NON SOLO ANNIVERSARIO

Caritas Albania” “20 anni vissuti” “generosamente

Il direttore generale Albert P.Nikolla ricorda gli inizi difficilissimi e il ruolo essenziale dei donatori, a partire da Caritas italiana. Grande impegno nella lotta alle povertà, alle quali si sono aggiunte quelle “occidentali”: anziani soli, drogati, senzatetto. Con il progetto “I poveri aiutano altri nostri poveri”, si vuole avviare una prassi di autofinanziamento. Infatti “non possiamo chiedere sempre aiuto all’estero”

Caritas Albania festeggia vent’anni di fondazione. Lo farà, in modo particolare, oggi (11 ottobre) a Tirana con una "conferenza dei donatori" che hanno sostenuto l’organismo ecclesiale in questi anni. "Sarà una bella occasione – dichiarano i promotori – per dire grazie a tutte le Caritas che ci hanno aiutato, prima fra tutte Caritas Italiana per l’immenso aiuto soprattutto nei primi anni di attività". Ma non sarà solo un momento celebrativo. All’evento, infatti, parteciperanno istituzioni ed enti pubblici perché "lo Stato si renda conto delle attività e inizi a sostenerci", rimarcano gli organizzatori. L’anniversario offrirà anche l’occasione per una rilettura della storia più recente del Paese. Ne parliamo con il direttore generale di Caritas Albania, Albert P.Nikolla. Può tracciare un bilancio di questi vent’anni?"Beh, sinceramente è stato fatto tanto. Voglio ricordare solo una cifra: in venti anni più di un milione di persone sono state aiutate almeno una volta per affrontare un problema di povertà. Quando affermiamo che Caritas Albania compie 20 anni, è importante precisare che già nel 1991 – quindi più di 20 anni fa – i servizi caritatevoli della Chiesa cattolica albanese erano tanti e molto frequenti nelle zone più bisognose. Il Paese, allora, usciva da una spietata dittatura e da un’immensa povertà. In molte zone non c’era di che mangiare. Mi viene in mente una frase del primo ministro dell’epoca: ‘In Albania c’è pane solo per 6 giorni’. Ci furono disordini e vennero presi d’assalto i magazzini, con la conseguente tragedia di Fushe Arrez, una cittadina del Nord, dove morirono decine di persone in un incendio scoppiato proprio mentre si accalcavano in un deposito di viveri. Racconto questo solo per dare un panorama del periodo in cui è nata la Caritas. Ora la situazione è diversa, anche se permane molta povertà nelle zone di montagna e nelle periferie delle grandi città. Mentre si sviluppano le cosiddette ‘povertà occidentali’: anziani soli, drogati, senzatetto… Per far fronte a ciò, ci siamo preparati professionalmente. Ma non basta, perché abbiamo ancora bisogno del supporto dall’estero: in Albania non riusciamo a trovare fondi". Dalla sua nascita fino a oggi, la storia della Caritas s’incrocia con alcuni dei periodi più difficili vissuti dal Paese: il crollo del regime comunista (1990-1992), i disordini civili per investimenti fraudolenti (1997-1998), la crisi del Kosovo (1998-1999)…"Sono momenti che hanno lasciato una traccia indelebile nella storia del Paese e della Chiesa. La Caritas ha potuto trarne come beneficio l’esperienza enorme al servizio dei poveri. Noi lavoriamo per aiutare ma anche, come diceva Paolo VI, per educare alla carità. Per questo, abbiamo alzato la voce dinanzi alle ingiustizie sociali e all’indifferenza, come c’insegna anche Papa Francesco". Qual è la situazione attuale del Paese? Cosa dicono gli ultimi dati sulla povertà? "Negli anni 2005-2009 c’è stata una crescita economica, che successivamente si è attestata intorno al 2% annuo, quindi molto modesta. È importante, però, ricordare che in Albania c’è anche un’economia sommersa, dunque i dati sono veri fino a un certo punto. E questo vale pure per la povertà, di cui non abbiamo dati ufficiali: il governo, finora, ha sempre fatto pressione sull’Istituto nazionale di statistica per manipolarli o quantomeno non pubblicarli. Noi, come Caritas, abbiamo promosso un progetto di osservazione sulla povertà nel 2010-2011 e abbiamo scoperto che il livello è molto alto soprattutto nei villaggi e nelle periferie. Contemporaneamente stanno aumentando le nuove povertà di cui parlavo prima". Per combattere la povertà avete avviato da tempo il programma "I poveri aiutano altri nostri poveri". Di cosa si tratta?"È un programma di sensibilizzazione che consiste nella raccolta di donazioni da parte della comunità. In alcuni punti strategici del Paese (centri commerciali, banche, aeroporto di Tirana…) sono stati posizionati dei box con il logo di Caritas Albania: qui è possibile trovare delle brochure che contengono informazioni sulle nostre attività e che invitano a effettuare delle donazioni. Non possiamo chiedere sempre aiuto all’estero. Dobbiamo prendere coscienza che dobbiamo aiutarci a vicenda qui, in Albania. L’aiutarsi a vicenda non è una questione di essere ricco o povero. Il Vangelo non dice che i ricchi aiutano i poveri ma che le persone si aiutano a vicenda". Qual è l’augurio per il futuro del Paese?"Che si possa veramente superare questo periodo di transizione, che, per noi albanesi, è diventata ormai come un’ossessione. Che il nuovo governo possa davvero capire la politica come servizio al bene comune e non come potere personale".