DONNE AMERICANE
La crisi morde, la cinghia si stringe: cosa siamo disposti a vendere per sopravvivere? Ormai non è più il caso di usare un rassicurante "saremmo", condizionale che mette sull’avviso ma tutto sommato lascia spazio all’eventuale. Quando si legge che negli Stati Uniti, per racimolare il necessario per arrivare a fine mese, le donne hanno cominciato a vendere capelli, ovuli e latte materno, il tempo adatto per porsi le domande è l’indicativo. Presente.Per far fronte alla recessione, gli americani sono indotti a ricorrere a modi poco ortodossi per integrare i loro scarsi redditi, monetizzando in maniera perfettamente legale anche parte di sé. Il mercato ha un prezzo per tutto. Poter mettere in vendita ovuli femminili sani, latte materno certificato e capelli splendenti, trasforma rapidamente il corpo umano in un bancomat. E non c’è una quotazione ufficiale per i reni perché è ancora una pratica illegale, ma questo, di fatto, rende solo più ricco il mercato nero. Ne dà notizia l’agenzia Bloomberg in un ampio reportage che adduce e propone considerazioni banalmente (si può dire?) economiche: la lentezza della ripresa economica, aggravata da tasse più alte e dai tagli alle spese federali, ha esacerbato la posizione delle famiglie americane, rendendole vulnerabili a scelte che parevano confinate a Paesi molto più poveri.E poi c’è Internet, grazie a cui è molto più facile far incontrare domanda e offerta anche fuori dai circuiti ufficiali. Motori di ricerca ben utilizzati e una platea di acquirenti potenzialmente illimitata, rendono molto più semplici, comodi e accessibili i rapporti tra venditori di "cose" come organi o capelli, e i compratori del caso. Ma con il ricavato non si tira avanti a lungo e allora, fatalmente, si rimette un altro annuncio online. Fino a esaurimento scorte.