L'OSPEDALE DA CAMPO/1" "

A Torino c’è “D’Orho” Dà un tetto a chi l’ha perso” “

È la residenza temporanea “Don Orione Housing” che l’arcivescovo di Torino, Cesare Nosiglia, inaugura oggi. Un servizio offerto dalla Caritas diocesana, nell’ambito del progetto sis.te.r., Sistemazione temporanea residenziale, in collaborazione con la Provincia italiana della Piccola Opera della Divina Provvidenza (Don Orione), il Comune di Torino e la Cooperativa Synergica

Con questo racconto si apre una finestra nuova del Sir che vuole dare spazio a quelle esperienze dall’Italia e dal mondo, attraverso le quali la Chiesa, le comunità ecclesiali e i singoli credenti si fanno "ospedale da campo dopo la battaglia, dove curare le ferite e riscaldare i cuori", così come indicato da Papa Francesco. Quella che narriamo è in fondo una microstoria, ma dà la misura di un cuore antico, quello dei cristiani, che sa rispondere generosamente alle ferite impresse nella carne e nell’anima delle donne e degli uomini di oggi.
 Franco è stato un artigiano, aveva una casa, acquistata grazie a un mutuo, dove viveva con la moglie Marta. Oggi è vedovo, il suo alloggio è andato all’asta, ma non vive in strada. Per qualche mese, in attesa dell’assegnazione della casa popolare, vivrà a "D’Orho": un posto dove abitare ma soprattutto un posto da cui ripartire, uno spazio che oggi rappresenta un appiglio al percorso in discesa che lo stava travolgendo.
Franco, come Catharina, studentessa straniera e badante, e Pasquale, decoratore licenziato, è uno dei primi ospiti di "D’Orho", la residenza temporanea "Don Orione Housing" che l’arcivescovo di Torino, monsignor Cesare Nosiglia, inaugura oggi (9 ottobre) in corso Principe Oddone 22 a Torino. "D’Orho" è un servizio offerto dalla Caritas diocesana, nell’ambito del progetto sis.te.r., Sistemazione temporanea residenziale, in collaborazione con la Provincia italiana della Piccola Opera della Divina Provvidenza (Don Orione), il Comune di Torino e la Cooperativa Synergica.
"D’Orho" offre per un centinaio di persone una sistemazione massima di 12 mesi in camere doppie arredate e munite di bagno, in cambio di un "affitto solidale". All’interno dello stabile degli Orionini – che nel secondo dopoguerra era una scuola di arti e mestieri, poi una casa di accoglienza degli operai provenienti da fuori Torino, poi ancora una struttura di accoglienza per studenti – ci sono una biblioteca, una cappella, una sala tv, una sala riunioni, cucine, lavanderia. La casa oggi apre per studenti, famiglie e singoli che necessitano di un posto "ma – spiega Pierluigi Dovis, direttore della Caritas diocesana – in questa residenza il cardine sono anzitutto le parole fraternità e solidarietà e non la necessità. Non si tratta di un albergo economico. Ci sono situazioni molto diverse tra loro e ciò che le unisce deve essere lo spirito stesso che ha portato alla realizzazione del progetto, lo spirito della condivisione, della collaborazione, della crescita comune".
Le segnalazioni e l’accettazione delle famiglie da ospitare verranno compiute dalla Caritas diocesana in collaborazione con gli enti pubblici, le parrocchie e altre opere religiose. Tra gli studenti, la priorità verrà data ai meno abbienti e agli studenti che non trovano spazio nelle strutture pubbliche, ma anche a studenti stranieri che trascorrono qualche mese di studio a Torino.
La cooperativa Synergica si occuperà dell’accompagnamento cercando di far dialogare le famiglie e gli studenti che si troveranno a condividere gli spazi comuni della struttura per favorire quello spirito di aiuto reciproco e di condivisione che è alla base del progetto.
"L’apertura di ‘D’Horo’ – prosegue Dovis – vuole essere un segnale del fatto che in questo tempo di crisi la risposta alle difficoltà non può che avvenire in un’ottica di collaborazione, secondo la logica del mettersi insieme. Altro elemento positivo è la rapidità con cui siamo arrivati ad aprire la struttura: abbiamo avuto le chiavi al 1° di agosto e a settembre abbiamo già accolto i primi ospiti. L’housing sociale, infatti, non può avere tempi lunghi e speriamo che il percorso sperimentato ora si possa applicare anche ad altre strutture. Questo è un segno concreto del fatto che, accogliendo le esortazioni dell’arcivescovo ad aprire le porte a chi è in difficoltà, si può fare davvero condivisione e contribuire realmente a cambiare la vita delle persone ridando speranza e fiducia". Per informazioni sulla struttura: www.dorho.it.

(*) "La Voce del Popolo" (Torino)