell’isola – dal 1999, Abdullah Öcalan, leader del Partito dei lavoratori del Kurdistan, meglio noto come Pkk, che nei mesi scorsi aveva assicurato l’avvio di un processo di disarmo, ha fatto sapere che i provvedimenti contenuti nel pacchetto di democratizzazione annunciati dal premier Erdogan sono insufficienti. In un messaggio consegnato ai parlamentari del pro-curdo Partito della democrazia e della pace, si è dichiarato non disposto ad aspettare oltre e ha chiesto al governo di passare da incontri segreti a un "profondo e significativo negoziato". Öcalan accusa il premier turco Erdogan di non aver fatto nulla da un anno a questa parte per creare le "basi legali" per negoziare e rivolge un appello al governo affinché la "speranza non si trasformi in frustrazione". Ocalan ha inoltre proposto di organizzare un "Congresso dell’Islam democratico" a Diyarbakir, la principale città curda in Turchia, contro "gruppi che tradiscono l’Islam" come al-Qaeda e i jihadisti di al-Nusra in Siria. Le principali riforme adottate. Al fine di onorare gli impegni presi durante i negoziati di pace con il Pkk – che costituisce la parte oltranzista e armata della minoranza curda – si è deciso che le scuole private turche offriranno un’istruzione in lingua curda, a lungo vietata ed è stato previsto il ripristino dei nomi curdi di località del Kurdistan turco e la revoca del bando delle lettere Q, X e W, usate dai curdi ma vietate nell’alfabeto turco. Finalmente le persone non rischieranno di finire nei guai, se sceglieranno per i loro figli un nome contenente una di queste lettere. È stato poi varato l’abbassamento dello sbarramento per entrare in Parlamento, dalla soglia del 10% a quella del 5%, insieme alla decisione di far accedere ai finanziamenti pubblici i partiti che supereranno la soglia del 3%. Le altre riforme adottate hanno riguardato la restituzione alla chiesa ortodossa siriaca del monastero di Mor Gabriel – molto attesa – mentre non si è fatto cenno al seminario greco-ortodosso di Heybeliada, provocando la delusione della comunità greca e delle altre minoranze. Altri elementi positivi sono la cancellazione del divieto di portare il velo nei luoghi pubblici e l’abolizione del giuramento – accompagnato dall’inno – che gli alunni turchi erano costretti a pronunciare ogni mattina: "Sono un turco, sono corretto e diligente… Possa la mia esistenza essere un regalo per voi". C’è chi ritiene che queste elementari e minime conquiste siano il frutto delle proteste dei mesi scorsi in piazza Taksim.  Una parte dei cittadini sarebbe dimenticata dal Governo. Il tentativo del premier Erdogan di aprire un processo di democratizzazione – sottende l’obiettivo politico, mai venuto meno, di entrare nell’Unione europea – non è giudicato insufficiente solo da chi, come Öcalan, gli si oppone in modo estremo. Osservatori neutrali, come la scrittrice turca Elif Shafak, ha scritto sulle colonne del "Guardian": "La società turca è cambiata profondamente e più rapidamente dei politici. Questo scarto è sempre più evidente. Le riforme presentate non riguardano tutta la società e danno l’impressione che alcuni cittadini siano favoriti mentre altri sono dimenticati. Gli aleviti (gruppo religioso e culturale che conta 10 milioni di aderenti, ndr) neanche menzionati da Erdogan, hanno tutte le ragioni per essere delusi".