BRATISLAVA/ASSEMBLEA CCEE

I vescovi sono a fianco di tutti gli europei che soffrono e piangono

“Dio e lo Stato. L’Europa tra laicità e laicismo”: di questo parleranno fino a domenica 6 ottobre i presidenti delle Conferenze episcopali di tutta Europa. Dalla Slovacchia l’impegno ad affiancare Papa Francesco nel sostegno alle vittime della “cultura dello scarto”. L’eco della tragedia di Lampedusa e il dolore dei pastori

Una mano tesa a tutti gli uomini e le donne del continente europeo perché la missione della Chiesa si gioca tutta nell’essere vicini a quelli che soffrono e attraversano momenti difficili, che sono vittime della "cultura dello scarto". Ma essere a fianco dell’umanità non significa solo offrire opere e servizi ma svelare "che il nostro vero tesoro è Cristo stesso e condividerlo con tutti". Questo è il filo d’oro che sta conducendo i lavori dei vescovi europei riuniti a Bratislava per l’Assemblea plenaria del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa. "Dio e lo Stato. L’Europa tra laicità e laicismo": di questo parleranno fino a domenica 6 ottobre i presidenti delle Conferenze episcopali di tutta Europa. Eccoli qui seduti tutti attorno a un enorme tavolo in un albergo al centro della capitale della Slovacchia. Sono arrivati nel cuore del continente europeo, nella terra attraversata dal Danubio ed evangelizzata 1500 anni fa dai santi Cirillo e Metodio. Paese che ha conosciuto momenti difficili, a volte anche tragici, della storia. Ma come ha detto il nunzio apostolico Mario Giordana, "è stata proprio la fede" a dare "la forza" a quanti sono stati colpiti da persecuzione e prigionia. "Siete venuti qui – ha detto il primo ministro della Slovacchia Robert Fico – per portare nuovi sguardi e nuove esperienze. Il mio augurio è che siate sempre capaci con il nuovo Papa Francesco di comunicare i valori cristiani alla gente, che sono importanti non solo per la Chiesa ma per tutte le società". Papa Francesco è "presentissimo" in questa Assemblea. I vescovi europei per bocca del loro presidente ungherese Péter Erdõ, assicurano al santo Padre tutto il loro pieno appoggio al lavoro di "rinnovamento" della Chiesa che – affermano – "avrà certamente la sua incidenza anche sulla vita istituzionale della Chiesa stessa".

Andare incontro alle periferie esistenziali del mondo. Il cuore dei vescovi europei batte all’unisono con le molte persone che in Europa "sono senza lavoro e senza possibilità di sostenere le proprie famiglie". "Come pastori e come cristiani – ha detto il cardinale Erdõ – ci sentiamo profondamente vicini a tutti quelli che soffrono e attraversano momenti difficili". Il pensiero va "ai bambini lasciati soli, agli anziani considerati come un peso e abbandonati, ai tanti che stanno perdendo la speranza". "La nostra missione – ha spiegato Erdõ – è di essere vicini agli ultimi e lo siamo attraverso le nostre opere di Chiesa dove tanti volontari e tante famiglie si mettono al servizio dei più bisognosi. Ma come Chiesa non offriamo soltanto quello che abbiamo o qualche attività, ma come Giovanni e Pietro all’entrata del Tempio vogliamo svelare il nostro vero tesoro che è Cristo stesso, e condividerlo con tutti". Dunque la missione della Chiesa oggi è di evangelizzare la modernità e la post-modernità. "La nuova e continua evangelizzazione – ha infatti detto l’arcivescovo di Budapest – sarà il modo migliore di continuare a celebrare i cinquant’anni del Concilio! Dobbiamo uscire, ci ripete il Papa, per andare incontro agli uomini e alle donne di tutte le periferie esistenziali del mondo con i quali Dio vuole iniziare un rapporto di amicizia!". Sulla stessa lunghezza d’onda anche mons. Jozef Michalik, arcivescovo di Przemysl e vice-presidente del Ccee, che parlando ai giornalisti in conferenza stampa ha detto che lo stile della missione della Chiesa, in linea con Papa Francesco, è di "avere fiducia nella gente, prendere per mano le persone". Perché compito della Chiesa – memore anche degli anni della "propaganda atea del comunismo" – è quello di risvegliare "un’antropologia, una concezione dell’uomo che non si accontenta delle cose materiali ma sa andare dentro di sé e alimentare la sete di Dio, di bellezza, di valori spirituali che è insita in ogni uomo".

La tragedia di Lampedusa. L’apertura dell’assemblea plenaria del Ccee ha purtroppo coinciso con la tragedia che si è consumata su un barcone d’immigrati al largo di Lampedusa che ha causato la morte di decine di persone e centinaia di dispersi. La notizia giunta a Bratislava ha suscitato nei vescovi commozione, preghiera ma anche un appello all’intero continente europeo. "Col crescere dell’unità dell’Europa deve crescere parallelamente anche la comunione circa la responsabilità davanti ai doveri che ci spettano", dice l’arcivescovo di Budapest. E il presidente dei vescovi maltesi, monsignor Mario Grech, aggiunge: "Siamo tutti corresponsabili di fronte alla morte di queste persone". "Basta con la nostra cecità, con la nostra irresponsabilità. Ricordo le parole che ci ha rivolto il Santo Padre quando ha detto che purtroppo l’uomo oggi non è più capace di piangere di fronte a queste tragedie. Ripeto, provo una profonda tristezza per quanto accaduto e mi auguro che questa tragedia aiuti l’uomo di oggi a rendersi conto della sua responsabilità di fronte all’altro".