LUMEN FIDEI/4

La fede spinge” “al bene comune

La fede nasce dall’incontro personale con l’amore originario di Dio e cresce nel dinamismo aperto da questo amore, spingendo ad essere costruttori del bene comune. E dunque a edificare la città terrena

Credere significa mantenere lo sguardo fisso su Cristo, costruttore della Città dalle salde fondamenta (cfr. Eb. 11,7), senza distogliere lo sguardo dalla edificazione della città terrena. Sì: "il Dio affidabile dona agli uomini una città affidabile" (Lumen fidei, 50). La fede non allontana dal mondo e non risulta estranea all’impegno concreto dei nostri contemporanei. Grazie alla sua connessione con l’amore "la luce della fede si pone al servizio concreto della giustizia, del diritto e della pace" (51). La fede nasce dall’incontro personale con l’amore originario di Dio e cresce nel dinamismo aperto da questo amore, spingendo ad essere costruttori del bene comune.La luce della fede fa chiarezza sulla struttura della persona, che non realizza se stessa chiudendosi in un isolamento autoreferenziale. L’uomo non può essere pensato come un individuo isolato, che vuole trovare in sé la sicurezza per vivere. No, egli è persona e "la persona vive sempre in relazione" (38). E’ questo che la fede illumina, giungendo a mostrare come ciascuno sia creato ad immagine di Dio che è comunione di Persone e sia generato come figlio nel Figlio unigenito, vivendo una relazione filiale con il Padre ed una fraterna con tutti gli uomini. La fede rivela quanto saldi possano essere i rapporti tra gli uomini, quando Dio si rende presente tra di loro; essa "è in grado di valorizzare la ricchezza delle relazioni umane, la loro capacità di mantenersi, di essere affidabili, di arricchire la vita comune" (51).Senza la fraternità e l’amore, rivelati dalla fede, niente potrebbe tenere uniti gli uomini. Nella modernità si è cercato di costruire la fraternità universale, fondandosi sul concetto di uguaglianza. A poco a poco, "si è compreso che questa fraternità, privata del riferimento ad un Padre comune, quale suo fondamento ultimo, non riesce a sussistere" (54). Senza la fraternità, l’unità tra gli uomini sarebbe concepibile solo come fondata sull’utilità, sulla composizione degli interessi, sulla paura, ma non sulla gioia che la semplice presenza dell’altro può suscitare. La fede fa comprendere la vera qualità dei rapporti umani, perché ne mostra il fondamento ultimo in Dio Padre e nel suo amore, e sostiene l’edificazione della città terrena, secondo il bene comune. "Le mani della fede – continua Papa Francesco – si alzano verso il cielo, ma lo fanno mentre edificano nella carità, una città costruita su rapporti in cui l’amore di Dio è il fondamento" (51).La fraternità, in quanto si fonda su un Padre di tutti, che ha rigenerato l’uomo nel suo Figlio, rendendolo figlio, è ripetutamente proposta dal magistero sociale del nostro tempo: ad esempio, ne parlano Paolo VI e Benedetto XVI, ponendola alla base del vero progresso dei popoli. Ad essa appartiene anche il perdono: "la fede afferma la possibilità del perdono, che necessita molte volte di tempo, di fatica, di pazienza e di impegno" (55). Occorre essere convinti che nelle relazioni sociali a tutti i livelli il perdono deve avere piena cittadinanza; non si tratta di una scelta debole, anzi tante volte è richiesto dal bene in gioco, cioè l’unità degli uomini. E l’unità, nella gerarchia delle cose, è sempre superiore al conflitto.Tra le tante luci che la fede cristiana porta c’è anche quella sul significato del creato; "la fede – ricorda il Santo Padre – nel rivelarci l’amore di Dio ci fa rispettare maggiormente la natura, facendoci riconoscere in essa una grammatica da Lui scritta e una dimora a noi affidata perché sia coltivata e custodita". Il cosmo è un dono, per il quale tutti siamo debitori, e che domanda di essere custodito e migliorato.