SCOZIA
Sabato l’insediamento di monsignor Leo Cushley, alla guida della diocesi. Le sue parole: “La Scozia non è ancora un paese sovrano, ma si esprime in un modo diverso rispetto a vent’anni fa. C’è un maggiore senso di autonomia e si sente la necessità di non lasciare ad altri la nostra politica. A livello ecclesiastico c’è quasi tutta la gerarchia da rifare perché ci sono quattro diocesi vacanti. Bisogna ripartire dai giovani”
Mezz’ora di colloquio personale con Papa Francesco prima di partire per Edimburgo, per diventarne il nuovo arcivescovo. Lo racconta monsignor Leo Cushley che si insedierà nell’arcidiocesi scozzese sabato prossimo, 21 settembre, nella cattedrale di st. Mary a Edimburgo. Proprio nella festa di san Matteo, la stessa nella quale, a 17 anni, Papa Bergoglio sentì la sua vocazione religiosa. mons. Cushley prende in eredità una Chiesa fortemente ferita dagli scandali che quest’anno hanno investito il cardinale Keith O’Brian, l’arcivescovo accusato di "comportamenti inappropriati". Ora ad Edimburgo si ha voglia di ricominciare, di ripuntare al futuro. E al nuovo arcivescovo, Papa Francesco ha parlato della sua esperienza a Buenos Aires, ricordandogli il suo motto "Miserando atque eligendo" e invitandolo ad usare "misericordia, ma anche fermezza con le persone". Scozzese di nascita, mons. Cushley è stato ordinato sacerdote ad Uddingston, nel sud Lanarkshire. Ha studiato a Roma filosofia e teologia alla Pontificia università gregoriana e ha servito come sacerdote nella diocesi di Motherwell prima di tornare nella capitale, dove ha lavorato per vent’anni nel servizio diplomatico della Santa Sede, diventando responsabile della sezione inglese della Segreteria di Stato. Come si sente alla vigilia del suo insediamento?"In questi giorni ho dovuto ripensare a tutta la mia vita. La nomina, da parte del Santo Padre, è arrivata completamente inaspettata. Mi aspettavo, come è normale per i diplomatici della Santa Sede, di andare di nuovo all’estero in un paese difficile, lontano da Roma. Invece non è andata così. Questa nomina ha cambiato completamente la mia vita. Una cosa è diventare nunzio e ambasciatore della Santa Sede, promuovendo i rapporti di quest’ultima con le chiese locali, un’altra diventare arcivescovo e pastore di una chiesa locale". Trova la sua Scozia cambiata dopo vent’anni di assenza?"Sì, molto. Ora abbiamo un parlamento a Edimburgo. La Scozia non è ancora un paese sovrano, ma si esprime in un modo diverso rispetto a vent’anni fa. C’è un maggiore senso di autonomia e si sente la necessità di non lasciare ad altri la nostra politica. A livello ecclesiastico c’è quasi tutta la gerarchia da rifare perché ci sono quattro diocesi vacanti. La metà di tutta la chiesa cattolica aspetta un pastore. Bisogna ripartire dai giovani, persone della mia età e anche più giovani. Quest’anno e i prossimi due o tre anni saranno un momento di cambiamento notevole per questa chiesa. Aspetto tutto questo con gioia e con un senso di rinnovamento della nostra missione e di come proponiamo il Vangelo". Che impatto ha avuto Papa Francesco sulla chiesa scozzese che ha sofferto così tanto?"Il Papa è stato molto accogliente nei miei confronti. Abbiamo parlato per mezz’ora della Chiesa in Scozia e Francesco ha dimostrato una conoscenza notevole della situazione. Durante il nostro colloquio ho visto in lui, che ho conosciuto in questi mesi, durante il mio lavoro alla Segreteria di Stato, l’arcivescovo di Buenos Aires. È stata quasi una rivelazione scoprirlo in questi panni di leader stagionato. Vedere questo suo passato che alimenta il suo ruolo di Papa che sta arricchendo la Chiesa in tutto il mondo". Che cosa le ha detto Francesco?"Voleva sapere dei miei progetti per l’arcidiocesi di St. Andrews e Edimburgo, ma, nel contempo, mi ha citato il suo motto ‘Miserando atque eligendo’ parlando della misericordia che, come pastore, devo portare ai sacerdoti e alla gente. Mi ha detto che devo essere misericordioso, ma che questo non vuole dire essere solo gentile. Devo anche essere fermo con le persone perché un vero buon pastore ha questo doppio ruolo". Si è sentito un "effetto Papa" anche in Scozia?"Senz’altro. Questa Chiesa è fedelissima al Santo Padre e alla Chiesa di Roma. Quando ho accompagnato Papa Benedetto in visita in Scozia e Inghilterra ho visto la ricchezza di questo rapporto". Qual è la caratteristica dei fedeli di Edimburgo sulla quale vuole costruire?"La generosità, soprattutto nei confronti degli stranieri, che è tipica di una cultura celtica di periferia. Sono sicuro che la sperimenterò anche io che torno tra la mia gente, dopo tanti anni, come loro arcivescovo. Mi sentirò a casa". Quali progetti ha più a cuore?"Il prossimo passo che voglio fare è conoscere meglio la mia arcidiocesi, la mia gente, per capire meglio le sfide che ci attendono".