A BOTTA CALDA

Da Torino la speranza di un dibattito pubblico senza pregiudiziali

Il sociologo Sergio Belardinelli: “Una ‘guerra civile’ sulla famiglia sarebbe devastante per la comunità. La sua grandezza non sta in relazioni da ‘Mulino Bianco’, ma nel fatto che – nonostante le durezze e le asprezze – continua a essere un luogo privilegiato nel quale le persone si accolgono, si sentono amate, imparano ad affrontare il mondo, prendono coscienza della loro libertà…”

Un contributo offerto con "dolcezza" per "aprire un dibattito non pregiudiziale". È il commento "a caldo" che il sociologo Sergio Belardinelli offre al Sir non appena udita la prolusione del cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, alla 47ª Settimana Sociale dei cattolici italiani, che si è aperta oggi a Torino ed è dedicata a "La famiglia, speranza e futuro per la società italiana".

Il cardinale Bagnasco delinea una famiglia in crisi, deteriorata dall’individualismo, ma pure "antidoto alla stessa crisi". Che ne pensa?
"Queste parole sono estremamente vere: la sociologia da anni parla di crisi dell’istituzione familiare, sottolineandone la drammaticità perché questo è l’unico soggetto sociale in grado di fronteggiare le molte crisi che investono l’uomo. Perciò possiamo dire che la Chiesa mostra quale sia l’unica chiave di accesso per affrontare i problemi del nostro tempo in modo davvero ‘umano’, cioè degno dell’uomo".

Lo stesso termine famiglia, però, pare in crisi, messo in discussione da quanti vorrebbero diverse "forme" di famiglia…
"La famiglia è una relazione eterosessuale sancita da un patto pubblico. Questa è la definizione che l’antropologia e la sociologia per lungo tempo ne hanno dato. Voglio sperare che la dolcezza con cui il cardinale ne ha sottolineato le fondamenta serva ad aprire un dibattito non pregiudiziale. Una ‘guerra civile’ sulla famiglia sarebbe devastante per la comunità. La sua grandezza non sta in relazioni da ‘Mulino Bianco’, ma nel fatto che – nonostante le durezze e le asprezze – continua a essere un luogo privilegiato nel quale le persone si accolgono, si sentono amate, imparano ad affrontare il mondo, prendono coscienza della loro libertà…".

"Si è giunti a negare anche il dato di partenza: la persona è sessuata". Questo ha detto Bagnasco riprendendo il dibattito sul gender. Vi è un’alternativa a questo relativismo esasperato?
"La prolusione ha inteso dare un impianto antropologico alla Settimana Sociale scegliendo il tema della differenza, declinato su quello che è il vero crinale: il modo in cui negli uomini si combinano natura e cultura, natura e libertà, natura e scelta. Bagnasco ha ricordato un’evidenza antropologica di fondo: c’è un elemento non dipendente da noi. La follia del nostro tempo è aver pensato che nell’uomo, essendo un animale culturale, la natura sia un optional. Non c’è niente di più drammatico di quella che Hegel chiamava ‘dialettica del riconoscimento’. La chiusura nell’individualismo è una delle più grosse follie del pensiero contemporaneo".

La posta in gioco non è solo per i cattolici…
"Gli altri non sono un limite per la nostra libertà, bensì coloro che la rendono possibile. I cattolici non vogliono andare contro la cultura moderna, ma indicare quella che è l’unica strada per valorizzare la libertà e l’autonomia dell’uomo, che sono proprio i vessilli di questa cultura. Il cristianesimo contiene un messaggio universale, rivolto a tutti gli uomini".

È possibile rendere concretamente la famiglia un "soggetto attivo" delle politiche sociali?
"Se in tanti anni non abbiamo fatto passi avanti nella sussidiarietà delle politiche sociali è perché per molti erano solo chiacchiere di ‘cattolici da sacrestia’. Non è così, queste proposte devono diventare un patrimonio comune e in questo chiediamo l’aiuto di tutti perché la posta in gioco è il bene di ogni persona".

Un pensiero, infine, per la "sofferenza di tante famiglie" e in particolare per quelle che hanno fatto esperienza della "lacerazione della vita matrimoniale". Come la Chiesa può farsi sempre più loro prossima?
"La Chiesa è già protagonista nella vicinanza e in più circostanze queste famiglie trovano appoggio, parole di conforto, sostegno. Certo, si può fare molto di più, serve una consapevolezza diffusa e in questa direzione vanno anche le parole odierne di Papa Francesco e del presidente della Cei".