LUMEN FIDEI/3

Si trasmette” “per contatto

Il richiamo di Papa Francesco: la luce della fede si spegne, quando non è comunicata

Tante sono le difficoltà che sembrano impedire la fede: materialismo, secolarismo, cattiva testimonianza dei cristiani. Accanto a queste Papa Francesco ne pone una: la luce della fede si spegne, quando non è comunicata. Forse conviene subito fermarsi e domandarsi chi oggi comunichi la fede. Talvolta, si demanda agli specialisti: catechisti, sacerdoti, educatori; altre volte si ritiene che negli ambienti dove si vive alla testimonianza sia preferibile l’anonimato. Questo atteggiamento diviene una posizione di pensiero, sostenuta da coloro che sostengono la laicità. Male intesa, si capisce. In nome della laicità, ad esempio, dovrebbero scomparire tutti i segni della fede e della religiosità.Ancora, ostacola la trasmissione della fede un errore antropologico, messo opportunamente in luce dall’Enciclica: l’uomo oggi si concepisce come un individuo, che "vuole trovare solo in sé la sicurezza della sua conoscenza" (38). Significa che una corrente di pensiero conduce a considerare se stessi come gli scopritori o i determinatori delle certezze; forse si è disposti a imparare da altri le nozioni tecniche o le conoscenze di una disciplina, ma per quanto riguarda le verità sulla vita, ciascuno dovrebbe trovarle o stabilirle da sé, come se ogni uomo fosse il primo a comparire sulla faccia della terra! Eppure, non è così: "La persona vive sempre in relazione. Viene da altri, appartiene ad altri, la sua vita si fa più grande nell’incontro con altri. E anche la propria conoscenza, la stessa coscienza di sé, è di tipo relazionale, ed è legata ad altri che ci hanno preceduto: in primo luogo i nostri genitori, che ci hanno dato la vita e il nome".Così, la crisi personale di fede è dovuta a una falsa comprensione dell’uomo: si dimentica, cioè, che egli è costitutivamente inserito, sin dal suo primo apparire, in un contesto di relazioni. Nessuno si dà solo, ma si riceve e la conoscenza umana, quella che offre il senso dell’esistenza, segue la medesima legge. "La conoscenza di noi stessi – ricorda il Santo Padre – è possibile solo quando partecipiamo a una memoria più grande". Avviene così anche nella fede, la quale porta a compimento il modo umano di conoscere e di comprendere se stessi e Dio.Credere è conservare la memoria di un fatto che ci è stato trasmesso. L’atto di amore di Gesù che ha generato nel mondo una nuova vita, ci arriva grazie alla memoria di altri, dei testimoni, che ne hanno conservato viva la memoria nella Chiesa. La luce della fede, che brilla per tutti gli uomini di tutti i luoghi, passa attraverso l’asse del tempo, di generazione in generazione; e così deve continuare. "La fede si trasmette, per così dire, per contatto, da persona a persona, come una fiamma si accende da un’altra fiamma" (37). L’Enciclica richiama ciascuno alla responsabilità, non delegabile ad altri, di essere donatore di fede, ovunque egli si trovi a vivere.Non può essere diversamente: chi si è aperto all’amore di Dio, chi ha ascoltato la sua voce e ha ricevuto la sua luce, non può tenere questo dono per sé. La fede è ascolto e visione e si trasmette come parola e come luce. Contiene la conoscenza della verità e la luce dell’amore, valevoli per tutti. "Essendo la verità di un amore, non è verità che s’imponga con la violenza, non è verità che schiaccia" (34). Il credente non è arrogante, al contrario, è umile; s’immerge nel cerchio aperto dalla luce di Cristo e si propone di accompagnare la strada di ogni uomo verso Dio.