RAPPORTO SVIMEZ 2013

Cresce il rischio povertà” “in un Mezzogiorno ridotto” “a deserto industriale

Crollo del Pil e dei consumi interni con il 14% delle famiglie che sopravvive con meno di mille euro al mese. Il tasso di disoccupazione reale attestato al 28,3% dà la misura effettiva della crisi, drammatica fra i giovani. Assolutamente da non perdere i Fondi strutturali europei, circa 100 miliardi nei prossimi sette anni (2014-2020): vanno utilizzati al meglio per dare slancio ad un’economia agonizzante

È un Sud Italia a rischio povertà e "desertificazione industriale" quello che emerge dal "Rapporto Svimez 2013 sull’economia del Mezzogiorno", presentato questa mattina a Roma. Un "quadro inquietante", lo definisce il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, nel messaggio inviato al presidente dell’Associazione per lo sviluppo del Mezzogiorno Adriano Giannola. Per il capo dello Stato è necessaria una riqualificazione delle istituzioni, "che permetta di superare diffuse inefficienze e di assicurare la realizzazione di politiche nazionali ed europee dirette alla crescita dell’economia e dell’occupazione". Molte ombre, qualche luce. Nel Mezzogiorno, si legge nel Rapporto, nel 2012 il Pil è calato del 3,2%, oltre un punto percentuale in più del Centro-Nord (-2,1%); dal 2007 al 2012 è complessivamente crollato del 10%, quasi il doppio del Centro-Nord (-5,8%), mentre Il Pil pro capite registra un gap del 57,4% rispetto al Centro-Nord. In valori assoluti, a livello nazionale risulterebbe pari a 25.713 euro, ma la regione più ricca è Valle d’Aosta, con 34.415 euro; la più povera la Calabria, con 16.460 euro. E ancora: i consumi interni nel 2012 sono crollati del 4,3% (del 9,3% dal 2008); – 8,6% gli investimenti con ovvie ricadute sull’impiego. Il tasso di disoccupazione reale al Sud si attesta infatti al 28,4%, mentre aumenta la pressione fiscale. Meno di mille euro al mese è lo stipendio del 14% delle famiglie al Sud, percentuale che aumenta al 19,7% per quelle siciliane. Dei 3 milioni 337mila Neet registrati nel 2012, 1 milione e 850mila (55%) si trovano al Sud. Nel 2011 si sono trasferiti dal Mezzogiorno al Centro-Nord circa 114mila abitanti. Il Sud presenta invece a livello nazionale un vantaggio competitivo in termini di potenza prodotta dalle nuove energie rinnovabili (solare, eolico e biomasse) già oggi del 55% (Puglia 16,9%, Sicilia 11,5% e Campania 7,3%), con punte del 97% per l’eolico, e con un enorme potenziale non sfruttato in campo geotermico. Non solo Fondi Ue. Il Mezzogiorno sconta più del resto d’Italia la crisi economica: sul banco degli imputati anzitutto "la politica di austerità" che "sta portando all’implosione del sistema tutto, sia Nord che Sud", commenta il presidente Svimez, Adriano Giannola, ma anche la cattiva gestione di "tutto ciò che ruota intorno all’euro, moneta unica che di per sé avrebbe grandi vantaggi". L’area più fragile del nostro Paese "paga" in modo più pesante, secondo Giannola, la compresenza di una zona euro e di Paesi che ne sono al di fuori, e la mancata armonizzazione fiscale. Al centro del dibattito anche la questione dei Fondi strutturali, "circa 100 miliardi nei prossimi sette anni"; una risorsa che "non possiamo permetterci di sprecare, ma dobbiamo utilizzare al meglio", osserva il ministro per la Coesione territoriale Carlo Trigilia spiegando i compiti della neonata Agenzia nazionale per la coesione territoriale, istituita per gestire i fondi comunitari 2014–2020: "Programmazione, monitoraggio, sostegno, accompagnamento del sistema nel suo complesso". Nella gestione, assicura, "saranno pienamente coinvolte le Regioni". Ma la questione Mezzogiorno non si esaurisce qui: per Trigilia servono innovazione e internazionalizzazione per rilanciare a valorizzare lo specifico del Sud: made in Italy, agroalimentare, patrimonio artistico-culturale-ambientale. Si allarga la forbice. All’interno e all’esterno volge lo sguardo anche Giorgio La Malfa, consigliere "Fondazione Ugo La Malfa": "La priorità è salvare e rilanciare l’industria". Di qui i dati della Fondazione: dal 2008 al 2009 le 347 medie imprese del Sud, "il cuore dello sviluppo industriale italiano", sono scese a 278. Ma non basta: occorre inoltre "intraprendere nell’Ue un percorso sostenibile per tutti" perché la grave "illusione europea" è stata il pensare "che si potesse costruire la moneta unica senza l’unione politica". Stefano Caldoro, presidente Regione Campania, denuncia il recentissimo trasferimento in Polonia di diverse industrie di elettrodomestici della regione, "una grave perdita di produzione e di posti di lavoro", e si sofferma sull’allargamento della "forchetta Nord-sud in materia di occupazione, rischio povertà, pressione fiscale più alta". Occorre, dice, "ripensare le modalità di allocazione della spesa pubblica, costretta dai vincoli europei. Se diminuisce, continuerà ad aumentare questo divario territoriale sui diritti: welfare, istruzione, sanità, sicurezza, trasporto pubblico locale".