INCONTRO DI SANT'EGIDIO

Opporre alla violenza e al terrorismo la pace delle religioni” “

Si è concluso a Roma, con l’appello finale dalla piazza del Campidoglio, l’incontro internazionale promosso dalla Comunità di Sant’Egidio: “Preghiera e dialogo crescono o deperiscono insieme. Noi, uomini e donne di religioni diverse, da Roma, vogliamo impegnarci a far crescere questo grande movimento per la pace”. Le testimonianze del giornalista Domenico Quirico e dell’eritrea Alganesh Fessaha

Una grande corona di preghiera per la pace ha avvolto ieri sera Roma. Tutti lì, in piazza del Campidoglio, esponenti delle religioni mondiali, ma anche uomini e donne di buona volontà, intellettuali e politici di diversi Paesi del mondo per dire che "la guerra si vince solo con la pace". "Il coraggio della speranza" s’intitolava quest’anno l’incontro internazionale promosso dalla Comunità di Sant’Egidio a Roma. E di speranza parlano i leader religiosi nell’appello finale che è stato letto ieri dopo che tutti si sono alzati in piedi per un minuto di silenzio in memoria di tutte le vittime della guerra, del terrorismo e della violenza in ogni parte del mondo. "Sentiamo che questo è un tempo opportuno per una rivolta della speranza, che cominci da noi stessi". "Niente è impossibile se ci rivolgiamo a Dio nella preghiera. Niente è impossibile se pratichiamo il dialogo. Preghiera e dialogo crescono o deperiscono insieme. Noi, uomini e donne di religioni diverse, da Roma, vogliamo impegnarci a far crescere questo grande movimento per la pace".

La banalità del bene. Ieri in piazza del Campidoglio a Roma c’era anche Domenico Quirico, il giornalista de "La Stampa" rapito per 5 mesi in Siria. Ha raccontato la sua esperienza di giornalista nei "Paesi del male" che sono "quelli – ha detto – in cui la differenza tra un uomo e un altro è data dall’avere o no un kalashnikov". "Sono Paesi in cui gli uomini non possono compiere gesti semplici come aprire un rubinetto per far uscire l’acqua o accendere un interruttore per avere luce perché dietro la guerra c’è spesso miseria e povertà. Ho trovano uomini, donne, bambini, vecchi in cui l’umanità è stata scorticata per far emergere sotto la disperazione, la sofferenza e il dolore". Somalia, Ruanda, Congo, Libia, Liberia, Nigeria, Cecenia, Siria: questi sono i "Paesi del male". "Eppure – ha continuato Quirico – accanto alla banalità del dolore, alla sua quotidianità, sempre ho trovato la banalità del bene, persone che senza interesse, senza trarne vantaggio, hanno compiuto gesti di bontà". Come quel ribelle sconosciuto che disobbedendo ai suoi superiori gli ha dato un telefono che ha permesso a Quirico di telefonare a casa e dire ai suoi che era ancora vivo dopo due mesi di silenzio. Questa è "la banalità del bene", ha detto aggiungendo che "se Dio è Dio ed è negli atti degli uomini, allora io ho trovato Dio nel gesto di queste persone".

I profughi nel Sinai. Forte anche l’altra testimonianza raccontata da Alganesh Fessaha, eritrea che vive in Italia da 35 anni. "Da vari anni – ha raccontato – vengo chiamata a qualsiasi ora della notte e del giorno da profughi eritrei, etiopici e sudanesi che fuggono dai loro Paesi per salvarsi la vita e che vengono rapiti durante il viaggio dai trafficanti". È la drammatica storia dei profughi, quando arrivano in Sudan e vengono rapiti dai beduini sudanesi che li rivendono ai beduini egiziani del Sinai per circa 3mila dollari a persona. Vengono tenuti incatenati sotto terra e per la loro liberazione viene richiesto un riscatto che può variare dai 30 ai 50mila dollari. Sono torturati, e le donne violentate. Ma anche la storia di Alganesh ha un filo sottile di speranza: è la sua amicizia con uno Sheik, salafita del Sinai, con il quale è iniziato un dialogo e una collaborazione pacifica per la liberazione dei rifugiati senza il pagamento del riscatto. "Oggi nel Sinai – dice Alganesh – il fenomeno della tratta delle persone si è ridotto del 30%. Credo che possiamo debellare totalmente questa piaga attraverso il lavoro collettivo, attraverso la preghiera, la fede e il coraggio della speranza".

La pace delle religioni. Le storie di Quirico e Alganesh mostrano, da una parte, tutto l’orrore della guerra; dall’altra parte, anche la constatazione che un mondo deserto di umanità si può popolare di solidarietà. "Una nuova responsabilità", però, cade sugli uomini e le donne di fede: quella, ha detto Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, di "opporre dolcemente e fermamente al terrorismo religioso e alle seduzioni della violenza la pace delle religioni". Questo hanno fatto ieri sera a Roma i leader religiosi riuniti insieme, mano nella mano, in piazza del Campidoglio dando al mondo "un messaggio di pace che va lontano più di quanto possiamo credere".