PROGETTO DIOCESANO" "
Il progetto è nato nel corso dell’assemblea pastorale e verrà gestito dalla Caritas. Dalla diocesi già versati 100mila euro. Verranno distribuiti incentivi economici per l’avvio di nuove attività lavorative e, al tempo stesso, verrà stimolata l’assunzione di persone disoccupate. Già arrivate diverse adesioni, fra le quali quella della BCC di Rimini che ha invitato i dipendenti della Banca e il CdA a devolvere ore di lavoro o gettoni di presenza a favore del Fondo
Non far scomparire la parola "solidarietà" dal vocabolario di un buon cristiano. L’appello lanciato di recente da Papa Francesco diventa quanto mai attuale in un periodo di forte crisi economica come quello che l’Italia sta vivendo da cinque anni. Anche Rimini, seppur aggrappata a un salvagente prezioso come il comparto turistico (in questi anni, più volte serbatoio di nuove opportunità per chi ha perso lavoro nell’industria e nell’artigianato) non è immune: i disoccupati, nella provincia romagnola, sono passati da 12 a 15mila a fine 2012, secondo dati Istat, arrivando a coprire il 9,8% del totale delle persone in età lavorativa, il dato più alto di tutta la regione Emilia Romagna. Negli ultimi due anni gli iscritti alle liste di mobilità hanno subìto un’altra impennata, da 3.240 a 4.252 unità e il 44,5% di chi ha perso l’impiego, è donna.
Un Fondo anti-crisi. "Offrire lavoro per dare dignità alla persona e contrastare la globalizzazione dell’indifferenza, sono appelli che non possono rimanere inascoltati dalla comunità cristiana", osserva il vicario generale della diocesi di Rimini, monsignor Luigi Ricci. Per questo motivo la diocesi, in occasione dell’assemblea pastorale di domenica 13 ottobre, ha lanciato un progetto concreto in grado di distribuire incentivi economici per l’avvio di nuove attività lavorative e, al tempo stesso, di stimolare l’assunzione di persone disoccupate. Si tratta di un Fondo costituito da un conto corrente bancario, attivato presso l’associazione di volontariato Madonna della Carità (che fa capo alla Caritas diocesana) nel quale la diocesi ha già versato 100mila euro. Come il pane spezzato distribuito da Gesù agli apostoli quale segno di condivisione nell’Eucaristia, l’idea che sta alla base del fondo è la donazione volontaria. Come spiega ancora monsignor Ricci, "il progetto si rivolge a tutti: parrocchie, religiosi, associazioni, Comuni, banche, sindacati, imprese e singoli cittadini".
Le prime risposte. Chiunque può dare il suo contributo per arricchire il Fondo e diverse adesioni, in pochi giorni, sono già arrivate. La BCC Banca di Rimini ha invitato i dipendenti e CdA a devolvere ore di lavoro o gettoni di presenza a favore del Fondo. "La Banca si impegnerà poi – annuncia il presidente Cesare Frisoni – a raddoppiare il contributo raccolto". Anche la Camera di Commercio di Rimini aderirà, manca solo il passaggio formale in giunta come assicurato dal presidente Manlio Maggioli: "Riusciremo a trovare la somma". "Questa proposta è un grande segnale per la città" commenta il numero uno di Confindustria Rimini, Paolo Maggioli. "È un Fondo che va nel senso della creazione vera e propria di posti di lavoro e noi vogliamo essere della partita". "È un’idea che fa onore alla comunità riminese" è il commento dell’economista Stefano Zamagni, che sarà uno dei membri del Comitato dei garanti chiamato a certificare l’assoluta trasparenza nella gestione del Fondo, insieme, tra gli altri, a Prefettura e presidenza del Tribunale. La diocesi (dai Centri di ascolto delle Caritas alle parrocchie) accoglierà le richieste di occupazione attraverso una prima valutazione mentre una commissione tecnica farà da collegamento tra le domande e le offerte di lavoro. Le persone saranno assunte con un contratto a tempo determinato dopodiché verrà chiesto all’azienda di verificare la possibilità di proseguire il rapporto.
Ricucire la speranza. "Non credo sia segno di campanilismo o di provincialismo sognare che Rimini abbia la stoffa e si ritrovi le carte in regola per aprire un ‘laboratorio della speranza’" afferma il vescovo di Rimini, monsignor Francesco Lambiasi. "Un laboratorio che aiuti soprattutto i nostri giovani – prosegue – a non farsi rubare la speranza, come dice Papa Francesco". Oltre all’aspetto propriamente economico, infatti, il Fondo contiene anche un’esplicita finalità educativa: "Da una parte esprime vicinanza e solidarietà concreta a chi vive situazioni dolorose – ricorda il portavoce della diocesi, Paolo Guiducci – dall’altra richiama la comunità cristiana e tutti gli uomini di buona volontà al fatto che, anche se poveri, disponiamo almeno dei ‘due spiccioli’ della Vedova del Vangelo". Alle persone aiutate viene richiesto l’impegno morale di una graduale restrizione del credito, qualora vi siano le condizioni, come ulteriore richiamo alla solidarietà e per continuare a implementare il Fondo, attivando un circuito virtuoso di reciproca solidarietà. Le stesse parrocchie da tempo sono in prima linea. "Siamo in difficoltà ma a fronte di questa crisi dilagante – afferma il parroco di San Gaudenzo don Aldo Amati – si allarga anche la rete di solidarietà: tanti nostri parrocchiani si sono mossi per ‘adottare’ famiglie in difficoltà". E mentre prima, a bussare alla porta di parrocchie e Caritas erano per lo più stranieri, oggi sono sempre più i residenti, spesso con l’intero nucleo al seguito.