MCL/SENIGALLIA

Famiglia & lavoro intreccio positivo se il Paese ci crede

Concluso il seminario nazionale con i contributi di monsignor Giuseppe Orlandoni, del sociologo Giancarlo Rovati, del vicepresidente nazionale Antonio Di Matteo e del direttore generale del ministero del Lavoro, Natale Forlani. Dal presidente Carlo Costalli l’invito al governo ad abbattere il cuneo fiscale per evitare il rischio che ci sia “graduale ripresa senza occupazione”

Lavoro e famiglia sono stati i temi al centro del seminario nazionale del Movimento cristiano lavoratori, che si è chiuso oggi a Senigallia. A confrontarsi con i relatori c’erano oltre cento giovani, perché è da loro che si riparte, con l’obiettivo e la speranza di armonizzare questi aspetti fondanti la vita umana e sociale.

Un profondo rinnovamento. Dopo avere sottolineato "il fallimento dei modelli di sviluppo e il deprimente spettacolo della politica nazionale" monsignor Giuseppe Orlandoni, vescovo di Senigallia, si è chiesto "dove sono i cattolici che intendono far sentire la propria voce e offrire un contributo al bene comune". Le comunità cristiane, ha proseguito, si devono "riappropriare del pensiero sociale cristiano, occorre che le aggregazioni si convincano della possibilità di trovare nella dottrina sociale della Chiesa non la ricetta per risolvere i problemi sociali del Paese ma la forza per affrontare i problemi della società". Il vescovo ha auspicato un "profondo rinnovamento della mentalità nel pensare la famiglia non come problema di natura e competenza confessionale ma come risorsa, vero e proprio soggetto sociale, riconosciuta da tutti, credenti e non". Urgono, ha aggiunto, "politiche che riconoscano alla famiglia il ruolo di perno sussidiario e non sostitutivo degli ammortizzatori sociali". Per mons. Orlandoni, è incomprensibile che "nel peso fiscale non si tenga conto dei carichi familiari, ed è pertanto indispensabile una riforma fiscale" che garantisca "maggiore equità e ponga attenzione alla composizione e alle responsabilità dei nuclei familiari".

Valori strettamente intrecciati. Un quadro della percezione, tra i nostri connazionali, dei valori in analisi è stato offerto da Giancarlo Rovati, direttore del dipartimento di sociologia dell’Università Cattolica di Milano. Le donne "danno importanza al lavoro in un’età più precoce dei maschi, mentre l’indice di centralità del lavoro, che per un quarto degli italiani è alto, risulta maggiore per chi ha oltre 65 anni e ha vissuto un’esperienza in cui il lavoro era quasi totalizzante in rapporto allo stato di necessità". Se "avere una laurea fa la differenza del 25% in termini di guadagno, ma solo nel tempo, nel 78% dei casi i laureati sono i primi in famiglia a conseguire il titolo di studio universitario: l’istruzione è ancora un ascensore sociale". La famiglia, dal canto suo, è "molto importante per il 91% degli italiani, e raggiunge importanza massima per le donne in età adulta". Quanto al matrimonio, "per il 76% non è sorpassato. L’orientamento alla parità tra le mura domestiche vale per i due terzi degli italiani: c’è accordo sul lavoro per entrambi i coniugi, su lavoro e indipendenza delle donne, e sul fatto che si può essere buone lavoratrici e buone madri". Famiglia e lavoro, ha concluso Rovati, sono "strettamente intrecciati: la famiglia in cui si nasce è importante per il lavoro che si andrà a fare. In questo contesto, le reti virtuali costituiscono un modo per abbattere la povertà delle proprie reti e attingere a opportunità altrimenti non immediatamente accessibili".

Un’alleanza trasversale. "Leggere i tempi, anticipare gli eventi, creare condizioni favorevoli perché il lavoro sia centrale", in una "prospettiva di grande speranza", sono le priorità per Antonio Di Matteo, vicepresidente nazionale del Mcl. Secondo Natale Forlani, direttore generale del ministero del Lavoro, "il tasso di occupazione è la prima risposta che le politiche europee devono affrontare. Diversamente da quanto avveniva nella fase industriale, la fecondità delle donne è alta laddove esse partecipano al mercato del lavoro e la quantità di occupazione femminile dipende dai servizi disponibili". La spesa di sostegno alle famiglie, ha proseguito, "in Italia è molto bassa, la metà della media europea, poco più del 2% di Pil rispetto al 5 europeo. I due terzi delle risorse pubbliche destinate al welfare finiscono in spese pensionistiche: come mai la famiglia, così importante, è fuori dall’agenda politica? Occorre – ha concluso – un’alleanza trasversale su temi e vantaggi che bisogna dare a chi cura gli anziani e fa crescere i bambini".

Riforme per uscire dalla crisi. "La società di oggi ha più bisogno di famiglia di quella di ieri" secondo il presidente del Movimento, Carlo Costalli, in un contesto, quello attuale, dove "la crescita e l’occupazione sono le priorità assolute: per questo nella legge di stabilità dobbiamo fare un passo concreto verso l’abbattimento del cuneo fiscale, perché il rischio è che ci sia una graduale ripresa senza un reale aumento dell’occupazione". Servono da parte del governo "riforme per portare definitivamente fuori dai problemi economici il Paese".

a cura di Lorena Leonardi, inviata Sir a Senigallia