PERCORSO COMECE
Con la riflessione sul bene comune di padre Patrick Riordan avviato un ciclo di incontri che intende contribuire al dibattito pubblico in vista dell’appuntamento elettorale di maggio 2014. Padre Patrick Daly, segretario generale della Comece: “Il nostro impegno è dar voce agli europei e portare l’attenzione pubblica su problemi rilevanti e attuali”
Giornate intense al quartier generale della Comece (Commissione degli episcopati della Comunità europea), in Square de Meeûs a Bruxelles, a due passi dalla sede dell’Europarlamento. Il 1° ottobre ha preso avvio un ciclo di incontri intitolato "Europe, Politics and Beyond", che intende avviare un dibattito e preparare il campo alle elezioni europee del maggio 2014. Il 2 ottobre è la volta della Missa pro Europa, nella splendida Notre Dame au Sablon, presieduta dall’arcivescovo di Malines-Bruxelles, monsignor André-Joseph Léonard e concelebrata da monsignor Gintaras Linas Grusas, arcivescovo di Vilnius, e mons. Jean Kockerols, vice presidente Comece. Per il 17 ottobre è previsto un seminario di dialogo sul cambiamento climatico, organizzato in collaborazione con Cec e Commissione europea. Nel frattempo prosegue la quotidiana attività del Segretariato Comece di analisi della legislazione Ue e delle attività e dei programmi promossi dalla "casa comune". Quindi a metà novembre si svolgerà l’assemblea plenaria dei vescovi delegati della Comece e riprenderanno gli incontri sul processo d’integrazione. "La Chiesa ha sempre seguito da vicino il cammino dell’unità europea e ancora oggi ha parole chiare e incoraggianti da dire, disponibile al confronto, partendo sempre da una visione cristiana, culturale e pastorale", spiega al Sir padre Patrick Daly, segretario generale della Comece. Il primo appuntamento del ciclo d’incontri sulla costruzione comunitaria, dedicato al "bene comune", con la relazione di padre Patrick Riordan (Heythrop College di Londra), svoltosi alla Chapel for Europe, è stato interessante e partecipato. Quali altri temi avete messo nel programma?"Abbiamo cercato argomenti che fossero al centro del dibattito europeo e che risultano particolarmente interessanti per i cittadini Ue e per la Chiesa stessa. Il 13 novembre affronteremo il tema delle migrazioni e della tratta di esseri umani; il 3 dicembre sarà la volta della sicurezza e della costruzione della pace; il 7 gennaio parleremo di famiglia nel ventunesimo secolo. Infine a febbraio ci apriremo a una prospettiva più marcatamente teologica e spirituale, considerando l’orizzonte trascendente e il destino ultimo dell’umanità". Con l’intervento del professor Riordan ci si è concentrati sul bene comune. Difficile intravvederlo in questa epoca di crisi, di populismi, di egoismi risorgenti…"Si tratta di un argomento complesso. Ma certo si evidenzia che non esiste un bene comune che sia la semplice somma di interessi oppure il bene della maggioranza. Esso corrisponde piuttosto a una ricerca dinamica, costante ed equilibrata, per individuare il bene dell’uomo, considerato in ogni sua dimensione, e di tutti gli uomini. E l’Europa deve anche procedere con un’attenzione che vada oltre le proprie frontiere, perché la pace e il benessere di popoli e Paesi lontani da noi – oltre ad avere ricadute più o meno dirette sull’Europa – è un dovere per tutti. Insomma, non ci deve sfuggire l’orizzonte mondiale del bene comune. La crisi che stiamo vivendo ce lo conferma". Il ciclo di incontri sulla politica e la società europee che avete predisposto guarda alle elezioni per il Parlamento europeo fissate per l’anno prossimo. Inutile negare che nelle istituzioni Ue ci sia una certa apprensione per il livello di partecipazione al voto. Secondo lei, i cittadini sono attenti a quanto avviene nelle sedi europee?"I cittadini devono essere al centro di questa costruzione politica complessa. Ma occorre che gli stessi cittadini facciano sentire la loro voce e che le istituzioni si pongano in ascolto. Il nostro impegno è anche questo: dar voce agli europei e portare l’attenzione pubblica su problemi rilevanti e attuali. Del resto ci sono tanti credenti che operano per il bene sociale e per l’integrazione continentale. La Chiesa ci ricorda questa responsabilità e questo impegno. E ce lo chiede anche Papa Francesco". In che senso?"Il Papa indica in particolare una prospettiva di pace, di sviluppo, che parta sempre dagli ultimi, dagli esclusi, dagli stranieri. Si impongono in tal senso delle riflessioni sui giovani, sulla famiglia… E i cristiani devono avere un atteggiamento costruttivo, critico, attento, per portare il loro specifico contributo alla costruzione europea. In questa direzione ci devono sempre guidare le parole della ‘Gaudium et Spes’: ‘Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo’".