CONFLITTO STRISCIANTE

Il Kashmir essenziale” “negli equilibri” “tra India e Pakistan

Proprio in quell’area, infatti, si trova il bacino idrografico principale del fiume Indo. Per lo sfruttamento delle sue risorse si è combattuto e si rischia sempre una guerra sanguinosa. La quarta, dopo quelle del 1948, 1965 e 1971

In uno degli ultimi scontri a fuoco lungo la linea di confine – peraltro mai riconosciuta da un trattato di pace – che divide il Kashmir dall’India, nell’area di Poonch, sono morti cinque militari indiani. Numerose sono state le manifestazioni e le violenze che si sono succedute dall’inizio di quest’anno. Qualche settimana prima dell’eccidio dei cinque soldati, un commando di mujaheddin indipendentisti aveva teso un agguato a un convoglio dell’esercito indiano, uccidendo altri due militari. Sette giorni dopo, altri due agenti di polizia erano rimasti uccisi a Srinagar, capitale del Jammu-Kashmir, l’area sotto giurisdizione dell’India, suo Stato federale. Il Pakistan, invece, controlla le province dell’Azad Kashmir e del Gilgit-Baltistan. Mentre la Cina mantiene il controllo sui distretti di Aksai Chin e Shaksgam. Le origini del conflitto. Dal 1947 – data che pose fine al dominio britannico – gli eserciti di India e Pakistan si sono scontrati in tre guerre per il dominio del territorio: nel 1948, nel 1965 e nel 1971. Nessuno di questi conflitti, però, ha sancito la fine delle diatribe, che sono continuate senza soluzione di continuità, fino ad oggi, per ragioni strategiche, economiche – il Kashmir è considerato il principale crocevia del traffico di droga con l’Afghanistan – e legate anche all’inimicizia fra India e Pakistan e fra indù e musulmani. Nella regione è numerosa la presenza di unità paramilitari che combattono per l’autonomia: quelle che si ispirano all’islam sono appoggiate dal Pakistan, altre, induiste, dall’India. Un terzo nucleo è invece indipendente. Tra queste unità, quella più pericolosa è legato ad al-Qaeda. La mano dura dell’India. Il prezzo pagato dall’India in questo conflitto, è stato altissimo: si stimano 100mila morti in vent’anni. La più grande democrazia del mondo – oltre a tenere impegnati 600mila uomini nell’area del Kashmir da lei controllata – ha risposto disponendo molto spesso la legge marziale, fino a giungere, all’inizio di quest’anno, all’annuncio di una guerra nucleare ed alla diffusione, tra gli abitanti del suo Stato federale, di una "guida di sopravvivenza" nel caso di attacco. D’altra parte, gli interessi indiani nella regione sarebbero lesi non solo da quanto accade in Kashmir, ma anche a causa degli attentati che si sono realizzati altrove: al consolato indiano di Jalalabad, in Afghanistan, che – come ha riferito "Asia News" – avrebbe una spiegazione politica, analoga a quella che colpì nel 2008 e nel 2009 l’ambasciata indiana a Kabul, dove furono uccise 75 persone. In questi casi – con l’aggiunta di un attentato che si ebbe a Kabul nel 2010, dove sei indiani persero la vita – l’India ha sempre accusato i terroristi del gruppo pakistano Lashkar-e-Taiba, responsabile anche degli attacchi di Mumbai nel 2008, dove morirono 175 persone. L’Indo, il fiume che divide. La contesa che si consuma in questo lembo di terra, oltre alle istanze indipendentiste e integraliste, riguarda anche, se non soprattutto, un fiume, con le sue risorse. L’Indo, definito la "porta dell’India", che ha una lunghezza di 3.180 km e un bacino di 1.165.000 kmq, è di un’importanza essenziale per l’irrigazione sia del Pakistan sia dell’India. Nel Kashmir si trova il bacino idrografico principale del fiume. Nel 1960 i due Paesi firmarono un trattato di sfruttamento, poi naufragato. Da quella data, scelsero autonomamente le politiche di sfruttamento di quella risorsa naturale. Un’eventuale indipendenza del Kashmir depaupererebbe soprattutto il Pakistan di quelle risorse. Dal canto suo, all’India – che non può consentire il formarsi di derive autonomiste e jihadiste presenti nella regione che lederebbero la sua egemonia – spetta il compito arduo, considerato lo status quo, di indicare una via di risoluzione di questo eterno conflitto.