NON SOLO AGENDE E PROGETTI
Da Edoardo Patriarca ad Andrea Olivero, da Ernesto Preziosi a Gianluigi Gigli, da Paola Binetti a Luigi Bobba e Renato Balduzzi. Da tutti la certezza che si possa operare in Parlamento partendo dalla Costituzione, senza trascurare lo spazio da attribuire alla società civile, a partire dal Forum delle associazioni familiari. Dalla delega fiscale alla service tax, dalla cura speciale per anziani e giovani, sino alla cultura della famiglia. Tanti spazi di azione possibile
Tradurre le proposte e le "agende" in azione concreta. Si potrebbe riassumere così l’impegno cui sono chiamati a far fronte i parlamentari che stanno partecipando alla 47ª Settimana Sociale dei cattolici italiani, in corso a Torino sul tema "La famiglia, speranza e futuro della società italiana".
Misure fiscali. È il fronte fiscale il primo ambito di lavoro individuato, che Edoardo Patriarca (Pd) declina come delega fiscale, legge di stabilità e service tax. "Nella bozza della delega fiscale – dichiara – non vi è traccia di un impegno preferenziale per le famiglie, ed è questo un primo campo in cui impegnarsi. Così pure la legge di stabilità dovrebbe partire dall’idea che la famiglia e l’impresa sono architravi del Paese e motori per la sua crescita". Per quanto riguarda la service tax, invece, "questa è una grande occasione – rimarca Patriarca – per renderla a misura di famiglia. Serve però, a tal fine, una forte connessione tra i parlamentari e la società civile, che può fare da sprone con competenza". Sulla stessa linea Andrea Olivero (Sc), il quale lamenta l’inadeguatezza fino a oggi delle politiche fiscali, assieme al mancato riconoscimento della "specificità della famiglia". "Dobbiamo prendere in considerazione le analisi del Forum delle associazioni familiari – ammette – e riconoscere pubblicamente la soggettività della famiglia". Sul piano economico, secondo Olivero, è ora di rendere realtà "il fattore famiglia", sul quale il Forum in questi anni ha condotto pure "studi per una sua progressiva introduzione".
Attenzione alla cultura. Ma la politica, da sola, "può fare ben poco se non c’è un quadro culturale idoneo", avverte Ernesto Preziosi (Pd). Certo, si possono "correggere, emendare, ostacolare" proposte legislative che "sono a danno della famiglia, non la favoriscono o ne hanno un’immagine diversa da quella fondata sul matrimonio di un uomo con una donna". Ma il vero punto di svolta è "giocare d’anticipo e trovare spazio per una cultura nelle istituzioni che permetta di favorire una politica di sviluppo della famiglia, dimostrando che questa è il volano della società". "Non si può continuare a svilire la famiglia dal punto di vista valoriale" e, d’altra parte, "bisogna darle gli strumenti per reggersi in piedi" sono le raccomandazioni di Gianluigi Gigli (Sc), che invoca "maggiore giustizia fiscale se non vogliamo continuare con provvedimenti settoriali dal sapore assistenzialistico". Un primo intervento, secondo Gigli, deve passare da "un sistema di detrazioni all’americana, perché questo da una parte aiuta le famiglie, dall’altra porta a ridurre il sommerso". In secondo luogo "bisogna cambiare la concezione che si ha della famiglia, da destinataria d’interventi statali a soggetto capace di auto-organizzarsi e assolvere in maniera sussidiaria ai suoi compiti, come quello di cura degli anziani".
Preservare l’identità. Evitare distorsioni nel linguaggio per "mantenere l’identità della famiglia" è il monito per la politica che viene da Paola Binetti (Udc), al quale la parlamentare accompagna la necessità di "misure di defiscalizzazione a favore delle famiglie numerose". Difendere il linguaggio, in altri termini, significa ad esempio prestare attenzione quando si parla di unioni civili, perché non vengano confuse con la famiglia, o anche di femminicidio, laddove "sembra che la maggior parte dei delitti avvenga in famiglia, mentre in tanti casi si tratta di unioni precarie, problematiche e senza nessun vincolo".
Partire dalla Costituzione. Troppe sono le promesse della politica non mantenute, ammette Luigi Bobba (Pd), secondo il quale le priorità sono "tassare i redditi effettivamente disponibili" riconoscendo le spese che hanno le famiglie con figli; "mettere effettivamente mano a politiche di conciliazione tra lavoro e famiglia", "trasferire risorse sulle generazioni più giovani" per investire sul futuro. Al premier Letta, intervenuto ieri a Torino, Bobba chiede inoltre di "nominare un ministro per la Famiglia, altrimenti quella delega che è ancora nelle sue mani rischia di non venire esercitata" e, senza un’azione politica incisiva, "è difficile superare il recinto ideologico nel quale i temi della famiglia sono stati relegati". "Fare sintesi a partire dai valori della Costituzione" sarebbe un buon inizio per evitare che la famiglia resti appannaggio solo dei cattolici, afferma Renato Balduzzi (Sc), per il quale "si può partire dal presupposto che vi sono più modelli di unione, ma quello del dettato costituzionale ha valori che vanno rispettati". La vera sfida, per Balduzzi, è "stare nel pluralismo a partire da una capacità d’intercedere, di co-educarci, non perché si parte da formule anche vere, però percepite come lontane, ma perché si parte dallo stare accanto, dal discernere insieme. È qui che educazione e famiglia s’incontrano" e "a partire dallo stare accanto, che è proprio della famiglia come dell’approccio educativo, sarà possibile aiutare tutti a stare nel pluralismo in un’accezione non relativistica".